Blackout, tarantole e insalata killer: il ritiro da incubo di Plex raccontato da chi c’era

Nel 2017 quello che doveva essere un “Plexcon” da sogno – un evento aziendale all inclusive, stile Survivor, in un resort alle isole Roatán, in Honduras – è diventato rapidamente un caso di studio di cosa non fare mai con un team.

Anni dopo, grazie a un’inchiesta del Wall Street Journal e a un’ondata di post su Reddit e altri spazi online, il viaggio di Plex è tornato di moda come simbolo del fallimento degli eventi aziendali. Ma la vera storia non è solo una lista di errori di logistica: è un racconto umano, tra entusiasmo iniziale, caos, malori e quel tipo di trauma collettivo che, stranamente, crea legami ben più forti di qualsiasi happy hour aziendale.

L’idea sulla carta: “Survivor” in azienda

Chi ha organizzato il ritiro aveva in mente qualcosa di grande, anzi: ambizioso. Plex, azienda americana nota per la sua piattaforma di streaming, ha stanziato circa 500 mila dollari per portare 120 dipendenti in Honduras, in un resort a Roatán, con lo slogan non detto: “non un semplice meeting, ma un’esperienza di sopravvivenza”.

L’obiettivo era chiaro:

  • costruire spirito di squadra su un ambiente tropicale;
  • mescolare lavoro, relax e attività fisiche “estreme”, ispirate al reality Survivor;
  • dare ai dipendenti un ricordo indelebile – e magari anche qualche story da raccontare in ufficio.

L’organizzazione ha coinvolto un’agenzia di eventi specializzata, Moniker Partners, guidata da Sean Hoff, che ha raccontato in seguito come avesse spinto per “sorprendere” con cupcake, buffet e attività di gruppo. Sembrava tutto perfetto: budget, location, format, partner. Peccato che, nel dietro‑sabana, la realtà fosse già in procinto di sfaldarsi.

Chi ha organizzato: entusiasmo, ingenuità e hubris

Per chi ha organizzato, la storia di Plex è un esempio di hubris logistica: il mix tra “vogliamo fare le cose in grande” e “pensiamo che basti pagare per avere tutto sotto controllo”.

  • Il resort era già sulle sue, con direttore generale e chef che si erano licenziati poco prima dell’arrivo del gruppo. Nessuno ha considerato che far servire 120 persone in un solo turno fosse un salto enorme rispetto ai soliti 100 ospiti.
  • Il menu è stato pensato come buffettone scenografico, ma la cucina – improvvisata e sovraccarica – ha iniziato a inviare pietanze semi crude, con pollo e manzo serviti solo parzialmente cotti.
  • L’idea di “prove di resistenza” guidate da un ex membro delle forze speciali della Marina USA suonava epica sul paper, ma ha trasformato il caldo caraibico in una materia di prova fisica, con esercizi in pieno sole e poca attenzione alle condizioni di chi doveva affrontarli.

Da una parte, l’azienda pensava di regalare un’esperienza “next‑level”; dall’altra, non ha fatto i conti con i margini di errore: sanitari, climatici, logistici. La stessa “tarantola da mangiare” come prova finale non era solo shock value, era un segnale: l’ossessione dell’immagine vinse sul buon senso.

Per gli organizzatori, il risultato è stato un mix di imbarazzo, frustrazione e tentativi di contenere i danni. Plex ha pagato rimborsi, rientri anticipati e spese di emergenza, ma ha tenuto il tutto lontano dai media. La storia non è esplosa subito perché, nel mondo tech, una certa cultura preferisce chiudere e sperare che nessuno ne parli.

Chi l’ha “subita”: dipendenti in prima linea

Per i dipendenti, il ritiro è stato un assaggio di inferno raccontato oggi in modo più disteso e ironico, ma con ancora una punta di rabbia e di nausea (letterale).

  • Il cibo è il primo cratere: circa metà del gruppo ha avuto intossicazioni di massa, con scene di vomito collettivo in sala mensa descritte come “zona di guerra”.
  • Il Ceo Keith Valory, che era arrivato un giorno prima per controllare tutto, ha ignorato i consigli locali (“non mangiare le verdure”) e ha finito con una E. coli che lo ha tenuto in un bungalow con una flebo, mentre il suo staff gestiva il caos.
  • In molti hanno raccontato bagni senza acqua corrente, blackout ripetuti, temperature che superavano i 40°C senza aria condizionata nei bungalow e prove di “sopravvivenza” che hanno causato svenimenti, malori e crisi di panico.

