Bruno Contrada, ex alto dirigente della Polizia di Stato e figura chiave del SISDE durante la guerra di mafia a Palermo, è morto ieri sera a Palermo all’età di 94 anni.
Nato a Napoli il 2 settembre 1931, Contrada ha dedicato la carriera alla lotta contro la criminalità organizzata, diventando un simbolo controverso per le sue vicissitudini giudiziarie.
Carriera nella Polizia e nei Servizi
Entrato in Polizia nel 1958, Contrada scalò rapidamente i ranghi: dal 1970 al 1975 diresse la Squadra Mobile di Palermo, collaborando con figure come Boris Giuliano. Negli anni ’80 passò al SISDE, coordinando i centri in Sicilia e Sardegna, e fu Capo di Gabinetto dell’Alto Commissario antimafia fino al 1985; promosse una riorganizzazione del servizio per contrastare la mafia come minaccia destabilizzante. Nel 1986 si trasferì a Roma al Reparto Operativo del SISDE, raggiungendo il ruolo di numero tre dell’agenzia.
La controversa vicenda giudiziaria
Arrestato la vigilia di Natale 1992 durante l’anno delle stragi mafiose, Contrada fu condannato nel 2006 a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (relativo al periodo 1979-1988), pena confermata in Cassazione nel 2007; scontò otto anni tra carcere e domiciliari fino al 2012.
La sentenza fu ribaltata grazie a pronunciamenti della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che condannò l’Italia due volte: nel 2014 per detenzione illegittima data la salute precaria, e per mancanza di chiarezza del reato all’epoca dei fatti. La Cassazione revocò definitivamente la condanna nel 2017, dichiarandola ineseguibile.
Battaglia per la riabilitazione e ultimo atto
Contrada lottò per riabilitare la propria onorabilità, ottenendo nel 2023 un risarcimento di 285.342 euro per ingiusta detenzione, confermato dalla Cassazione. I funerali si terranno sabato 14 marzo a Palermo, come comunicato dalla famiglia. La sua storia divide ancora tra innocentisti e colpevolisti, ma resta un capitolo emblematico della lotta alla mafia italiana.




