IVA al 5% sulle Opere d’Arte: svolta per il mercato dell’arte in Italia.
L’introduzione dell’IVA al 5% sulle opere d’arte rappresenta il più importante intervento fiscale sull’arte italiana degli ultimi decenni. L’Italia ambisce finalmente a uscire dalla posizione di svantaggio rispetto ai principali mercati europei, con l’obiettivo di diventare un polo di attrazione per collezionisti e investitori di tutto il mondo. Resta da vedere, nelle prossime stagioni, quanto le previsioni ottimistiche si tradurranno in una vera rinascita dell’arte italiana.
Una rivoluzione fiscale attesa da anni…
Dal 1° luglio 2025, l’Italia ha abbassato l’IVA sulle opere d’arte, di antiquariato e da collezione dal 22% al 5%.
Questo cambiamento, introdotto con il Decreto-Legge n. 95 del 30 giugno 2025, ha un obiettivo strategico: rilanciare la competitività del mercato artistico nazionale rispetto ai principali paesi europei come Francia (5,5%) e Germania (7%), dove da tempo sono applicate aliquote agevolate.
Cosa prevede la nuova normativa?
- Aliquota IVA al 5%: applicata a cessioni, importazioni e acquisti intracomunitari di opere d’arte, oggetti da collezione e d’antiquariato, purché non si applichi il regime speciale del margine.
- Ampiezza della misura: L’aliquota ridotta non è più limitata ai beni ceduti dagli autori (o loro eredi), ma si estende a tutta la filiera: gallerie, case d’asta, collezionisti, artisti, importatori.
- Fine del regime del margine: Per le operazioni che beneficiano dell’IVA agevolata non sarà più applicabile il regime che calcolava l’IVA solo sul margine di guadagno, ma sulla somma percepita.
Perché l’Italia ha scelto questo percorso?
Fino a oggi, l’incidenza dell’IVA (22%) penalizzava gravemente il mercato interno, spingendo gli operatori a rivolgersi all’estero e riducendo la presenza dell’Italia nei canali ufficiali del mercato internazionale dell’arte.
L’adeguamento al livello degli altri paesi UE è stato richiesto a gran voce da operatori, artisti e associazioni di categoria:
- Allineamento ai partner europei, garanzia di “parità di armi” per le gallerie italiane rispetto alla concorrenza estera.
- Stimolo agli investimenti da parte di collezionisti e investitori, italiani e stranieri.
- Accessibilità dei prezzi, che favorirà nuovi compratori, in particolare giovani collezionisti.
Gli effetti attesi sul mercato dell’arte
Secondo le simulazioni di centri di ricerca come Nomisma, la riduzione IVA dovrebbe portare a:
- Aumento delle vendite di gallerie, case d’asta e artisti indipendenti.
- Crescita della domanda di opere d’arte, sia sul mercato primario che su quello secondario.
- Rientro di capitali che erano “fuggiti” verso mercati più vantaggiosi, soprattutto francesi e tedeschi.
- Maggiore trasparenza e tracciabilità delle transazioni, contribuendo al contrasto di operazioni informali e irregolari.
Chi ne beneficerà?
- Collezionisti: potranno acquistare opere con maggiore convenienza;
- Artisti emergenti: accederanno a un mercato più vivace e liquido;
- Operatori professionali: galleristi e mercanti d’arte potranno allargare la platea degli acquirenti, rafforzando la presenza italiana nelle fiere e aste internazionali.
Qualche punto da monitorare
- L’abolizione del regime del margine per le vendite agevolate potrà avere effetti da valutare caso per caso, soprattutto per chi opera nel mercato dell’usato e del collezionismo.
- Restano attese specifiche indicazioni dall’Agenzia delle Entrate per le casistiche più complesse (es. molteplici passaggi intermedi, importazioni dalle zone extra-UE).
