Donald Trump, presidente rieletto degli Stati Uniti, ha imposto nuovi dazi globali al 15% sui beni importati, entrati in vigore il 24 febbraio dopo la recente decisione della Corte Suprema, per un periodo iniziale di 150 giorni.
Questa mossa protezionista, annunciata come risposta a presunte “rapine” commerciali da parte di vari paesi, colpisce duramente l’export italiano verso il mercato USA, che vale oltre 66 miliardi di euro annui.
Impatto sul Made in Italy
I dazi al 15%, invocati tramite la Section 212 del Trade Act del 1974, rischiano di erodere i margini delle PMI italiane, che rappresentano il 58% dell’export nazionale. Settori simbolo come meccanica, farmaceutica e chimica potrebbero vedere cali fino al 16% nelle vendite USA, secondo stime del National Board of Trade svedese. L’Italia, con un export previsto a 679 miliardi nel 2026, subirebbe perdite complessive stimate in miliardi di euro, amplificate dall’incertezza prolungata sulle catene di fornitura.
Moda e Lusso sotto Pressione
La moda italiana, che genera fino al 25% delle vendite negli USA, affronta tariffe dirette al 15% su abbigliamento, pelletteria e calzature. Unimpresa calcola un costo diretto tra 6,7 e 7,5 miliardi di euro, con il lusso di fascia alta più resiliente grazie al prestigio del Made in Italy, ma le PMI tessili denunciano caos burocratico e crolli del 21% nelle esportazioni. Il vero rischio è la riconfigurazione delle filiere, con aumento dei costi su materie prime asiatiche.
Automotive e Meccanica a Rischio
Nel settore auto, le tariffe salgono al 17,5% per i veicoli UE (2,5% base MFN più 15% sovrattassa negoziata nel 2025), escludendo però alcuni ricambi. La meccanica strumentale, pilastro dell’export italiano, potrebbe perdere quote strutturali in uno scenario di escalation commerciale UE-USA. Confindustria prevede impatti su 22,6 miliardi di euro totali per le imprese tricolori.
Agroalimentare: Perdite Milliardarie
Coldiretti avverte di danni superiori a un miliardo di euro per vino, olio, pasta e formaggi, già colpiti in passato. Le PMI agroalimentari, meno flessibili, soffrono di più, spingendo verso una diversificazione urgente dei mercati.
Risposte Italiane e Prospettive
Il governo Meloni e la task force del Sistema Italia, coordinata da Tajani, preparano contromisure, inclusa la diversificazione verso Asia e Medio Oriente. Confartigianato e Confapi invocano supporto per le PMI, mentre il lusso punta sull’unicità italiana per assorbire i costi. In un contesto di guerra commerciale, l’eccellenza del Made in Italy resta la nostra arma migliore, ma serve unità nazionale per mitigare l’incertezza.




