Cindy Crawford, l’icona che ha fatto perdere la testa ad un’intera generazione di noi uomini compie oggi il suo primo mezzo secolo (più dieci).
C’è un momento nella storia della cultura pop degli anni Novanta che nessun uomo cresciuto in quel decennio ha dimenticato. Una lattina di Pepsi, un distributore automatico, una ragazza in jeans tagliati corti e top bianco. Cindy Crawford scende da un pick-up, beve, e il mondo maschile — dai quindicenni con i poster in camera agli uomini in giacca e cravatta — si ferma. Letteralmente: in Norvegia, nel 1992, le autorità stradali registrano un’impennata di incidenti causati dai conducenti distratti dai cartelloni pubblicitari con il suo volto. I manifesti vengono rimossi. È probabilmente l’unica modella della storia a rappresentare un pericolo certificato per la sicurezza pubblica.
Oggi, 20 febbraio 2026, Cynthia Ann Crawford compie 60 anni.
E la notizia — diciamolo subito — non è che abbia raggiunto questa soglia. La notizia è come ci è arrivata.
Dalla pianura dell’Illinois alla conquista del mondo
Cindy nasce a DeKalb, Illinois, cuore profondo dell’America rurale. Non Manhattan, non Los Angeles, non una famiglia di vip. Suo padre lavora come elettricista, sua madre è casalinga. A quattro anni perde il fratellino Jeff, stroncato dalla leucemia — un dolore che la segnerà per sempre e che trasformerà la sua fama in uno strumento di bene concreto, destinando parte dei suoi guadagni alla ricerca su quella malattia.
La scoperta, per uno di quei colpi di scena che sembrano usciti da un film, avviene in un campo di mais. Ha sedici anni, sta cimando pannocchie sotto il sole estivo dell’Illinois quando un fotografo di passaggio la nota e le chiede di posare. Le foto girano, il feedback è dirompente. La macchina si mette in moto.
Dopo il diploma si iscrive a ingegneria chimica alla Northwestern University — sì, avete letto bene, ingegneria chimica — ma la moda non aspetta. Nel 1986 si trasferisce a New York. Nel 1989 firma un contratto con Revlon da tre milioni di dollari. Da quel momento, il suo volto — quegli occhi color nocciola, quella bocca sensuale, e quel neo sul labbro sinistro che qualsiasi altra avrebbe fatto rimuovere e che lei ha invece trasformato in un trademark mondiale — è ovunque.
Il neo, il corpo, il mito
Parliamo di quel neo per un momento, perché dice tutto di Cindy Crawford. In un’industria ossessionata dalla perfezione standardizzata, lei porta in passerella una piccola “imperfezione” e la trasforma in simbolo. Non è la bellezza algida e irraggiungibile della mannequin europea: è la bellezza solare, atletica, concreta di una ragazza cresciuta nel Midwest. Una bellezza che gli uomini capiscono istintivamente, perché non nega la fisicità — la celebra.
Alta 1,76 m, con un corpo che ha fatto da template per una generazione di standard estetici, Cindy non ha mai avuto paura di mostrarsi. Nel 1998, all’apice del suo status da icona di Vogue e delle passerelle internazionali, posa per Playboy con il fotografo Herb Ritts. La critica storceva il naso. Lei rispose con la sua consueta franchezza: voleva raggiungere un pubblico diverso, e ci riuscì. Playboy la inserirà poi nella sua classifica delle cento donne più sexy del Novecento, al quinto posto assoluto.
MTV, Versace, Omega: una carriera da manuale
Per sette anni, dal 1989 al 1995, conduce House of Style su MTV, intervistando designer, rockstar e attori. È un programma che anticipa i tempi: Cindy non è solo un volto, è una personalità. Sa stare davanti alla telecamera, sa cosa vuole, sa dove va.
