La sanità italiana mostra progressi significativi ma le disparità territoriali restano evidenti.
È quanto emerge dal Programma Nazionale Esiti 2025 presentato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che ha valutato 1.117 strutture ospedaliere su 218 indicatori di qualità.
Solo 15 strutture raggiungono il livello “alto” o “molto alto” in almeno 6 delle 8 aree cliniche valutate. L’eccellenza assoluta? Appena due ospedali ottengono la massima valutazione su tutte le aree: l’Ospedale di Savigliano in Piemonte e quello di Mestre in Veneto.
Il dato preoccupante riguarda però le 197 strutture “rimandate” per qualità dell’assistenza, quasi il 18% del totale. Rispetto all’anno precedente il numero è sceso da 239 a 197, con 68 strutture che hanno superato le criticità, ma 26 nuove sono state inserite nella lista delle strutture da sottoporre ad audit.
Nord e Sud: un divario che persiste
La geografia dell’eccellenza sanitaria conferma una concentrazione al Nord: 5 ospedali top in Lombardia, 3 in Veneto e 2 in Emilia-Romagna. L’unica eccezione meridionale è l’Azienda Ospedaliera Federico II di Napoli, con valutazione alta su 7 aree su 8.
Le situazioni più critiche si registrano in Campania con 51 strutture da sottoporre a revisione e in Sicilia con 43. Al contrario, Valle d’Aosta, Provincia autonoma di Trento e Umbria non presentano strutture sotto gli standard richiesti.
I progressi nella chirurgia oncologica
Il rapporto evidenzia miglioramenti significativi in alcune aree specifiche. Nel trattamento del tumore al seno, la percentuale di interventi effettuati in strutture ad alto volume è passata dal 72% nel 2015 al 90% nel 2024. Progressi anche per i tumori del colon (dal 69% al 73%), della prostata (dal 63% all’82%), del polmone (dal 69% all’83%) e del pancreas (dal 38% al 54%).
Tuttavia, per il pancreas rimangono livelli critici nelle regioni del Sud e nelle Isole, dove solo il 28% della casistica si concentra in strutture ad alto volume.
Tempi d’intervento e tagli cesarei
Sul fronte della tempestività, l’angioplastica coronarica per infarto entro 90 minuti raggiunge il 63% dei casi (era 57% nel 2020), ma con performance inferiori al Sud. Migliorano anche gli esiti degli interventi per frattura del femore negli over 65, con operazioni eseguite entro 48 ore.
Buone notizie sul fronte dei parti cesarei primari, scesi dal 25% nel 2015 al 22% nel 2024, anche se persistono forti differenze tra Nord e Sud.
Uno strumento per migliorare, non per classificare
“Non si tratta di stilare classifiche,” precisa Agenas, “ma di fornire uno strumento di monitoraggio essenziale per programmare la sanità del futuro”, come sottolineato dal Ministro della Salute Orazio Schillaci. Il commissario straordinario Americo Ciocchetti ha aggiunto che “dove ci sono standard comuni e validi per tutti, il sistema migliora globalmente”.
La fotografia dell’assistenza ospedaliera italiana resta dunque a due velocità: da un lato eccellenze riconosciute a livello internazionale, dall’altro criticità strutturali che richiedono interventi mirati, soprattutto nelle regioni meridionali.




