Shein sotto accusa: test rivela sostanze tossiche nei suoi vestiti.

Fonte Ansa

La fast fashion di Shein è finita nuovamente sotto i riflettori a causa di un’allarmante notizia: un test condotto dal sito tedesco Öko-Test ha rivelato che diversi capi venduti dal colosso cinese contengono sostanze chimiche tossiche in quantità superiori ai limiti di sicurezza.

Nonostante le richieste di chiarimenti, l’azienda non ha fornito risposte esaustive, alimentando ulteriori preoccupazioni sulla sicurezza dei suoi prodotti.

Cosa sarebbe stato trovato nei vestiti di Shein?

L’analisi di Öko-Test ha preso in esame 21 capi di abbigliamento per diverse fasce d’età, dalle donne agli uomini, dagli adolescenti ai neonati. Inoltre, sono state analizzate anche scarpe per ogni fascia d’età. La conclusione è stata che la maggior parte dei prodotti Shein non supera il test, risultando contaminata da sostanze chimiche, tra cui:

  • Antimonio;
  • Dimetilformammide;
  • Piombo;
  • Cadmio;
  • Ftalati vietati;
  • Naftalene.

Queste sostanze, se a contatto prolungato con la pelle, possono causare gravi problemi di salute, come irritazioni, allergie e persino danni agli organi interni.

La posizione di Shein comunicata ai colleghi di QuiFinanza.it fonte.

“Lavoriamo a stretto contatto con agenzie di analisi internazionali di terze parti, come Intertek, SGS, BV e TUV, per effettuare regolarmente test che garantiscano la conformità dei fornitori ai nostri standard di sicurezza dei prodotti. Nell’ultimo anno, abbiamo condotto più di 400.000 test di sicurezza chimica con queste agenzie. I nostri fornitori sono tenuti a rispettare i controlli e gli standard che abbiamo messo in atto, nonché le leggi e i regolamenti sulla sicurezza dei prodotti nei Paesi in cui operiamo.

SHEIN si impegna a lavorare a stretto contatto con le agenzie locali per la sicurezza dei prodotti, monitorando i cambiamenti e gli sviluppi delle leggi e delle normative sulla sicurezza e investendo nella continua ottimizzazione dei processi di conformità dei prodotti. Quando veniamo a conoscenza di un reclamo, per prudenza rimuoviamo immediatamente il prodotto o i prodotti dal nostro sito web, mentre svolgiamo le adeguate indagini. Se viene poi verificata la non conformità, non esiteremo a intraprendere le opportune azioni di controllo con il fornitore del prodotto”.

Shein al centro di numerose indagini.

Questa non è la prima volta che Shein finisce sotto accusa per la sicurezza dei suoi prodotti. Il colosso cinese della fast fashion è stato al centro di innumerevoli indagini e ispezioni, tutte volte a capire se i capi in vendita rispettano gli standard di qualità e sicurezza.

Nel 2024, le autorità coreane hanno scoperto alti livelli di sostanze nocive in capi venduti da marchi asiatici del fast fashion, come Shein e Temu. Questo ha portato a una serie di interrogativi sulla reale sicurezza di questi prodotti e sulla necessità di un maggiore controllo da parte delle autorità competenti.

L’impatto sulla salute dell’uomo e l’ambiente.

L’utilizzo di sostanze chimiche tossiche nei vestiti non è solo un problema per la salute dei consumatori, ma anche per l’ambiente. Quando questi capi vengono smaltiti, le sostanze nocive possono contaminare il suolo e le falde acquifere, mettendo a rischio l’ecosistema.

Inoltre, la produzione di fast fashion richiede grandi quantità di risorse naturali, come acqua ed energia, e genera ingenti quantità di rifiuti tessili. Secondo un rapporto dell’ONU, l’industria della moda è responsabile del 10% delle emissioni globali di gas serra, superando i livelli di inquinamento di tutti i voli internazionali e la navigazione marittima messi insieme.

La necessità di un cambiamento.

Questa notizia solleva nuovamente la questione della sostenibilità nell’industria della moda. È chiaro che il modello di business della fast fashion, basato su prezzi bassi e tendenze effimere, non è sostenibile a lungo termine. Servono cambiamenti radicali per garantire la sicurezza dei consumatori e la tutela dell’ambiente.

Le aziende del settore devono adottare pratiche di produzione più responsabili, utilizzando materiali sicuri e riciclati, riducendo gli sprechi e le emissioni. I consumatori, d’altra parte, dovrebbero essere più consapevoli delle loro scelte di acquisto, preferendo marchi che mettono la sostenibilità al centro della loro strategia.

La notizia delle sostanze tossiche nei vestiti di Shein, anche se l’azienda ne smentisce categoricamente la presenza, è l’ennesimo campanello d’allarme per un’industria che deve affrontare sfide green sempre più urgenti.

È tempo di ripensare il modo in cui produciamo e consumiamo moda, mettendo la salute e l’ambiente al primo posto. Solo attraverso un impegno congiunto di aziende, governi e consumatori sarà possibile realizzare un futuro più sostenibile per l’industria della moda.

Fonti di Redazione:

  • https://www.galileonet.it/shein-sostanze-tossiche-vestiti/
  • https://www.teleambiente.it/shein-sostanze-tossiche-vestiti-test-fast-fashion/


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