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Fast & Furious: 23 anni di adrenalina – Analisi completa della saga.

Fast and Furious - 23 anni di adrenalina analisi della saga

In attesa di saperne di più dell’ultimo capitolo, il gran finale che sarà l’undicesimo capitolo di Fast and Furious

Parliamoci chiaro: poche saghe cinematografiche sono riuscite a fare quello che ha fatto Fast & Furious. Partire da un film sulle corse clandestine a Los Angeles per arrivare a trascinare casseforti per Rio, andare nello spazio e salvare il mondo più volte è un’evoluzione che nessuno, ma proprio nessuno, avrebbe potuto prevedere nel 2001. Ripercorriamo insieme questa follia straordinaria, film per film.

The Fast and the Furious (2001) – Dove tutto è cominciato

Il primo capitolo era puro e semplice. Brian O’Conner, poliziotto sotto copertura infiltrato nel mondo delle corse clandestine, deve incastrare Dom Toretto e la sua crew sospettati di assaltare camion. Il problema? Brian si affeziona troppo a Dom e alla sua “famiglia”, fino a lasciarlo scappare nel finale.

Era un film onesto sui motori truccati, le gare notturne e quel codice d’onore da strada che suonava credibile. Vin Diesel aveva quella presenza fisica che ti faceva capire perché tutti seguivano Dom, mentre Paul Walker portava in scena la classica evoluzione del bravo ragazzo che capisce che il mondo non è solo bianco o nero. Il budget era limitato, le scene d’azione girate con intelligenza, e quella Supra arancione è diventata un’icona.

Nessuno immaginava che sarebbe diventato un franchise miliardario. Era solo un buon film d’azione estivo con belle macchine e un cast carismatico.


2 Fast 2 Furious (2003) – Brian vola da solo

Vin Diesel disse no al sequel, e così Brian si trasferì a Miami con un nuovo partner: Roman Pearce, interpretato da Tyrese Gibson. L’FBI li costringe a collaborare per infiltrarsi nell’organizzazione di un narcotrafficante.

Questo film ha introdotto l’elemento comedy più marcato nella saga. Roman è tutto chiacchiere e spavalderia, in contrasto con Brian. Le scene d’azione si fanno più spettacolari – quella corsa iniziale con decine di auto è pura energia – ma manca qualcosa. Manca Dom, manca quella chimica particolare del primo film.

È un sequel godibile ma dimenticabile, il classico caso di “abbiamo tolto l’ingrediente principale e sostituito con altro”. Funziona, ma non quanto l’originale. Però Tyrese è stato un’aggiunta azzeccata per il futuro della saga.


The Fast and the Furious: Tokyo Drift (2006) – L’outsider geniale

Questo film è stato trattato male all’epoca dell’uscita, e col senno di poi è stato un errore. Tokyo Drift è il film più stiloso e coerente dell’intera saga dopo il primo. Niente Dom, niente Brian (tranne un cameo finale), solo Sean Boswell che impara l’arte del drifting a Tokyo dopo essere stato spedito dal padre per evitare la galera.

La regia di Justin Lin porta una nuova estetica, quella scena della corsa nel parcheggio multipiano è semplicemente perfetta. Il film respira cultura automobilistica giapponese, introduce Han Seoul-Oh (che diventerà uno dei personaggi più amati dai fan) e ha un’identità visiva fortissima.

Il problema? È troppo diverso, troppo lontano dai protagonisti che il pubblico aveva imparato a conoscere. Ma col tempo è stato rivalutato, e per una buona ragione: è sincero, non pretende di essere quello che non è. È un film sul drifting a Tokyo, punto.


Fast & Furious (2009) – La reunion che cambia tutto

Dom e Brian tornano insieme. Letty muore (o così sembra). La vendetta è il motore della storia. Questo quarto capitolo segna il vero inizio della saga come la conosciamo oggi: si alza il budget, si alzano le puntate, e soprattutto si capisce che questi personaggi insieme funzionano troppo bene per tenerli separati.

La scena iniziale con l’assalto alla cisterna è spettacolare, anticipa quello che verrà. Ma è anche un film più cupo, più rabbioso. Dom vuole vendetta per Letty, Brian cerca di aiutarlo pur essendo tornato nell’FBI. È il film che ha resuscitato il franchise dopo che Tokyo Drift aveva deluso al box office.

Non è perfetto, a tratti è troppo serio per i propri mezzi, ma ha funzionato. Ha rimesso in carreggiata la saga e ha dimostrato che c’era ancora molto da raccontare.


