Il rapporto tra professionisti e leadership sta attraversando una trasformazione silenziosa ma profonda; la causa è l’intelligenza artificiale, che sta ridefinendo i canali di comunicazione nelle aziende italiane.
Immaginate un ufficio dove, di fronte a un dubbio operativo, un dipendente non si alza più dalla scrivania per confrontarsi con il proprio responsabile, ma digita semplicemente una domanda su ChatGPT o un altro strumento di AI. Non è fantascienza, ma la realtà quotidiana di sempre più professionisti italiani.
Un recente sondaggio condotto dalla Robert Walters plc rivela un dato che dovrebbe far riflettere chi si occupa di management e cultura aziendale: quasi un terzo dei lavoratori, precisamente il 31,8%, ammette di rivolgersi meno frequentemente al proprio manager perché trova già le risposte di cui ha bisogno attraverso l’intelligenza artificiale.
La nuova gerarchia delle consulenze
I numeri disegnano uno scenario inedito nelle dinamiche lavorative. Quando si presenta una questione professionale da risolvere, il 14,3% dei professionisti consulta prima l’AI rispetto al proprio capo o ai colleghi. La maggioranza, è vero, continua a preferire il confronto umano: il 42,9% si rivolge direttamente al responsabile e il 28,6% a un collega.
Tuttavia, il fatto che oltre un dipendente su dieci consideri l’intelligenza artificiale come primo punto di riferimento segna un cambio di paradigma significativo.
Walter Papotti, Country Director di Robert Walters Italia, osserva che l’AI sta modificando le modalità con cui i professionisti cercano soluzioni e affrontano le questioni quotidiane, accorciando i tempi di attesa e promuovendo una maggiore indipendenza.
L’efficienza è indubbiamente migliorata: niente più attese per la disponibilità del manager, nessuna riunione da fissare per chiarimenti rapidi, risposte immediate disponibili 24 ore su 24.



