Che partita ragazzi! Ancora una volta Jannik Sinner ci ha regalato un’emozione dopo l’altra a Vienna.
Quando Zverev ha chiuso il primo set 6-3 in poco più di tre quarti d’ora, ammetto che mi sono preoccupato. Il tedesco stava servendo come un treno, percentuali altissime e palle velocissime che non davano scampo. Jannik sembrava quasi subire il ritmo.
Poi però è successo quello che differenzia i grandissimi dai semplici buoni giocatori: nel secondo parziale ho visto un Sinner trasformato.
Ha iniziato a variare tantissimo, alternando accelerazioni potenti a palle corte improvvise che hanno scardinato le certezze di Sascha. Le volée a rete poi erano precise, chirurgiche. Il 6-3 nel secondo ha riequilibrato tutto e lì ho capito che stavamo per assistere a qualcosa di speciale.
Il terzo set però mi ha fatto quasi venire un colpo. Jannik ha iniziato a toccarsi la gamba sinistra e vedendolo in difficoltà fisicamente mi si è stretto lo stomaco – sappiamo quanto sia importante per lui restare integro in questa fase della stagione.
Eppure, anche zoppicando leggermente, ha tirato fuori dal cilindro due ace mostruosi nei momenti più delicati. Roba da campione vero.
Sul 5-5 è successo l’impensabile: uno scambio infinito, con entrambi che spingevano da fondo campo senza cedere un centimetro. Quando Jannik ha piazzato quel passante stretto e ha strappato il servizio a Zverev ai vantaggi, ho urlato come un pazzo davanti alla TV. Da lì, game finale e match chiuso al terzo match point dopo quasi due ore e mezza di battaglia vera.
Questo è il quarto titolo dell’anno per Sinner – l’ottava finale giocata nel 2025, numeri da capogiro – e conferma che Vienna è un po’ casa sua dopo il trionfo del 2023.
Questi campi indoor veloci sembrano fatti apposta per il suo tennis: rimbalzi bassi, ritmo veloce, poche palle regalate.
Quello che mi colpisce sempre di Jannik è la testa. Nel primo set stava perdendo male, aveva contro un Zverev in serata di grazia. Un giocatore normale avrebbe mollato mentalmente, invece lui è rimasto lì, aggrappato a ogni punto, e poi quando ha trovato le contromisure giuste ha ribaltato completamente la partita. Questa è maturità, questa è mentalità vincente.
Per Sascha invece è una mazzata. Aveva giocato davvero bene, soprattutto all’inizio, ma nei momenti chiave ha sentito troppo la pressione. Quando serviva per rimanere in partita sul 5-6 del terzo, la tensione si vedeva a chilometri di distanza. E quei piccoli segnali fisici che ha mostrato fanno pensare: siamo verso la fine della stagione, le ATP Finals sono dietro l’angolo, deve gestirsi con intelligenza.
Per noi italiani che amiamo questo sport è un periodo d’oro. Vedere un nostro ragazzo lì stabilmente tra i primi due al mondo, vederlo vincere tornei di questo calibro contro i migliori, è qualcosa che fino a pochi anni fa sembrava impossibile. Vienna è un ATP 500 tostissimo, con tutti i big presenti, e portare a casa il titolo significa tanto.
Guardando questo match da appassionato, porto a casa alcune conferme.
Primo: nel tennis moderno non puoi permetterti di rilassarti nemmeno quando sei avanti. Zverev dominava, poi Jannik ha cambiato marcia e tutto si è ribaltato.
Secondo: il fisico è importante ma la mente lo è ancora di più. Sinner aveva problemi evidenti alla gamba, eppure ha vinto lo stesso perché è rimasto mentalmente dentro ogni singolo punto.
Terzo: il servizio rimane l’arma più letale. In tutti e tre i set, chi serviva meglio controllava il ritmo degli scambi.
Non vedo l’ora di vederlo alle Finals di Torino. Se continua così e soprattutto se tiene il fisico, può davvero puntare al titolo più prestigioso di fine anno. Vienna è stato un altro capitolo bellissimo di questa stagione straordinaria. Forza Jannik!




