Afrika Bambaataa, pioniere dell’hip-hop scomparso il 9 aprile 2026 all’età di 67 anni, ha rivoluzionato la musica con il suo “Planet Rock” e la fondazione della Universal Zulu Nation.
Nato Lance Taylor nel Bronx negli anni ’50, il suo percorso da gang member a ambasciatore della pace ha segnato l’evoluzione culturale dell’hip-hop.
Origini nel Bronx
Cresciuto nel quartiere difficile del Bronx, Bambaataa entrò presto nelle Black Spades, una gang di strada. Dopo un viaggio in Africa nel 1973, ispirato al film Zulu, cambiò rotta: fondò la Universal Zulu Nation nel 1973, un collettivo che promuoveva pace, unità, amore e divertimento attraverso i block party. Questi eventi mescolavano DJing, rapping, breakdance e graffiti, gettando le basi dei quattro elementi dell’hip-hop.
Il successo di “Planet Rock”
Nel 1982, “Planet Rock” esplose come hit: un brano electro-funk che campionava “Trans-Europe Express” dei Kraftwerk, fondendo hip-hop con sintetizzatori e ritmi futuristici. Raggiunse la top 4 delle classifiche R&B USA e influenzò generi come techno, house e dance globale. Prima di allora, il suo “Zulu Nation Throwdown” del 1980 aveva già definito la filosofia sociale dell’hip-hop.
Eredità controversa
Bambaataa collaborò con artisti come Soulsonic Force e contribuì a compilation come Wild Style. Nonostante accuse di abusi negli anni 2010 che ne offuscarono l’immagine, resta il “padre dell’hip-hop” per aver portato il genere dai ghetti alla scena mondiale. La sua morte per complicazioni di un cancro, annunciata da TMZ, chiude un’era.