Fast Five (2011) – Il punto di svolta

Questo è IL film. Fast Five prende tutto quello che funzionava e lo amplifica, aggiungendo The Rock come Hobbs e trasformando definitivamente la saga da film sulle corse a heist movie action. La crew di Dom deve rubare 100 milioni di dollari da un boss della droga brasiliano, e il piano coinvolge trascinare una cassaforte gigante per le strade di Rio.

È qui che la saga abbraccia completamente l’assurdo e lo fa con tale sicurezza che funziona alla grande. Quella cassaforte che sfonda palazzi? Impossibile nella realtà, ma sul grande schermo è pura magia. Il cast si allarga, tornano personaggi dai film precedenti (incluso Han da Tokyo Drift, creando la timeline intrecciata della saga), e l’alchimia funziona perfettamente.

Justin Lin aveva capito tutto: questi personaggi sono supereroi senza costume. Trattali come tali e il pubblico ti seguirà ovunque. Fast Five ha incassato oltre 600 milioni di dollari e ha sdoganato definitivamente il franchise come blockbuster globale.


Fast & Furious 6 (2013) – Letty è viva e lavora per i cattivi

Il sesto capitolo alza ancora l’asticella. Letty è viva ma ha perso la memoria e lavora per Owen Shaw, un criminale che Hobbs vuole fermare. Dom e la crew accettano di aiutare in cambio del perdono totale, così potranno finalmente tornare a casa.

Il film è un concentrato di azione folle: combattimenti su un cargo in movimento, inseguimenti sull’autostrada che sfidano ogni legge della fisica, e un finale con un aereo che sembra non finire mai (seriamente, quella pista quanto è lunga?). Ma funziona perché ormai hai accettato le regole di questo universo.

Il momento più potente è quando Dom aiuta Letty a recuperare la memoria. La chimica tra Diesel e Michelle Rodriguez è palpabile. E poi c’è la scena post-credits che collega finalmente Tokyo Drift alla timeline principale, rivelando che Han è stato ucciso da Deckard Shaw, fratello di Owen. Boom, setup perfetto per il sequel.


Furious 7 (2015) – L’addio a Paul Walker

Questo film è un miracolo cinematografico per come è stato completato dopo la tragica morte di Paul Walker durante le riprese. I fratelli di Paul, Caleb e Cody, hanno aiutato a finire le scene, e il risultato è un tributo toccante che ti fa piangere anche se non sei un fan sfegatato.

La trama vede Deckard Shaw (Jason Statham, perfetto come villain) che vuole vendicare il fratello attaccando Dom e la sua famiglia. Ne consegue un’escalation di scene impossibili: auto che saltano da un grattacielo all’altro a Dubai, Dom che guida contromano a Los Angeles, e un finale in cui Brian combatte Shaw in un bus sospeso su un dirupo.

Fast and Furious - 23 anni di adrenalina analisi della saga

Ma quello che rende Furious 7 speciale è il finale. Quella spiaggia, quel addio tra Dom e Brian sulla strada bianca, con “See You Again” di Wiz Khalifa e Charlie Puth che parte. Se hai seguito questi personaggi dal 2001, è impossibile non commuoversi. È un addio perfetto a Paul Walker e al suo personaggio, fatto con rispetto e amore.


The Fate of the Furious (2017) – Dom diventa cattivo?

L’ottavo capitolo aveva un compito impossibile: andare avanti senza Brian. La soluzione? Mandare Dom fuori di testa. Una cyberterrorista di nome Cipher (Charlize Theron ghiacciata e perfetta) ricatta Dom costringendolo a tradire la famiglia.

Il film gioca con le aspettative e regala scene memorabili: la sequenza a New York con centinaia di auto hackerate che piovono dai parcheggi, il sottomarino inseguito sul ghiaccio russo, e soprattutto l’impensabile alleanza tra la crew e Deckard Shaw. Sì, l’assassino di Han che diventa uno dei buoni. I fan non l’hanno presa benissimo, ed è comprensibile.

È un film solido che però soffre l’assenza di Brian. Il tentativo di dare spazio a nuovi personaggi come Little Nobody (Scott Eastwood) non funziona granché. Ma vedere Dom e Letty genitori, e l’intero team che lavora per salvare il figlio di Dom, aggiunge profondità emotiva alla storia.


Fast & Furious: Hobbs & Shaw (2019) – Lo spin-off improbabile

Mettere insieme The Rock e Jason Statham in uno spin-off buddy cop con supereroi e virus mortali sembrava una follia. E lo era, ma una follia divertentissima. Hobbs e Shaw devono salvare Hattie (Vanessa Kirby), sorella di Shaw, che ha iniettato a se stessa un virus per evitare che cada nelle mani di Brixton (Idris Elba), un supervillano potenziato ciberneticamente.

