Il tavolo nazionale sulla moda convocato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha messo in evidenza un’urgenza crescente nel settore moda italiano.
I rappresentanti di Confindustria Moda hanno chiesto al Governo di adottare decisioni immediate per sostenere le imprese, contrastare forme di concorrenza sleale e rafforzare la filiera.
Situazione del settore
La moda italiana si trova in una fase di transizione con segnali di difficoltà economica. Secondo Confartigianato Moda, la produzione nel 2025 è prevista in calo, le esportazioni segnano una flessione e crescono le cessazioni d’impresa, soprattutto tra le realtà artigiane.
Questi indicatori si inseriscono in un quadro più ampio, dove il fatturato di comparti come la filiera della pelle ha subito contrazioni e anche le vendite all’estero nella moda maschile mostrano tendenze negative nei primi mesi del 2025.
Misure oggetto di confronto
Durante l’incontro al MIMIT, il Ministro Adolfo Urso ha presentato una serie di strumenti già avviati o in fase di implementazione per contrastare fenomeni come l’ultra-fast fashion, ritenuto una minaccia alla legalità e alla reputazione del Made in Italy.
Le misure illustrate includono, tra le altre:
- Un dazio di 3 euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro in importazione, con un ulteriore possibile incremento temporaneo di 2 euro per pacchi da Paesi extra-UE.
- Strumenti di tutela ambientale e responsabilità produttiva, come le regole sui “green claims” e la prossima applicazione del regolamento EPR.
- Incentivi alle imprese per innovazione e filiera, come la proroga e l’ampliamento del credito d’imposta per campionari, contratti di sviluppo e mini-contratti di sviluppo con soglie più accessibili.
Queste proposte mirano a sostenere innovazione, digitalizzazione e sostenibilità delle imprese italiane.
Le richieste di Confindustria Moda
Confindustria Moda ha ribadito al Governo la necessità di decisioni rapide e strutturate su diversi fronti:
- Regolazione del mercato, con strumenti concreti per contrastare l’ultra-fast fashion e tutelare la produzione italiana
- Certificazione di filiera, richiesta avanzata da più associazioni, per garantire trasparenza e legalità lungo l’intera catena di produzione
- Riduzione dei costi e accesso al credito, soprattutto per le PMI che soffrono per pressione competitiva e aumento dei costi energetici e finanziari.
Secondo gli industriali, regole chiare e incentivi mirati sono necessari per evitare chiusure di attività e perdita di competenze nel settore.
Prossimi passi
Il tavolo avviato al MIMIT non si chiude con un solo incontro. Le parti hanno deciso di proseguire i confronti nelle prossime settimane per definire una proposta normativa condivisa e attuabile già in sede di Legge di Bilancio o attraverso decreti ad hoc.
Il dialogo tra Governo e rappresentanti del settore mira a trovare un equilibrio tra tutela della produzione italiana, competitività internazionale e sostenibilità economica e sociale delle imprese di moda.
Fonte di redazione: Fashionmagazine.it