Nel frattempo, il circo della moda la vede protagonista assoluta accanto alle altre supermodel dell’epoca — Naomi Campbell, Linda Evangelista, Claudia Schiffer, Christy Turlington. Quattro nomi, un’era. Il video di George Michael Freedom ’90, con le top che labbreggiavano sulla sua voce, è un documento storico: la prima volta che le modelle erano star al pari dei cantanti. Nel 2023, Apple TV+ le riunisce per la docuserie The Supermodels, e Cindy commenta con quella schiettezza che l’ha sempre contraddistinta: «Siamo come sorelle di una famiglia disfunzionale.»
Dal 1995 è brand ambassador degli orologi Omega — un rapporto che dura da trent’anni e che la dice lunga sulla sua capacità di mantenere rilevanza nel tempo senza svendere l’immagine. Nel 2020 riceve la stella sulla Hollywood Walk of Fame. Nel 2017 torna in passerella a Milano per rendere omaggio a Gianni Versace, nel ventennale della scomparsa, con Naomi, Claudia, Carla Bruni e Helena Christensen. La passerella si ferma. Gli applausi durano minuti.
Gli amori: da Richard Gere a Rande Gerber
La vita sentimentale di Cindy ha tenuto banco quanto la sua carriera. Dal 1991 al 1995 è stata sposata con Richard Gere — una coppia che faceva girare la testa: due dei volti più belli del pianeta, insieme. Il matrimonio non regge, ma entrambi ne escono con classe.
Nel 1998 sposa Rande Gerber, imprenditore nel mondo dei locali notturni, grande amico di George Clooney. Un matrimonio che dura — e questo, nel mondo delle celebrity, è già una notizia. Insieme hanno due figli: Presley, che ha intrapreso la carriera di modello, e Kaia, che è diventata una delle top model più richieste del momento. Madre e figlia camminano spesso insieme sui red carpet, e l’effetto è straniante: Kaia è Cindy a vent’anni, Cindy è Kaia con sessant’anni di vita vissuta. Due generazioni di bellezza, una famiglia.
«A Miami è come se fossimo di nuovo una giovane coppia», ha detto recentemente di Rande. Sessant’anni, un matrimonio solido da quasi tre decenni, e ancora questa freschezza. Chapeau.
Sessant’anni ed una filosofia di vita da copiare
Cosa tiene Cindy Crawford in forma a sessant’anni? La risposta, sorprendentemente, non è la dieta ferrea né l’ossessione estetica. «La salute è l’aspetto più importante», ha dichiarato di recente. «Perché mi alleno? Per poter fare una lunga escursione o giocare a pickleball.» Pickleball. Se anche Cindy Crawford gioca a pickleball, forse è davvero lo sport del momento.
Continua a lavorare: è stata di recente sulla copertina di Harper’s Bazaar Francia, fa dirette streaming per Zara insieme a Kaia, porta avanti da trent’anni l’ambasciata Omega. Ma si permette anche di rallentare, di scegliere. La villa di Malibu (minacciata dagli incendi non una ma due volte), l’appartamento di Miami, le settimane estive in riva al lago di Muskoka, in Canada, dove si sente «davvero radicata». Una donna che ha conquistato il mondo e ha imparato a godersi gli angoli di quiete che si è costruita.
Perché Cindy Crawford è ancora il benchmark?
Ci sono volti che appartengono a un’epoca. E poi c’è Cindy Crawford, che appartiene a tutte le epoche. A ventott’anni era sul set del video di Pepsi. A quarant’anni posava in bikini e Instagram non esisteva ancora, ma le foto giravano lo stesso. A cinquant’anni è tornata in passerella. A sessant’anni — oggi — è ancora il metro di misura con cui si misurano le altre.
Per un’intera generazione di uomini, Cindy Crawford è stata la prima, vera comprensione che la bellezza femminile può essere intelligente, ironica, autonoma e al contempo devastantemente sensuale. Non aveva bisogno di essere costruita: era già completa. Quel neo sopra il labbro era lì a ricordarlo: la perfezione non esiste, ma l’autenticità sì.
Sessant’anni. Un numero che su di lei suona come un punto di arrivo e come un inizio. Auguri, Cindy. E grazie per tutto.