È Fast & Furious che incontra Mission Impossible, con le battute al vetriolo tra Rock e Statham che sono il vero motore del film. Le scene d’azione sono sopra le righe anche per gli standard della saga – Brixton guida una moto che si trasforma – ma il film ha autoconsapevolezza e senso dell’umorismo.

Non è essenziale per la trama principale, ma è un esperimento riuscito che dimostra come l’universo Fast & Furious possa espandersi in direzioni diverse.


F9: The Fast Saga (2021) – Jakob e i magneti

Il nono capitolo porta la saga ufficialmente nel regno della fantascienza. Dom ha un fratello, Jakob (John Cena), che non aveva mai menzionato prima e che ora è il cattivo. La trama coinvolge satelliti, magneti super potenti, e sì, Roman e Tej che vanno letteralmente nello spazio con un’auto modificata.

F9 è il film dove la saga dice apertamente: “Sì, siamo assurdi, e allora?”. È anche il film che finalmente fa giustizia per Han, rivelando che è sopravvissuto all’incidente di Tokyo grazie a Mr. Nobody. I fan aspettavano questo momento da anni.

Il problema è che a questo punto la saga ha alzato così tanto l’asticella che è difficile credere ci sia ancora spazio per crescere. Ma F9 ha avuto successo perché offre esattamente quello che i fan si aspettano: famiglia, lealtà, e macchine che fanno cose fisicamente impossibili.


Fast X (2023) – Il penultimo capitolo

Fast X introduce Dante Reyes (Jason Momoa completamente over the top), figlio del boss brasiliano di Fast Five che vuole vendetta per la morte del padre. Il film è strutturato come la prima parte di un finale in due atti, con un cliffhanger che lascia Dom e la famiglia in grave pericolo.

Jason Momoa si diverte visibilmente nel ruolo, portando un’energia camp che contrasta con la serietà di Dom. È un villain diverso, teatrale, imprevedibile. Il film rimescola le carte, porta Brie Larson nel cast come agente CIA, e fa tornare vecchi personaggi in modi inaspettati.

Il problema di Fast X è che cerca di fare troppo in preparazione al finale. Ci sono troppe sottotrame, troppi personaggi, e la sensazione che stiano tirando per le lunghe quello che poteva essere un unico film conclusivo. Ma le scene d’azione rimangono spettacolari – quella bomba gigante che rotola per Roma è pazzesca – e l’emozione di sapere che siamo vicini alla fine è palpabile.

Riflessioni finali: l’evoluzione di un fenomeno

Guardare l’intera saga di Fast & Furious è assistere a una metamorfosi cinematografica senza precedenti. Da film indie sulle corse clandestine a franchise miliardario che compete con Marvel e Star Wars, la trasformazione è stata graduale ma inesorabile.

Quello che rende speciale questa saga è il suo cuore. Sotto tutte le esplosioni, le scene impossibili e i dialoghi sul “la famiglia è tutto”, c’è un genuino affetto per questi personaggi. Li abbiamo visti crescere, cambiare, perdere persone care, diventare genitori. Non sono eroi perfetti, sono criminali che hanno trovato qualcosa per cui vale la pena lottare.

La saga ha anche fatto qualcosa di rivoluzionario per Hollywood: ha creato un cast multietnico dove nessuno è una token representation, ma personaggi a tutto tondo con le proprie storie. Ha dimostrato che il pubblico globale vuole vedersi rappresentato sullo schermo, e che storie universali come la lealtà e la famiglia funzionano in ogni cultura.

Certo, la fisica è andata a farsi benedire da almeno cinque film. Sì, alcune scelte narrative sono discutibili (Shaw che diventa un buono, per dire). E sì, a volte sembra che stiano inventando tutto mentre vanno avanti. Ma è proprio questa libertà creativa, questa volontà di provare qualsiasi cosa, che ha reso Fast & Furious un fenomeno culturale.

Quando Fast 11 chiuderà definitivamente la saga nel 2027, sarà la fine di un’era. Ventiquattro anni sono un’eternità per un franchise cinematografico. Generazioni diverse sono cresciute con questi film, hanno discusso con gli amici su quale sia il migliore, hanno imitato quelle scene impossibili con le macchinine da bambini.

E alla fine, forse è proprio questo il punto. Fast & Furious ci riporta a quando giocavamo con le macchinine facendole volare, saltare, fare cose impossibili. Solo che ora quelle macchinine sono vere, gli effetti speciali costano milioni, e tutto è più grande, più veloce, più furioso.

Ma la magia è la stessa.


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