Ci sono sconfitte che lasciano l’amaro in bocca e altre che, pur facendo male, lasciano addosso la netta sensazione di aver assistito a qualcosa di storico.
Quella di Flavio Cobolli nella finale del Roland Garros 2026 appartiene indubbiamente alla seconda categoria.
Sul palcoscenico più prestigioso della terra rossa di Parigi, il ventiquattrenne romano ha accarezzato il sogno di una vita, arrendendosi solo al quinto set contro il gigante tedesco Alexander Zverev, che si impone con il punteggio finale di 1-6 6-4 4-6 7-6 (5) 1-6.
A un anno di distanza dalla finale persa da Jannik Sinner contro Alcaraz, Parigi torna a masticare amaro per i colori azzurri, ma ci regala la consapevolezza di avere un altro grandissimo protagonista nel tennis mondiale.
Un inizio da incubo e la scossa del romano
Inutile girarci intorno: l’avvio del match per Cobolli è stato un incubo. Alla sua prima finale in un Major, Flavio ha pagato a caro prezzo l’emozione e la tensione del debutto. Di fronte si è trovato uno Zverev in formato caterpillar, implacabile al servizio e glaciale da fondo campo, capace di archiviare il primo set con un pesantissimo 6-1 in appena 35 minuti. Chiunque, a quel punto, avrebbe rischiato il tracollo psicologico. Non lui.
Dal secondo set, Cobolli ha deciso di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Ha iniziato a variare il gioco, a correre su ogni palla e a far impazzire il tedesco con smorzate millimetriche e accelerazioni improvvise. Il 6-4 con cui l’azzurro ha pareggiato i conti ha cambiato totalmente l’inerzia del match, trasformando la finale in una battaglia di nervi e puro agonismo.
Il cuore non basta: il capolavoro del quarto set
Dopo aver perso il terzo set sul filo di lana per 6-4, condizionato da un paio di dettagli sfavorevoli, Cobolli ha messo in piedi il suo capolavoro nel quarto parziale. In un’altalena di emozioni pazzesca, tra break e controbreak, Flavio ha trascinato Zverev al tie-break. Qui si è vista tutta la pasta di cui è fatto il ragazzo: sotto pressione, capace di rimediare a un errore clamoroso a rete su un set point, ha tirato fuori dal cilindro un lungolinea vincente fantascientifico sul servizio dell’avversario per chiudere il tie-break 7-5.
In quel momento, sul volto di Sascha Zverev – uno che in carriera aveva già perso quattro finali Slam – si è materializzato lo spettro dell’ennesima beffa. Il pubblico dello Chatrier era tutto per l’italiano.

Il crollo fisico ed il trionfo di Zverev
Purtroppo, le favole non sempre hanno il lieto fine. All’inizio del quinto set la spia della riserva di Cobolli si è accesa di colpo. Dopo quasi quattro ore di scatti, recuperi impossibili e tensione logorante, le gambe dell’azzurro hanno smesso di rispondere. Zverev, da campione consumato, ha capito il momento di difficoltà dell’avversario e ha spinto subito sull’acceleratore, strappando il break in apertura e volando via grazie a percentuali al servizio spaventose.
Il 6-1 finale del quinto set è un parziale severo, che non rende giustizia allo sforzo titanico del tennista romano, ma che premia la maggiore freschezza atletica e l’esperienza del tedesco nei momenti decisivi.
Resta il fatto che Flavio Cobolli è andato a un passo da un’impresa epica. È caduto da guerriero, uscendo dal campo tra gli applausi scroscianti di Parigi. Il trofeo va in Germania, ma il futuro del tennis italiano, dopo oggi, è ancora più splendente.
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