Mircea Lucescu, leggendario allenatore rumeno, è morto all’età di 80 anni a Bucarest dopo un malore fatale.
L’ex commissario tecnico della nazionale rumena si è spento ieri sera, 7 aprile 2026, stroncato da un infarto che lo aveva colpito una settimana prima, mentre era in ospedale per complicazioni cardiache.
Le sue condizioni si erano aggravate rapidamente: ricoverato il 3 aprile per due infarti acuti miocardici proprio mentre stava per essere dimesso, era stato intubato in coma farmacologico in terapia intensiva all’Ospedale Universitario di Bucarest.
Nonostante i tentativi dei medici, non ce l’ha fatta, lasciando un vuoto immenso nel mondo del calcio.
Una carriera da trofei e record
Nato il 29 luglio 1945 a Bucarest, Lucescu ha iniziato come calciatore attaccante, ma ha brillato da tecnico giramondo. Ha allenato 13 club e due nazionali, vincendo 36-37 trofei, tra cui la Coppa Uefa 2009 con lo Shakhtar Donetsk (2-1 al Werder Brema) e la Supercoppa Europea 2000 col Galatasaray.
In Italia, ha guidato Pisa (1990-91), Brescia (1991-96, “Brescia dei rumeni”), Reggiana (1996-97) e Inter (1999, un flop). Memorabile lo “scalpo” all’Italia di Bearzot nel 1982 con la Romania. Pioniere della match analysis, ha lanciato centinaia di talenti e deteneva il record di ct più anziano: 80 anni e 240 giorni contro la Turchia nei playoff Mondiali 2026.
L’eredità di un maestro paterno
Descritto come “Nikola Tesla del pallone”, Lucescu era paterno, furbo e rivoluzionario: dalla Dinamo Bucarest agli ucraini (21 trofei), dalla Turchia allo Shakhtar, dove divenne un’idolo. Ha conquistato campionati rumeni, ucraini e turchi, oltre coppe e supercoppe.
Per gli appassionati di sport, il suo addio è una perdita storica. Visionario che ha trasformato sogni in realtà, Lucescu lascia una lezione: il calcio è analisi, passione e vittoria.



