Quante volte l’abbiamo sentita, quella domanda al momento dei pranzi di famiglia: “E tu, cosa vuoi fare da grande?”. I ragazzi abbozzano una risposta, cambiano argomento, scrollano le spalle.
Noi papà magari sorridiamo, ricordando quanto fosse difficile anche per noi. Ma una ricerca appena pubblicata ci dice che il problema è più serio di quanto pensiamo.
L’Indagine sull’educazione alla scelta 2023-2026, realizzata nell’ambito del progetto “Le scelte possibili” promosso da Città metropolitana di Torino in collaborazione con La Fabbrica (Gruppo Spaggiari Parma), ha coinvolto circa 250 scuole secondarie e centinaia di docenti e studenti. I numeri parlano chiaro: il 60% dei giovani non si sente sufficientemente informato per scegliere il proprio futuro, e il 75% fatica a capire concretamente come funziona il mondo del lavoro.
Non si tratta di pigrizia o disinteresse. È un disorientamento reale, spesso accompagnato da una componente emotiva che la scuola — da sola — fatica a gestire. I ragazzi descrivono incertezza e smarrimento nei momenti di passaggio tra un ciclo scolastico e l’altro: proprio quei momenti in cui noi genitori spesso ci aspettiamo che “abbiano già le idee chiare”.
L’82% degli studenti chiede più esperienze concrete: laboratori, incontri con professionisti, contatto diretto con il mondo reale. Il 57% giudica insufficienti i percorsi di alternanza scuola-lavoro già svolti. Anche i docenti alzano la mano: il 65% sottolinea l’urgenza di percorsi più inclusivi, il 33% chiede una formazione più strutturata per sé stesso.
Cosa possiamo fare noi papà? Intanto, smettere di trattare la scelta del futuro come un evento da risolvere in una sera. La ricerca lo dice esplicitamente: l’orientamento non può più ridursi a una lista di professioni, ma deve diventare un processo continuo, fatto di relazioni ed esperienze. A casa questo significa ascoltare senza dare subito la risposta, esplorare insieme interessi e attitudini, raccontare la nostra vita lavorativa — con i suoi errori e le sue svolte — senza filtri.
A Torino il progetto ha già prodotto risultati concreti: apriranno uno sportello dedicato all’orientamento e un Centro C.I.A.O. (Centro Incontro Apprendimento Opportunità) aperto a studenti, famiglie e docenti. Un modello che, si spera, possa diffondersi in tutta Italia.
Nel frattempo, la domanda da fare ai nostri figli non è “cosa vuoi fare”, ma “chi stai diventando”. È da lì che si comincia davvero.




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