L’Italia del lavoro, ecco la nuova mappa produttiva tra Made in Italy, industria pesante e grandi città.

La nuova geografia del lavoro italiano descrive un sistema produttivo articolato, dinamico, ma ancora sbilanciato.

L’Istat ha pubblicato il 12 febbraio 2026 un report chiave per comprendere la struttura reale dell’economia italiana; il documento aggiorna al 2021 la mappa dei Sistemi Locali del Lavoro, offrendo una fotografia dettagliata delle vocazioni produttive che guidano occupazione, valore aggiunto e sviluppo territoriale.

Il quadro che emerge descrive un’Italia articolata in 515 aree funzionali, suddivise per specializzazione prevalente. Questa nuova geografia permette di analizzare in modo preciso dove si produce, dove si lavora e dove si crea valore. I dati mostrano differenze nette tra Centro-Nord e Mezzogiorno, tra grandi città e aree interne, tra manifattura tradizionale e servizi avanzati.


Cosa sono i Sistemi Locali del Lavoro?

I Sistemi Locali del Lavoro identificano territori nei quali domanda e offerta di lavoro si incontrano in modo stabile. Non seguono confini amministrativi. Seguono i flussi quotidiani di pendolarismo e le relazioni economiche reali.

L’Istat ha suddiviso i 515 sistemi in quattro grandi profili produttivi, articolati in 17 gruppi settoriali:

  • Sistemi del Made in Italy
  • Sistemi manifatturieri dell’industria pesante
  • Sistemi non manifatturieri
  • Sistemi non specializzati

Questa classificazione consente una lettura concreta delle dinamiche occupazionali, industriali e sociali.


Le quattro Italie produttive

1) Il Made in Italy: il cuore identitario dell’economia

I Sistemi Locali del Lavoro del Made in Italy sono 156. Rappresentano:

  • 23,6% della popolazione
  • 23,7% degli addetti
  • 23,3% del valore aggiunto nazionale

Sono diffusi soprattutto nel Centro-Nord, ma presenti su tutto il territorio. Includono settori chiave come:

  • Agroalimentare
  • Tessile e abbigliamento
  • Pelli, cuoio e calzature
  • Legno e arredamento
  • Gioielleria, occhialeria e strumenti musicali
  • Macchine e apparecchiature elettriche

Questi territori custodiscono la manifattura storica italiana, basata su filiere corte, artigianalità evoluta e alta intensità di lavoro.

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Criticità chiave: la produttività resta inferiore rispetto ad altri comparti. Nel Mezzogiorno il valore aggiunto per addetto scende a 34.500 euro, contro i 53.000 euro del Centro-Nord.


2) Industria pesante: il motore industriale

I Sistemi Locali dell’industria pesante sono 111. Producono:

  • 26,5% degli addetti
  • 25% del valore aggiunto nazionale

Comprendono settori ad alta intensità di capitale:

  • Meccanica
  • Mezzi di trasporto
  • Metallurgia
  • Chimica e farmaceutica
  • Cantieristica navale
  • Logistica portuale

Questi territori ospitano poli industriali avanzati, con maggiore dimensione delle imprese e livelli più elevati di automazione.

La produttività risulta più elevata rispetto al Made in Italy, con una media che supera 41.000 euro per addetto, soprattutto nel Centro-Nord.


3) Le grandi città e i servizi avanzati

I Sistemi Locali non manifatturieri sono 124. Comprendono le grandi aree urbane e producono:

  • 38,8% della popolazione
  • 43,8% degli addetti
  • 47,9% del valore aggiunto nazionale

Qui si concentrano:

  • Finanza
  • ICT
  • Telecomunicazioni
  • Ricerca
  • Consulenza
  • Servizi avanzati

Gli otto grandi sistemi urbani ad alta specializzazione, tra cui Milano, Roma e Bologna, raggiungono oltre 68.000 euro di valore aggiunto per addetto, il livello più alto dell’intero Paese.

Le città diventano così centri strategici di produzione intellettuale e valore immateriale.


