Un sondaggio su mille lavoratori racconta una tendenza sempre più diffusa: avanzamenti di carriera che esistono solo sulla carta, senza aumenti, promozioni o riconoscimenti concreti.
Più compiti, più pressione, stesso stipendio. E la sensazione, crescente e difficile da ignorare, di correre sul posto. È questo il quadro che emerge da un recente report sulla cosiddetta “crescita fantasma” nel mondo del lavoro: un fenomeno in cui l’avanzamento professionale è solo apparente, fatto di titoli aggiornati e responsabilità ampliate, ma privo di qualsiasi beneficio tangibile.
I numeri parlano chiaro. Il 65% dei lavoratori intervistati dichiara di aver vissuto almeno una volta, nel corso della propria carriera, una forma di crescita puramente di facciata. Il dato più allarmante riguarda le responsabilità: il 78% afferma di essersi visto assegnare nuovi compiti senza che seguisse né una promozione né un aumento di stipendio. Quasi la metà del campione — il 49% — percepisce la propria carriera come ferma, nonostante le apparenze.
Il tema delle promesse non mantenute è una costante.
Il 53% dei lavoratori riferisce di aver ricevuto rassicurazioni su promozioni o aumenti che poi non si sono mai concretizzati. Il 70% ha preso in carico progetti extra sperando in un riconoscimento che non è mai arrivato. Non sorprende, allora, che il 68% abbia almeno considerato l’idea di lasciare il proprio lavoro proprio a causa di questa crescita solo illusoria.
L’impatto emotivo è significativo. Il 23% si dice frustrato, il 20% parla apertamente di burnout, il 13% si sente intrappolato in una situazione senza via d’uscita. Il 16% ha già fatto il passo: ha iniziato a cercare un nuovo lavoro.
C’è poi una pressione sociale che complica ulteriormente le cose.
Il 52% dei lavoratori sente di dover dare l’impressione di star crescendo, anche quando la realtà è ben diversa. Una performance della carriera, oltre che della produttività — alimentata dai datori di lavoro, dai colleghi e, sempre più spesso, dai social media.
Cosa intendono davvero i lavoratori per crescita reale? La risposta è concreta e pragmatica: il 27% la identifica con un aumento di stipendio, il 18% con un migliore equilibrio tra vita professionale e privata, il 16% con percorsi di promozione chiari e trasparenti. Solo l’8% cita la maggiore autonomia — segno che, quando si tratta di carriera, i benefici simbolici contano poco.
Il messaggio è semplice e diretto: riconoscere il lavoro delle persone non è un optional, è la condizione minima per tenerle. Chi non lo fa, prima o poi, paga il conto in termini di talenti persi e team demotivati.
