In Campania scatta l’allarme per un boom di epatite A: dall’inizio del 2026 sono stati registrati 133 casi, con un picco preoccupante nelle ultime settimane.
L’epidemia, concentrata soprattutto a Napoli e dintorni, sta mettendo in ginocchio l’ospedale Cotugno, dove 43 pazienti sono ricoverati, alcuni in barella per mancanza di posti. La Regione ha risposto intensificando i controlli sulla filiera dei molluschi bivalvi, come cozze e vongole, sospettati come vettori principali del virus attraverso il consumo crudo.
Il virus dell’epatite A si trasmette per via oro-fecale, spesso tramite acqua o cibi contaminati da acque reflue non depurate.
In Campania, i molluschi del golfo di Pozzuoli, Flegreo e Castellammare di Stabia finiscono nel mirino: la loro filtrazione naturale li rende perfetti “ospiti” del patogeno. Le ASL e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno stanno conducendo campionamenti straordinari per bloccare la diffusione. “Situazione sotto controllo ma non trascurabile”, assicurano le autorità, invitando a cuocere bene i frutti di mare.
I sintomi dell’Epatite A compaiono dopo un’incubazione di 15-50 giorni: stanchezza cronica, nausea, vomito, urine scure, ittero (pelle e occhi gialli) e dolori addominali.
Più gravi nei soggetti anziani o con patologie epatiche preesistenti, ma generalmente autolimitante in 4-6 settimane. Non esiste cura specifica, solo idratazione e riposo; disponibile un vaccino efficace per chi è a rischio, come operatori sanitari o frequentatori di zone endemiche.
Per gli uomini attenti alla forma fisica, l’epatite A è un campanello d’allarme: un fegato infiammato compromette metabolismo, energia e recupero post-allenamento. Evitate crudità sospette, soprattutto se amate ostriche o sushi di mare. Lavate sempre frutta e verdura, usate acqua potabile e cuocete i bivalvi fino a apertura completa.
La prevenzione è chiave: la Regione Campania raccomanda igiene maniacale nelle cucine e acquisti solo da fonti certificate. Monitoraggio continuo per evitare un’estate rovente. Uomini della Campania, occhio al piatto: la salute viene prima del gusto proibito.






