Il penny loafer, il mocassino con la caratteristica mascherina frontale a fascia, nasce in Norvegia all’inizio del Novecento.
Il calzolaio Nils Gregoriusson Tveranger, originario del villaggio di Aurland, unì la tradizione dei mocassini dei nativi americani alle calzature dei pescatori dei fiordi, creando la scarpa che l’America avrebbe poi reso un’icona globale.
- Il penny loafer nasce ad Aurland, in Norvegia, dal lavoro del calzolaio Nils Gregoriusson Tveranger.
- Il modello univa il mocassino dei nativi americani alle calzature dei pescatori e contadini dei fiordi.
- L’azienda americana G.H. Bass lanciò nel 1936 il modello Weejun, abbreviazione di ‘Norwegian’.
- Il nome ‘penny’ deriva dall’abitudine degli studenti di infilare una monetina nella mascherina frontale.
- Oggi il penny loafer è una scarpa trasversale, adatta sia all’abito sartoriale sia al denim.
Chi era il norvegese che inventò il penny loafer?
Nils Gregoriusson Tveranger era un artigiano calzolaio di Aurland, piccolo villaggio affacciato su un fiordo della Norvegia occidentale. Da giovane Tveranger emigrò per un periodo in Nord America, dove studiò il mestiere e osservò da vicino i mocassini dei nativi americani, calzature morbide e senza lacci. Tornato in patria, applicò quella lezione alla tradizione locale: le scarpe basse e comode usate da pescatori e contadini della zona dei fiordi. Il risultato fu il cosiddetto “mocassino di Aurland”, una scarpa slip-on in pelle che debuttò sul mercato nei primi decenni del Novecento.
Come una scarpa da fiordo è arrivata nei campus americani?
Negli anni Trenta i turisti stranieri in visita in Norvegia iniziarono a portare a casa il mocassino di Aurland come souvenir elegante e funzionale. La stampa di moda americana notò quelle scarpe ai piedi dei viaggiatori di ritorno dall’Europa e ne parlò come di una novità da tenere d’occhio.
Fu allora che l’azienda calzaturiera G.H. Bass, con sede nel Maine, decise di produrre una propria versione del modello norvegese. Nel 1936 Bass lanciò il “Weejun”, nome che è una contrazione scherzosa della parola “Norwegian”, ovvero norvegese. Il Weejun divenne rapidamente la scarpa simbolo degli studenti delle università della East Coast americana, entrando di diritto nel guardaroba dello stile Ivy League insieme a blazer, chino e camicie button-down.
Perché si chiama “penny” loafer?
Il nome “penny loafer” deriva da un’abitudine diffusa tra gli studenti americani tra gli anni Quaranta e Cinquanta. La mascherina frontale del mocassino presenta un taglio a losanga, perfetto per incastrarvi una piccola moneta.
Secondo la versione più raccontata di questa storia, gli studenti infilavano un penny in ciascuna scarpa per avere sempre con sé gli spicci necessari a una telefonata d’emergenza da una cabina pubblica. Che l’origine sia pratica o semplicemente vezzosa, la monetina nella mascherina divenne un codice di appartenenza generazionale e diede al modello il nome con cui lo conosciamo oggi.
Come si porta oggi il penny loafer?
Il penny loafer è oggi una delle calzature più versatili del guardaroba maschile, capace di attraversare i registri formale e casual senza sforzo. Ecco alcune indicazioni pratiche per sfruttarlo al meglio:
- Con l’abito spezzato: un penny loafer in pelle marrone o color cognac alleggerisce giacca e pantalone sartoriale, ideale per il business casual.
- Con il denim: jeans dal fondo leggermente accorciato e mocassino a vista, con o senza calza fantasia, per un look da weekend curato.
- D’estate senza calze: il penny loafer indossato a piede nudo, con fantasmini invisibili, è un classico dello stile mediterraneo con pantaloni in lino o chino.
- Nelle varianti materiche: la pelle spazzolata è la scelta più formale, la suede è perfetta per la mezza stagione, il cordovan rappresenta l’opzione da intenditori.
Un consiglio da chi le scarpe le consuma davvero: il penny loafer di qualità migliora con l’uso, perché la pelle si adatta al piede. Vale la pena investire in un modello con costruzione robusta e suola sostituibile, curandolo con forme tendiscarpe in cedro e nutrimento periodico del pellame.
Cosa resta oggi dell’eredità norvegese?
Ad Aurland la tradizione calzaturiera avviata da Tveranger non è scomparsa: nel villaggio esiste ancora una produzione artigianale di mocassini che rivendica la paternità del modello originale. È una storia che ribalta un luogo comune: una delle scarpe più associate all’eleganza americana e allo stile preppy è, in realtà, figlia dei fiordi. La prossima volta che infilerete un penny loafer, saprete che quella mascherina frontale racconta un viaggio lungo un secolo, dalla Norvegia rurale ai campus del New England, fino agli armadi di mezzo mondo.
Domande frequenti
Chi ha inventato il penny loafer?
Il penny loafer deriva dal mocassino di Aurland, creato dal calzolaio norvegese Nils Gregoriusson Tveranger all’inizio del Novecento. La versione americana più celebre è il Weejun di G.H. Bass, lanciato nel 1936, il cui nome è una contrazione della parola “Norwegian”.
Perché il penny loafer si chiama così?
Il nome deriva dall’abitudine degli studenti americani di infilare un penny nel taglio a losanga della mascherina frontale della scarpa. Secondo la tradizione, la monetina serviva per una telefonata d’emergenza dalle cabine pubbliche, ma divenne soprattutto un segno di stile generazionale.
Il penny loafer è una scarpa formale o casual?
Il penny loafer è una calzatura trasversale, adatta sia a contesti business casual sia al tempo libero. In pelle liscia scura si abbina all’abito spezzato; in suede o con jeans e chino diventa una scarpa casual elegante, molto usata anche d’estate senza calze visibili.
Che differenza c’è tra penny loafer e mocassino con nappine?
Il penny loafer ha una mascherina frontale a fascia con taglio a losanga, mentre il tassel loafer presenta due nappine decorative sul collo del piede. Il penny loafer ha origini norvegesi e spirito più giovane; il tassel loafer è tradizionalmente percepito come leggermente più formale.
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