Non chiamatelo Elon Musk, ora è Mr. Tweet

Credits: James Duncan Davidson

Com’è ormai noto, Elon Musk si diverte un mondo su Twitter. Il social da lui acquisito da poco è stato nel corso degli anni ripetutamente messo a soqquadro da messaggi più o meno ironici del CEO e fondatore di Tesla.

Una consuetudine la quale ha raccolto un folto pubblico, ma anche destato non poche critiche, derivanti dal fatto che non di rado Musk rilancia anche notizie finanziarie sulle quali dovrebbe utilizzare maggiore cautela.

Un comportamento che, ad esempio, gli è valso una chiamata in tribunale e accuse di turbativa del mercato da parte di altri imprenditori e personaggi, anche dell’universo crypto.
Nessuno, però, poteva pensare che proprio nel corso del processo agli azionisti di Tesla un avvocato sarebbe arrivato a cambiargli il cognome, chiamandolo Mr. Tweet. Un errore divertente che, a quanto sembra, è stato preso bene dall’ex uomo più ricco del mondo.

Ora Elon Musk è Mr. Tweet

L’episodio si è verificato nel corso del processo che vede Elon Musk sul banco degli accusati per un messaggio lanciato su Twitter nel 2018. In pratica il miliardario di origini sudafricane aveva sostenuto di essere in possesso dei fondi necessari per poter portare a termine la privatizzazione dell’azienda da lui creata. Una tesi contrastata da un investitore, che ha deciso di portare la vicenda all’attenzione del tribunale di San Francisco, costringendolo di conseguenza ad impegnarsi per sviare le accuse dalla sua persona.

Nel corso del dibattimento, però, uno degli avvocati impegnati nella causa lo ha citato sorprendentemente come Mr. Tweet, scusandosi subito dopo e attribuendo l’errore ad un lapsus freudiano. Per Musk è stato un vero e proprio invito a nozze, spingendolo a ribattezzare allo stesso modo la sua pagina ufficiale su Twitter. Ancora una volta, quindi, non ce l’ha fatta a soffocare l’istrionismo che oltre a farne il beniamino di molti internauti social gli sta provocando non pochi guai. Resta da capire se, in caso di condanna nella causa che lo vede al momento impegnato in California, continuerà a giocare con i social media o deciderà di rientrare in un ambito più istituzionale.

Il conducente del DOGE Train

A Elon Musk piace moltissimi dilettarsi su Twitter. Lo ha fatto in particolare in appoggio a Dogecoin, il meme coin ispirato ad un cane di razza Shiba Inu, raggruppando intorno alla sua figura una comunità di appassionati di criptovalute che hanno consentito al token di crescere in maniera smisurata, sino ad entrare nella Top Ten crypto per quanto riguarda la capitalizzazione di mercato.

Cui ha aggiunto un’apparizione al Saturday Night Live in cui non ha mancato di impegnarsi a favore del meme coin.

Credits: Mohammed Abdelzak

Un appoggio il quale ha addirittura convinto i sostenitori della criptovaluta a indire un referendum online, come al solito semiserio, per indicarlo come suo amministratore delegato ideale, in cui non ha avuto praticamente rivali degni di nome.

Il suo continuo interessarsi a DOGE, però, ha ad un certo punto iniziato a suscitare qualche interrogativo e, soprattutto, non poche proteste. Proteste che sono sembrate abbastanza fondate, se solo si pensa che ad ogni tweet sulla valuta virtuale inventata per scherzo da Billy Markus e Jackson Palmer e sul Bitcoin, questi token inevitabilmente aumentano il loro valore. Lo dimostra il fatto che un investitore inglese ha addirittura concepito un bot il quale reagisce acquistando l’icona inventata da Satoshi Nakamoto ogni volta che Musk cita BTC.

La chiamata in tribunale per la vicenda del suo post su Tesla sembrava poterlo ricondurre in un alveo più istituzionale. La sua reazione all’incidente relativo al cognome, però, sembra far capire che neanche stavolta il CEO di Tesla è intenzionato a rinunciare ad un modo di fare che sta inesorabilmente polarizzando l’opinione pubblica tra sostenitori e detrattori.


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