Rottamazione quinquies 2026: tutto quello che devi sapere per regolarizzare i debiti con il Fisco.

La nuova Legge di Bilancio porta con sé l’ennesima opportunità per chi ha cartelle esattoriali in sospeso: la rottamazione quinquies.

Non è la prima volta che il governo italiano introduce una sanatoria fiscale – questa è addirittura la quinta edizione – ma presenta caratteristiche che potrebbero renderla più accessibile rispetto al passato, soprattutto per chi si trova in seria difficoltà economica.

A chi si rivolge questa misura?

La quinta rottamazione delle cartelle punta dritto a una categoria specifica: chi ha dichiarato regolarmente i propri redditi ma non è riuscito a versare quanto dovuto. Si tratta degli “avvisi bonari”, quelle comunicazioni che arrivano dall’Agenzia delle Entrate o dall’INPS quando emerge una discrepanza tra quanto dichiarato e quanto effettivamente pagato.

Chi non ha mai presentato la dichiarazione dei redditi resta fuori dalla partita.

Lo stesso vale per i debiti derivanti da accertamenti fiscali, ossia quelli emersi dopo controlli e verifiche dell’amministrazione finanziaria. Una linea netta che distingue chi ha avuto problemi di liquidità da chi ha cercato di eludere del tutto il fisco.

C’è però un’eccezione importante: anche chi aveva aderito alle precedenti rottamazioni ma è poi decaduto può rientrare nel nuovo programma, purché i carichi si riferiscano al periodo coperto dalla misura.

Quali debiti possono essere sanati?

La rottamazione quinquies abbraccia un arco temporale molto ampio: tutte le cartelle affidate all’agente della riscossione dal primo gennaio 2000 fino al 31 dicembre 2023.

Non parliamo solo di imposte nazionali, ma anche di tributi locali come l’IMU o la TARI, oltre alle multe stradali (anche se per queste ultime lo sconto si applica solo a interessi e aggio, non alla sanzione principale).

Secondo i dati più recenti, circa 16 milioni di contribuenti potrebbero potenzialmente beneficiare della misura. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione gestisce attualmente oltre 1.200 miliardi di euro di cartelle, una montagna di crediti che le precedenti rottamazioni hanno scalfito solo in parte.

Il risparmio effettivo

Il vantaggio principale della rottamazione sta nell’azzeramento di sanzioni e interessi. Chi aderisce paga esclusivamente il capitale originario dovuto, più le spese di notifica e quelle per eventuali procedure esecutive già avviate. Tutto il resto – sanzioni, interessi di mora, aggio – sparisce.

Facciamo un esempio concreto: su un debito di mille euro, se nel frattempo si sono accumulati 400 euro tra sanzioni e interessi, con la rottamazione si pagheranno solo i mille euro iniziali.

Un risparmio che diventa ancora più significativo per chi ha cartelle vecchie di anni, dove gli interessi hanno fatto lievitare notevolmente l’importo.

Come funzionano i pagamenti?

Una delle novità più significative riguarda proprio la dilazione: si può arrivare fino a 54 rate bimestrali distribuite nell’arco di nove anni, con scadenza ultima fissata al 31 maggio 2035. Ogni rata deve avere un importo minimo di 100 euro e, dalla seconda in poi, si applica un tasso di interesse del 4% annuo.

Le prime scadenze della rottamazione sono già definite: la prima rata (o l’unico versamento per chi preferisce pagare tutto subito) della rottamazione quinquies deve essere effettuata entro il 31 luglio 2026.

Le successive cadranno il 30 settembre e il 30 novembre dello stesso anno. Dal 2027 in avanti il ritmo diventa più cadenzato: 31 gennaio, 31 marzo, 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre di ogni anno.

Come aderire alla rottamazione quinquies?

La procedura è esclusivamente telematica. Bisognerà collegarsi al portale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione e compilare l’apposita dichiarazione entro il 30 aprile 2026. Nel modulo si indica quali carichi si vogliono sanare e il numero di rate scelto.

Entro il 30 giugno 2026 arriverà la risposta ufficiale con l’importo esatto da versare e il calendario dettagliato dei pagamenti; da quel momento si ha tempo fino al 31 luglio per perfezionare l’adesione con il primo versamento.

Chi ha cause in corso relative agli stessi debiti può comunque aderire, ma dovrà rinunciare al contenzioso indicandolo direttamente nella domanda. Una volta pagata la prima rata, il giudizio si sospende automaticamente e si chiude quando viene confermato il pagamento.

Attenzione alle trappole

La rottamazione quinquies prevede margini di tolleranza limitati. Si decade dal beneficio in tre casi specifici: mancato pagamento della prima (o unica) rata, saltare due rate anche non consecutive, oppure non versare l’ultima rata del piano.

Quando si decade, bisogna saldare tutto il debito residuo in un’unica soluzione, con l’aggiunta di sanzioni e interessi pieni. E c’è un aspetto ancora più penalizzante per chi aveva già una rateizzazione in corso: chi interrompe un piano esistente per aderire alla nuova rottamazione e poi decade, non potrà ottenere un nuovo piano di dilazione.

La situazione di chi sta pagando la quater

Chi ha aderito alla precedente rottamazione quater e risulta in regola con i pagamenti al 30 settembre 2025 non può passare alla quinquies. Deve proseguire con il vecchio piano, compresa la rata del 30 novembre. Saltare questa scadenza pensando di entrare nella nuova sanatoria significherebbe perdere entrambe le opportunità.

Possono invece accedere alla quinquies coloro che erano già decaduti dalle precedenti rottamazioni, a patto che i carichi rientrino nel periodo coperto dalla nuova misura.

Prospettive e criticità della rottamazione quinquies

Le esperienze passate non sono state particolarmente incoraggianti: il tasso di decadenza dalle precedenti rottamazioni si è attestato tra il 50 e il 70%. In pratica, molti contribuenti non sono riusciti a portare a termine il piano di pagamento anche in presenza di condizioni agevolate.

Il governo punta proprio su questo aspetto: allungando i tempi e rendendo le rate più sostenibili, spera di aumentare la percentuale di chi effettivamente riesce a chiudere la partita con il fisco.

D’altra parte, il raddoppio del tasso di interesse rispetto alla rottamazione precedente (dal 2 al 4%) potrebbe rendere la misura meno conveniente di quanto appaia a prima vista.

Il testo della manovra è ancora in fase di discussione parlamentare ed alcuni dettagli della rottamazione quinquies potrebbero cambiare prima dell’approvazione definitiva. Si parla, per esempio, di un possibile versamento iniziale minimo del 5% per scoraggiare adesioni strumentali, ma si tratta ancora di ipotesi.

Quello che resta certo è l’obiettivo dichiarato: offrire una via d’uscita a chi vuole mettersi in regola, distinguendo nettamente chi ha avuto difficoltà economiche da chi ha deliberatamente cercato di sottrarsi agli obblighi fiscali.



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