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Ok… e quando finiscono? Sappiamo come differenziare i residui?
La cera residua di una candela consumata va gettata nel secco indifferenziato, perché non è compostabile né riciclabile. Lo stoppino segue la stessa destinazione.
Il contenitore di vetro, invece, può andare nella raccolta del vetro, ma solo dopo averlo ripulito dai residui di cera. Le regole possono variare leggermente da Comune a Comune.
- La cera residua delle candele va nell’indifferenziata, non nell’organico né nel vetro.
- Il vasetto di vetro va nel contenitore del vetro solo se pulito dai residui di cera.
- Lo stoppino e la sua base metallica si smaltiscono nel secco indifferenziato.
- La cera si rimuove facilmente dal vetro con il freezer o con acqua calda.
- I vasetti delle candele di design si possono riutilizzare come portaoggetti o bicchieri.
Perché la cera non va nell’organico?
La maggior parte delle candele in commercio è realizzata in paraffina, un derivato del petrolio che non si decompone come un rifiuto alimentare. Per questo la cera di paraffina appartiene al secco indifferenziato, non all’umido.
Nb: anche le cere vegetali, come quella di soia o di colza, andrebbero comunque nell’indifferenziata nella maggior parte dei Comuni italiani, perché spesso contengono additivi, coloranti e profumi sintetici.
In caso di dubbio, la soluzione corretta è consultare il regolamento di raccolta differenziata del proprio Comune o l’app del gestore locale dei rifiuti.
Come si smaltisce correttamente una candela finita?
Smaltire una candela consumata richiede pochi minuti e tre passaggi distinti. Ecco la procedura corretta:
- Rimuovere la cera residua. La cera rimasta sul fondo del vasetto va staccata e gettata nel secco indifferenziato.
- Eliminare stoppino e base metallica. Lo stoppino, di solito in cotone con un piccolo disco metallico alla base, va anch’esso nell’indifferenziata. Il disco metallico è troppo piccolo per essere recuperato negli impianti di selezione dei metalli.
- Riciclare il contenitore pulito. Il vasetto di vetro, una volta libero da cera e residui, va nella campana del vetro. Il coperchio in metallo va nella raccolta di metalli o multimateriale, quello in legno o sughero nel contenitore dedicato, se previsto dal proprio Comune.
Attenzione a un errore frequente: un vasetto ancora sporco di cera non andrebbe mai gettato nel vetro, perché i residui possono compromettere la qualità del materiale riciclato.
Come si toglie la cera dal vasetto di vetro?
Rimuovere la cera dal fondo di un contenitore in vetro è semplice con uno di questi tre metodi casalinghi:
- Metodo del freezer: mettere il vasetto in congelatore per alcune ore. La cera si contrae con il freddo e si stacca dal vetro con una leggera pressione di un cucchiaio.
- Metodo dell’acqua calda: versare acqua molto calda, ma non bollente, nel vasetto. La cera si scioglie, sale in superficie e, una volta raffreddata, si rimuove in un unico disco solido.
- Metodo del bagnomaria: immergere il vasetto in una pentola d’acqua calda fino a far ammorbidire la cera, poi rimuoverla con carta assorbente.
Un’avvertenza importante: la cera sciolta non va mai versata nel lavandino. Solidificandosi nelle tubature, la cera può causare ostruzioni difficili da rimuovere. La cera liquida va lasciata raffreddare e poi gettata, solida, nell’indifferenziata.
I vasetti delle candele di lusso si possono riutilizzare?
Sì, e per chi acquista candele profumate di fascia alta il riutilizzo è spesso la scelta più sensata. I contenitori delle candele di design, in vetro lavorato o ceramica, nascono per avere una seconda vita.
Un vasetto ben pulito diventa un portapenne da scrivania, un contenitore per gemelli e orologi sul comò, un vaso per piccole piante grasse o persino un bicchiere da whisky, se il vetro è di qualità adeguata e privo di decorazioni non alimentari.
È un gesto coerente con un’idea di lusso contemporaneo: oggetti belli che durano oltre la loro funzione originaria.
E le candele profumate con più materiali?
Le candele in contenitori di ceramica, metallo o cemento seguono regole diverse dal vetro. La ceramica non va nella campana del vetro, perché ha una temperatura di fusione diversa e contamina il riciclo: va nell’indifferenziata o, se di grandi dimensioni, all’isola ecologica.
I contenitori in metallo, come le classiche latte da viaggio, vanno puliti e conferiti nella raccolta dei metalli.
Le etichette di carta, se facilmente rimovibili, possono andare nella carta; in caso contrario possono restare sul contenitore senza compromettere il riciclo del vetro.
Smaltire bene una candela consumata è un dettaglio, ma è il tipo di dettaglio che distingue un consumo consapevole da uno distratto. Tre destinazioni, pochi minuti di attenzione: cera e stoppino nel secco, vetro pulito nella campana, e ai vasetti più belli una seconda vita in casa.
Domande frequenti
La cera delle candele va nell’umido o nell’indifferenziata?
La cera delle candele va sempre nel secco indifferenziato. La paraffina è un derivato del petrolio e non è compostabile. Anche le cere vegetali, come soia o colza, contengono spesso profumi e additivi: nella maggior parte dei Comuni italiani vanno comunque nell’indifferenziata.
Il vasetto di vetro della candela si può buttare nel vetro?
Sì, il vasetto di vetro va nella raccolta del vetro, ma solo se completamente pulito dai residui di cera. Un contenitore ancora sporco può compromettere la qualità del vetro riciclato. Coperchi in metallo, legno o sughero vanno separati e conferiti nelle rispettive raccolte.
Come si rimuove la cera rimasta sul fondo del contenitore?
Il metodo più semplice è il freezer: dopo alcune ore al freddo, la cera si contrae e si stacca con un cucchiaio. In alternativa, l’acqua molto calda scioglie la cera, che risale in superficie e si rimuove da fredda. Mai versare cera liquida nel lavandino.
Si può versare la cera sciolta nel lavandino?
No, la cera sciolta non va mai versata nel lavandino o nel WC. Raffreddandosi, la cera si solidifica nelle tubature e può causare ostruzioni difficili e costose da rimuovere. La cera va lasciata solidificare e poi gettata nel secco indifferenziato.












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