COP28 di Dubai, quali prospettive per il futuro del nostro pianeta?

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La 28esima Conferenza delle Parti (COP) della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) si è aperta il 30 novembre a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, con l’obiettivo di accelerare l’azione globale per contrastare la crisi climatica e raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi del 2015.

COP28 è dunque un appuntamento cruciale per il futuro del nostro pianeta, che richiede la partecipazione e la collaborazione fattiva di tutti i paesi, in particolare delle principali economie e dei maggiori emettitori di gas serra.

Tra i temi più importanti in discussione a Dubai ci sono:

  • La finanza climatica: i paesi ricchi si sono impegnati a fornire 100 miliardi di dollari l’anno ai paesi in via di sviluppo per aiutarli ad adattarsi agli impatti del cambiamento climatico e a ridurre le loro emissioni. Tuttavia, questo impegno non è stato ancora rispettato e i paesi poveri chiedono maggiore trasparenza e solidarietà.
  • Il ruolo del nucleare: una ventina di paesi, tra cui Stati Uniti, Francia ed Emirati Arabi Uniti, hanno chiesto di triplicare le capacità energetiche nucleari nel mondo entro il 2050, rispetto al 2020, per ridurre la dipendenza dal carbone e dal gas. Si tratta di una proposta controversa, che solleva dubbi sulla sicurezza, sui costi e sui rifiuti delle centrali atomiche.
  • Il monitoraggio dei progressi: entro il 2023 si deve tenere la prima Global Stocktake (GST), cioè la verifica globale dei risultati ottenuti dai paesi nel perseguire gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Si tratta di un esercizio di trasparenza e di responsabilità, che servirà anche a stimolare una maggiore ambizione nelle azioni climatiche future.
  • Le ripercussioni della politica internazionale: la rivalità tra Stati Uniti e Cina, i due principali attori del negoziato climatico, potrebbe influenzare l’esito della COP28. Finora, i due paesi hanno cercato di cooperare sul tema del clima, ma non è scontato che a Dubai riescano a trovare un accordo su questioni delicate come la finanza climatica, la transizione energetica e la protezione dei diritti umani.
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La COP28 si svolge inoltre in un contesto scientifico allarmante, che richiede una risposta urgente e decisa.

L’ultimo rapporto dell’IPCC, il Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, ha confermato che il riscaldamento globale è causato dalle attività umane e che ha già raggiunto 1,1 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali. Per limitare il riscaldamento a 1,5 gradi, il livello considerato sicuro dall’Accordo di Parigi, bisogna ridurre le emissioni globali del 45% entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

La COP28 è quindi l’ultima occasione per salvare il target degli 1,5 gradi e per evitare le conseguenze più catastrofiche del cambiamento climatico, come l’aumento del livello del mare, le ondate di calore, le siccità, le inondazioni, le migrazioni forzate e la perdita di biodiversità.

Per farlo, serve una visione comune, una volontà politica e una mobilitazione sociale senza precedenti. Il futuro del nostro pianeta dipende dalle decisioni che verranno prese a Dubai.



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