Macché funerale, ecco 5 cravatte da avere nell’armadio

Tom Ford, PE 2023: se questo è il funerale della cravatta ...Photocredit Tomford.com

Tra lupetti, camice senza collo e t-shirt, di cravatte se ne vedono in giro davvero poche: ma è decisamente troppo presto per annunciarne il funerale.

Pur se relegate alle occasioni formali, come matrimoni, ricevimenti, colloqui di lavoro o eventi  dal dress code imprescindibile, le cravatte sono ancora considerate essenziali nel guardaroba di un uomo.

Ci stiamo, tuttavia, orientando verso un abbigliamento più informale, a cominciare dai luoghi di lavoro. In azienda si è sempre più flessibili riguardo allo stile ed, infatti, è un fiorire di maglie, a collo più o meno alto, da indossare con disinvoltura sotto le giacche sportive,  o di camice che proprio il collo neanche ce lo hanno.

Se, comunque, fosse proprio necessario indossarne una, tanto vale che sia il meglio del meglio. E chissà che questo non faccia venir voglia di metterle più spesso.

Ecco dunque le 5 cravatte da avere nell’armadio.

In cachemire, seta o tempestata di Svarowsky: sua maestà “la cravatta”.

Per i nostri suggerimenti, cominciamo con una cravatta Stefano Ricci. La maison è una seteria fiorentina, di casa a Pitti Uomo fin dal 1974.

Funerale della cravatta? Difficile pensarlo guardando la creazione Stefano Ricci. Photocredit STEFANORICCI.COM

La sorprendente cravatta che abbiamo scelto, in seta bianca interamente lavorata a mano, ha un motivo tigrato ottenuto con centinaia di cristalli Swarowsky.  Più che una cravatta, un’opera d’arte.

Come seconda proposta, ecco la Tie 7 Façonnée Upside Down,  di Hermès. In twill di seta, ovviamente realizzata a mano, con “un’infinità di “H” sia orizzontali che verticali che si rivelano sul tessuto jacquard di questa cravatta”, si legge nel sito ufficiale della maison.

La vitaminica creazione di Hermès Tie 7 Façonnée Upside Down. Il funerale della cravatta può attendere. Photocredit HERMES.COM

Non è iconica come la storica “Orangette”, praticamente introvabile, ma è un’indiscutibile sferzata di energia nel suo arancione vitaminico. E, se non bastasse, date un’occhiata qui: non vorrete indossare altro!

Per la terza proposta, si resta a Parigi, ma non più in Rue du Faubourg Saint-Honoré. La Maison Chavret si trova a Place Vendôme, dove, dal 1838, artigiani finissimi realizzano dei veri e propri gioielli da indossare. I tessuti sono filati appositamente per le creazioni della Maison Chavret. Perché sceglierne soltanto una?

L’assortimento di cravatte della Maison Chavret, a Place Vendôme. Photocredit CHAVRET FB

La descrizione della griffe per la nostra quarta proposta arriva dritta dritta dal sito ufficiale di Kiton, azienda italianissima a dispetto del nome, anzi partenopea: ”Le stoffe e i disegni delle cravatte Kiton raccontano la storia e descrivono la personalità di chi le indossa – declama il sito ufficiale del brand – Che si tratti di uomini che scelgono di essere audaci, amanti del classico o ragazzi sempre sensibili alle ultime tendenze, la cravatta perfetta per tutti esiste”.

La cravatta Kiton è interamente realizzata a mano secondo la tecnica delle ”sette pieghe”, riprendendo un’antica tradizione dei cravattai napoletani: ricavata da un pannello di seta (o lana o cachemire) ripiegato diagonalmente sette volte, dai lati verso il centro, senza alcun taglio e senza cappuccio, essendo tutte queste operazioni effettuate a mano. Pura artigianalità made in Italy, anzi made in Naples.

Ancora un brand dell’alta moda italiana per la quinta posizione. Questa volta si tratta dell’Atelier Brioni, con una cravatta davvero unica, realizzata a mano in un mix di seta nera e oro 24 carati e caratterizzata dall’iconica riga regimental, resa ancora più preziosa dal sottile filo d’oro.

Nero e oro 24k per Brioni: non è il funerale della cravatta, ma la sua celebrazione. Photocredit BRIONI.COM.

La combinazione perfetta di modernità e tradizione, stile classico ed elegante. La scelta ideale per aggiungere un tocco finale esclusivo per un look moderno ma raffinato.

Sete, oro 24k, Swarowsky: più che il funerale della cravatta, sembra la sua festa.

Ci siamo fermati a cinque proposte, ma solo per esigenze di spazio e di tempo di lettura. Quel che però, sembra inequivocabile, è che per fare il funerale della cravatta, bisognerà aspettare ancora un po’.

Non è più obbligatoria per manager e uomini di potere che, sempre più spesso preferiscono indossare un abbigliamento informale e, obiettivamente, è anche decisamente scomoda: ciò nonostante, la cravatta rimane un complemento indispensabile da possedere ed indossare quando se ne abbia il desiderio o l’occasione.

Non ogni giorno e non in ogni circostanza ma, sicuramente, fa la differenza.

Per non trascurare l’ultimo aspetto: insieme al profumo, è il regalo-rifugio da fare ad un un uomo, soprattutto per uno che abbia già tutto.

Ad ogni buon conto, visto che ormai si usano con minor frequenza, meglio ricordare che le cravatte non si appendono nell’armadio con il nodo allentato, ma vanno sciolte e riposte arrotolate su sé stesse e, per lavarle, meglio passare in tintoria.

E se proprio insistete, andateci pure da soli, al funerale della cravatta. Per adesso, lei non viene.



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