Il job hopping, la pratica di cambiare lavoro con frequenza per accelerare carriera e stipendio, è ormai una tendenza consolidata in Italia, specialmente tra under 35 e Gen Z, con dati 2025 che ne confermano l’accelerazione.
Negli ultimi dieci anni le dimissioni volontarie sono raddoppiate, passando da 1 milione a oltre 2 milioni annui, e un report LinkedIn indica che il 44% degli italiani si riconosce in questo modello, con cicli di impiego di 2-3 anni.
Che cos’è il job hopping?
Il job hopping consiste nel passare da un’azienda all’altra ogni 2-3 anni per ottenere migliori condizioni economiche, ruoli stimolanti o un work-life balance sostenibile. Non è un salto casuale, ma una carriera non lineare che accumula competenze trasferibili e avanzamenti rapidi, superando il mito del “posto fisso”.
In Italia, Millennials e Gen Z lo vedono come chiave per l’occupabilità, preferendo un curriculum vario a una fedeltà eterna a un unico datore.
I numeri del fenomeno in Italia
Le dimissioni volontarie restano stabili sui 2 milioni nel 2025, dopo il raddoppio dal 2015, con Anpal che conta 2,8 milioni di lavoratori che hanno cambiato impiego due volte nel biennio 2020-2021 (+20% sul passato). L’occupazione under 35 è salita di 462 mila unità tra 2021 e 2024, con tasso oltre il 45%, ma persiste un 10-15% di disoccupazione giovanile.
Un report Randstad stima 1 milione di job hopper, concentrati in tech e digital, mentre ADP registra aumenti salariali del 15,2% per chi cambia ogni due anni contro il 7,7% per i “fedeli”.
Perché i giovani cambiano spesso lavoro?
Motivazioni economiche: chi hoppa guadagna l’8-15% in più annuo rispetto a chi resta. Ma prevalgono valori: il 41% cerca aumenti, il 27% work-life balance, con il 24% degli under 35 che cita ansia da orari rigidi e il 28% che priorita lo svago, secondo Report Fragili Italia.
Per la Gen Z, il lavoro è “meno totalizzante”, con flessibilità e autonomia al centro.
Impatti su stipendi, carriera e aziende
Per il singolo, accelera retribuzioni e salti di ruolo, rendendo competitivo nei settori digital, finance e marketing. Le aziende affrontano turnover alto: il 45,6% delle vacancy è difficile da coprire per mismatch competenze.
Il trend 2025 spinge HR verso flessibilità e upskilling, tra i top 15 temi del settore.
Come fare job hopping in modo intelligente?
Pianifica: cambia ogni 18-24 mesi solo per upgrade reali, curando un personal brand coerente su LinkedIn. Evita frammentazione senza logica, che può penalizzare le selezioni.
Le imprese devono offrire salari market-competitive, crescita rapida e autonomia per trattenere talenti. In Italia, governato bene, il job hopping può boostare mobilità sociale e innovazione, nonostante sfide demografiche.
Redazione Business & Lavoro, MondoUomo.it