4) I territori senza una vocazione chiara

I Sistemi Locali non specializzati sono 124. Coinvolgono:

  • 8,9% della popolazione
  • 6% degli addetti
  • 3,8% del valore aggiunto

Sono concentrati soprattutto nel Mezzogiorno, in Calabria e Sicilia. Presentano:

  • Bassa densità imprenditoriale
  • Imprese piccole
  • Limitata attrattività per investimenti

Questi territori mostrano fragilità strutturali che frenano sviluppo e occupazione stabile.


Nord e Sud: due modelli produttivi diversi

Il report evidenzia un divario strutturale persistente.

Nel Centro-Nord:

  • Imprese più grandi
  • Maggiore produttività
  • Densità imprenditoriale elevata
  • Più investimenti
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Nel Mezzogiorno:

  • Imprese più piccole
  • Minore capitalizzazione
  • Produttività inferiore
  • Maggiore frammentazione produttiva

Il differenziale medio di produttività supera i 20.000 euro per addetto in quasi tutte le classi.

Questo gap non riguarda solo il reddito, ma anche opportunità professionali, qualità dell’occupazione e stabilità lavorativa.


Le città come nuovi hub del lavoro

Le grandi aree urbane assumono un ruolo sempre più centrale. Gli SL urbani ad alta specializzazione concentrano:

  • Il 21,3% degli addetti
  • Il 27,4% del valore aggiunto nazionale

Le città attirano:

  • Capitale umano
  • Start-up
  • Multinazionali
  • Centri di ricerca

Qui si sviluppano le professioni più richieste nel mercato:

  • Data analyst
  • Ingegneri informatici
  • Esperti cybersecurity
  • Project manager digitali
  • Specialisti AI

La città diventa fabbrica di competenze.


Turismo: grande presenza, valore contenuto

Gli SL turistici sono 85, ma generano solo:

  • 3,8% del valore aggiunto

Sono diffusi soprattutto:

  • In Sardegna
  • Lungo le coste meridionali
  • Nell’arco alpino

Il turismo crea occupazione, ma resta a basso valore medio, soprattutto nel Sud. I margini crescono dove esistono:

  • Alta qualità dell’offerta
  • Destinazioni premium
  • Integrazione con enogastronomia e cultura

Cosa cambia per imprese e lavoratori

Questa nuova mappa fornisce indicazioni operative precise.

Per le imprese

  • Individuare territori con alta densità produttiva
  • Pianificare investimenti in aree con maggior produttività
  • Valutare delocalizzazioni mirate in distretti efficienti

Per i professionisti

  • Comprendere dove si crea valore
  • Orientare formazione e carriera verso settori ad alta crescita
  • Pianificare mobilità geografica con logica strategica

Le competenze più richieste nel nuovo scenario

Nei prossimi anni crescerà la domanda per:

  • Ingegneria industriale
  • Automazione e robotica
  • ICT e cybersecurity
  • Data science
  • Management industriale
  • Logistica integrata

Il Made in Italy richiederà anche:

  • Tecnici specializzati
  • Artigiani evoluti
  • Designer industriali
  • Esperti di supply chain
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La sfida per l’Italia: connettere territori e competenze

Il report Istat mostra un’Italia che produce valore, ma lo distribuisce in modo diseguale. La crescita futura dipende dalla capacità di:

  • Ridurre il divario Nord-Sud
  • Rafforzare le filiere produttive
  • Collegare istruzione, impresa e territorio
  • Attrare investimenti ad alta intensità tecnologica

Solo una strategia fondata su formazione, infrastrutture e capitale umano può rafforzare la competitività del Paese.


La nuova geografia del lavoro italiano descrive un sistema produttivo articolato, dinamico, ma ancora sbilanciato.

Le città guidano l’innovazione. Il Made in Italy resta un pilastro identitario. L’industria pesante sostiene la struttura industriale. Il Mezzogiorno cerca un nuovo modello di crescita.

Comprendere questa mappa significa capire dove nasce il valore e dove si costruisce il futuro del lavoro in Italia.


Fonte di Redazione: Report ISTAT (download pdf)


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