Su Reddit e in altri forum, ex dipendenti hanno riscoperto la storia quasi come un meme aziendale:

  • qualcuno parla di “Fyre Fest 2.0”, il riferimento al festival fallito degli influencer;
  • altri ricordano le pulci nei letti e le formiche di fuoco che hanno morsicato chi finiva per terra durante le prove;
  • altri ancora ridono amaramente della tarantola da mangiare, che è diventata un simbolo di “quel posto dove i manager hanno perso la testa”.

Per chi l’ha vissuto, il ritiro non è stato solo un fallimento organizzativo: è stato un assalto alla dignità personale. Essere mandati in un contesto tropicale a “sopravvivere” mentre il corpo è alla mercé di cibo improprio, caldo e carenza di cure è un’esperienza che lascia un segno. Molti ricordano di essersi chiesti: “ma questo è davvero il modo in cui la mia azienda vuole farmi sentire parte del team?”

Le due visioni si incrociano: tra comprensione e rabbia

Quello che rende il caso Plex così interessante da trattare per MondoUomo è che mette in luce due prospettive di uomo:

  • l’uomo che organizza, con la sua voglia di distinguersi, spingere i limiti, dimostrare status e “dating” aziendale;
  • l’uomo che partecipa, con la sua voglia di sentirsi rispettato, al sicuro, e non trasformato in carne da reality.

Per gli organizzatori, il messaggio implicito era:

“Guardate quanto investiamo su di voi. Siamo cool, moderni, fuori dagli schemi.”

Per molti dipendenti, il messaggio percepito è stato:

“I nostri corpi, la nostra salute e il nostro benessere sono secondari rispetto al grande show aziendale.”

La scelta della tarantola da mangiare, per esempio, per chi l’ha proposta poteva essere un gesto di “coraggio” comune; per chi l’ha subita è stato un simbolo di svilimento volontario, di un’azienda che crede di poter trasformare ogni aspetto umano in performance.

La riscoperta virale: perché ne parliamo ora

Il racconto è tornato in superficie grazie a un’inchiesta del Wall Street Journal basata su sei testimoni diretti e documenti interni, poi rilanciata da media italiani e internazionali. Un post su X (Twitter) e diversi thread su Reddit hanno portato la storia a centinaia di migliaia di visualizzazioni, trasformando il ritiro di Plex in un caso di studio sociale sui social media.

Per MondoUomo, è un’ottima occasione per parlare di:

  • work culture all’italiana e americana;
  • il limite tra “team building” e abuso psicologico;
  • come gli uomini, al lavoro, cercano rispetto più che “esperienze estreme”.

Il lato umano: tra trauma e leggenda

Nonostante tutto, alcuni ex dipendenti hanno raccontato che il ritiro è diventato, a distanza di anni, qualcosa di leggendario. L’assurdità condivisa – il vomito collettivo, il cibo crudo, le tarantole, le formiche di fuoco e quel blackout eterno – ha finito per creare un legame sottile ma forte.

Parlare di ciò che è successo è diventato un codice:

  • “Tu c’eri a Honduras?”;
  • “Hai mangiato la tarantola?”;
  • “Ti sei svegliato con una pulce nel letto?”

È quasi un rito di passaggio professionale: chi c’era, ha vissuto un trauma aziendale così plateale da diventare unico. Molti lo raccontano ora con tono ironico, quasi autoironico, ma senza dimenticare che, sul momento, è stato lungi dall’essere divertente.

Cosa possiamo imparare per eventi aziendali “da uomo” ?

Per un lettore maschile, abituato a lavorare in contesti competitivi e spesso poco “emotivi”, la storia di Plex è un monito:

  • un buon evento aziendale non è quello che “fa vedere” quanto sei grande, ma quello che ti fa sentire al sicuro;
  • il team building non passa necessariamente per il dolore, la fame o l’umiliazione;
  • il rispetto per la salute fisica e mentale dei dipendenti è una forma di leadership virile, più che di “soft skills”.

Organizzare un ritiro aziendale in stile “Survivor” può suonare cool, ma se il primo errore è pensare alle persone come “elementi” da disporre in un set, il risultato è quasi sempre un disastro.


La vicenda di Plex è perfetta per un approfondimento da parte della redazione di MondoUomo.it perché mette in gioco la maschilità del lavoro, la spinta a “dimostrare” – da parte di chi comanda – e la resilienza, talvolta forzata, di chi subisce.

Non è solo un caso di “quest’azienda americana è andata fuori controllo”: è un racconto contemporaneo su come gestire gli uomini, il lavoro e il potere, evitando che la volontà di stupire diventi un incubo collettivo.


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