Leonardo DiCaprio: 51 anni ed una fame che non si spegne.

Il re di Hollywood che ha scelto di non crescere mai davvero – e forse è proprio questo il suo segreto.

Cinquantuno candeline. Un numero che sulla carta dovrebbe evocare saggezza, bilanci esistenziali, forse qualche capello grigio di troppo.

Ma Leonardo DiCaprio non è mai stato uno da convenzioni. Ed oggi, mentre festeggia questo compleanno che lo porta sempre più in là nella maturità anagrafica, resta l’eterno Peter Pan di Hollywood – con una differenza sostanziale: sa recitare da dio.

Parliamoci chiaro, quando nel 1997 Titanic lo catapultò nell’olimpo delle superstar, in molti scommettevano che sarebbe finito come tanti altri pretty boy bruciati dal successo precoce. Invece Leo ha fatto qualcosa di geniale: ha detto no. No ai sequel facili, no ai blockbuster costruiti solo sul suo fascino, no a tutto ciò che puzzava di soldi veloci e gloria effimera. Ha scelto Scorsese quando avrebbe potuto scegliere Michael Bay. E questa scelta lo ha salvato.

Guardate la sua filmografia di Leonardo DiCaprio: è un percorso quasi accademico nella perfezione del mestiere.

Da Gangs of New York a The Departed, da Shutter Island a The Wolf of Wall Street, ogni ruolo è una masterclass diversa. Jordan Belfort resta probabilmente la sua interpretazione più sopravvalutata dai fan e sottovalutata dalla critica: quella capacità di essere ripugnante e magnetico allo stesso tempo, di farti ridere mentre commette crimini finanziari che hanno rovinato migliaia di famiglie. Solo un attore con gli attributi accetta di rendersi così odioso sullo schermo.

L’Oscar? Ah sì, quella telenovela durata vent’anni. Quando finalmente arrivò nel 2016 per Revenant, la standing ovation fu più lunga del suo discorso.

Perché tutti sapevano che quella statuetta non premiava solo la performance straordinaria in quel film – dove si fece sbranare da un orso in CGI e dormì dentro carcasse di animali – ma ripagava anni di snobismo inspiegabile. Django Unchained, The Aviator, Blood Diamond: ognuna di quelle nomination meritava la vittoria. Ma Hollywood funziona così, ha i suoi tempi, i suoi riti incomprensibili.

Poi c’è l’altra faccia di Leonardo DiCaprio, quella che lo rende unico nel panorama delle celebrità: l’ossessione per l’ambiente e per la salvaguardia del nostro amato pianeta.

E quando dico ossessione, non intendo quelle foto occasionali con una borraccia riutilizzabile. Parlo di un impegno ventennale che ha trasformato milioni di dollari in progetti concreti di conservazione. La sua fondazione ha finanziato oltre 200 iniziative in 50 paesi. Ha prodotto documentari scomodi, ha sfidato politici negazionisti, ha usato ogni palco per parlare di crisi climatica quando ancora non era trendy farlo.

Certo, poi vola in jet privato e frequenta yacht a Saint-Tropez. Le contraddizioni ci sono, eccome.

Ma almeno ci mette la faccia, investe fortune vere, non si limita a un post Instagram con l’hashtag giusto. E questa differenza, in un’epoca di attivismo performativo, conta parecchio.

La vita sentimentale di Leonardo DiCaprio è diventata una barzelletta che si racconta da sola.

Modelle, sempre sotto i 26 anni, sempre cambiate con una regolarità matematica che ha generato grafici, meme e sketch comici. C’è chi lo giudica, chi ride, chi lo invidia. Lui va avanti imperterrito, come se avesse deciso che l’unica parte della vita in cui può permettersi di restare adolescente è proprio quella. Il resto è tutto tremendamente serio: carriera, attivismo, scelte produttive.

Sul set, dicono, è ancora peggio di quando aveva trent’anni. Più meticoloso, più esigente, più coinvolto.

Tarantino ha raccontato che in C’era una volta a… Hollywood improvvisava battute così perfette che venivano mantenute al montaggio. E quella scena finale, quella risata liberatoria con il lanciafiamme – puro DiCaprio non filtrato. Un bambino che gioca con la violenza cinematografica e ti fa sentire complice.

Adesso cosa gli resta da fare?

Il Kennedy in un biopic di Paul Thomas Anderson che tutti aspettano? Il villain in un cinecomic che stravolgherebbe la sua carriera? O forse è arrivato il momento di sedersi sulla poltrona di regista, cosa che minaccia di fare da anni senza mai concretizzare.

Cinquantuno anni. Mezzo secolo abbondante di vita, tre decenni di carriera ai massimi livelli. Eppure guardandolo viene ancora da pensare che sia quello stesso ragazzo con la faccia pulita che in Buon compleanno Mr. Grape ti spezzava il cuore. Solo che adesso ha le rughe giuste, quelle che raccontano battaglie vinte e qualche eccesso di troppo.

Leonardo DiCaprio non invecchia come gli altri. Semplicemente stratifica, accumula esperienze, trasforma tutto in materiale per il prossimo personaggio. È l’attore che Hollywood non meritava ma di cui aveva disperatamente bisogno.

Auguri Leo. E ora dacci quel film da vecchio disilluso che aspettiamo da te.

Ah, dimentivavo… si scrive DiCaprio il suo cognome, anche se lo avete cercato per anni su Google in modo errato !



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