Il sipario si è chiuso sul 76° Festival della Canzone Italiana, ma il dibattito resta acceso. A tracciare un bilancio lucido e diretto è Gigio Rosa, speaker radiofonico e voce autorevole nel panorama musicale italiano.
Nel suo ultimo reel dedicato allo Speciale Sanremo 2026, Gigio Rosa analizza la vittoria di Sal Da Vinci, guarda già alla prossima edizione e indica i punti che il Festival deve migliorare. Ne nasce un’intervista che mette a fuoco presente e futuro della kermesse più seguita d’Italia.
Gigio, partiamo dal vincitore. Quella di Sal Da Vinci era davvero una vittoria annunciata?
Sì, era una vittoria prevedibile. Ma soprattutto era una vittoria giusta. Sal Da Vinci ha costruito questo traguardo con anni di lavoro costante, senza scorciatoie. Ha portato a Sanremo un progetto solido, credibile, completo. La sua non è stata solo una prova canora. È stata una performance musicale e teatrale. Dietro c’è anche il grande lavoro del maestro Adriano Pennino, che ha dato struttura e profondità al brano.
Alcune critiche lo hanno definito un artista neomelodico. Come rispondi?
È una lettura sbagliata. Sal Da Vinci non è un artista neomelodico. È un interprete pop, con una forte identità melodica, certo, ma questo fa parte della tradizione italiana. La sua musica parla ad un pubblico ampio, non a una nicchia. Le critiche nascono spesso dal pregiudizio e dalla difficoltà ad accettare una vittoria che rompe alcuni schemi.
Che valore ha questa vittoria per la sua carriera?
Ha un valore simbolico enorme. È il coronamento di un percorso lungo, fatto di palchi, studio, sacrifici. La targa su via Matteotti, accanto ai grandi vincitori del passato, è un riconoscimento che lo colloca nella storia del Festival. È un punto di arrivo, ma anche un nuovo punto di partenza.
Lo sguardo ora si sposta già su Sanremo 2027, con un nuovo direttore artistico: Stefano De Martino. Che aspettative hai?
Stefano De Martino è un grande presentatore. Ha ritmo, presenza scenica, empatia con il pubblico. Ora la sfida è sul piano musicale e artistico. Sanremo ha bisogno di una direzione che sappia leggere il presente della canzone italiana. Mi auguro che le sue competenze artistiche crescano al livello della sua capacità di conduzione.
In che senso il Festival deve essere più attuale?
Quest’anno sono mancati molti nomi forti. Elodie, Annalisa, Emma Marrone, Alessandra Amoroso, Marco Mengoni. Artisti che oggi rappresentano bene il mercato e il gusto del pubblico. Sanremo deve tornare a essere lo specchio fedele della musica italiana del momento. Serve una line-up più aderente alla realtà delle classifiche, delle radio, dello streaming.
Altro tema: gli ospiti internazionali. Che ruolo dovrebbero avere?
Un ruolo centrale. Gli ospiti internazionali alzano il livello dello spettacolo, portano attenzione mediatica, danno respiro globale al Festival. Sanremo non può vivere solo della vetrina dell’Eurovision. Deve costruire una presenza internazionale forte già durante la settimana della kermesse.
Hai espresso critiche anche sulla gestione della città. Cosa non ha funzionato?
Le troppe limitazioni. Zone rosse, zone gialle, restrizioni sugli eventi spontanei. Tutto questo ha spento l’energia che da sempre rende Sanremo unica. Artisti di strada allontanati, piccoli dj set bloccati, flash mob vietati. Così si toglie vitalità. Sanremo deve tornare a essere una festa diffusa, aperta, viva. Non solo un evento televisivo, ma un’esperienza collettiva.
Che modello di Festival immagini per il futuro?
Un Festival più aperto, più accessibile, più partecipato. Con meno barriere e più spazio alla creatività. Sanremo deve tornare a essere il luogo dove la musica incontra la gente, senza filtri. Serve una regia che tenga insieme spettacolo, città e pubblico. Solo così il Festival può restare centrale nel panorama culturale italiano.
In sintesi: che Sanremo vorresti vedere nel 2027?
Un Sanremo più rappresentativo della musica italiana attuale. Più internazionale. Più libero. Più vivo. Un Festival che torni a emozionare non solo davanti alla televisione, ma anche per strada, nei vicoli, nelle piazze. Perché Sanremo è, e deve restare, la festa di tutti.
L’analisi di Gigio Rosa è netta e priva di retorica. La vittoria di Sal Da Vinci segna un punto fermo. Ma il futuro del Festival passa da scelte coraggiose, apertura al presente musicale e restituzione della città al suo pubblico. Sanremo non può limitarsi a celebrare la tradizione. Deve continuare a raccontare il tempo in cui vive.