A Biz Story – Focus on Fatto in Italia, il podcast di MondoUomo.it
La qualità del Made in Italy non è mai stata in discussione. Dall’agroalimentare al turismo, dalla cultura all’artigianato, l’Italia continua a rappresentare un punto di riferimento globale per creatività, tradizione e capacità produttiva.
Esiste però un problema che molte imprese italiane continuano a sottovalutare: la comunicazione.
È questo il tema centrale del quarto episodio della terza stagione di “A Biz Story – Focus on Fatto in Italia”, il podcast prodotto dal Gruppo Mondo Media per MondoUomo.it e condotto da Giovanni Luca Lettieri.
Ospite della puntata è Massimo Morgante, imprenditore digitale e ideatore di Speaqi, una piattaforma che sfrutta l’intelligenza artificiale per tradurre contenuti video, audio e testuali in decine di lingue, mantenendo voce, espressioni e sincronizzazione labiale del relatore originale.
Il paradosso del Made in Italy
Durante la conversazione emerge una riflessione molto chiara.
Molte aziende italiane investono nella partecipazione a fiere internazionali, producono eccellenze riconosciute in tutto il mondo e dichiarano ambizioni di crescita sui mercati esteri.
Tuttavia, spesso continuano a comunicare esclusivamente in italiano.
Brochure, siti web, video aziendali, schede prodotto e materiali promozionali risultano difficili da comprendere per buyer, distributori e consumatori stranieri.
Secondo Morgante, il problema non riguarda soltanto l’export.
Lo straniero oggi è già presente sul territorio italiano. È il turista che visita un museo, il cliente che sceglie una bottiglia di vino al ristorante, il visitatore che entra in una struttura culturale o alberghiera.
In molti casi, l’esperienza di acquisto o di visita si interrompe proprio a causa della barriera linguistica.
Cos’è Speaqi
Speaqi nasce dall’esperienza maturata con il progetto The Best Italy, sviluppato per raccontare l’Italia in numerose lingue.
L’obiettivo della piattaforma è semplice: consentire alle aziende di utilizzare i propri contenuti originali e renderli immediatamente accessibili a un pubblico internazionale.
Il funzionamento è diretto.
L’impresa realizza un video nella propria lingua.
L’intelligenza artificiale traduce il contenuto nelle lingue desiderate mantenendo:
- il tono di voce originale;
- la naturalezza della comunicazione;
- il movimento sincronizzato delle labbra;
- l’identità dell’interlocutore.
Attraverso un unico QR Code o un link dedicato, l’utente accede automaticamente alla versione nella propria lingua.
L’esperienza appare naturale e immediata.
Per il visitatore non esiste alcuna sensazione di traduzione. La comunicazione sembra nascere direttamente nella sua lingua madre.
Il caso Vinitaly e il problema delle fiere internazionali
Uno degli aspetti più interessanti affrontati durante l’episodio riguarda l’esperienza vissuta recentemente da Morgante durante Vinitaly e altre manifestazioni dedicate al settore agroalimentare.
Nonostante la presenza di operatori provenienti da tutto il mondo, molti espositori continuano a presentare:
- brochure esclusivamente in italiano;
- video aziendali non tradotti;
- materiali promozionali privi di accessi digitali immediati;
- siti web disponibili soltanto in una o due lingue.
Una situazione che limita fortemente le possibilità di comunicazione.
Secondo Morgante, molte aziende vinicole possiedono un patrimonio narrativo straordinario.
Produttori, enologi e professionisti raccontano quotidianamente i propri vini durante degustazioni e incontri commerciali.
Tuttavia, queste storie raramente vengono trasformate in contenuti video permanenti e accessibili.
Non solo vino: musei, turismo e cultura
Le applicazioni della piattaforma non riguardano soltanto il settore agroalimentare.
Nel podcast viene raccontato il caso di alcuni musei che stanno adottando questa tecnologia per offrire contenuti multilingua ai visitatori.
In particolare, emerge l’esempio dell’Eremo di San Nicola a Ischia.
Qui l’obiettivo è sostituire pannelli tradizionali e materiali cartacei con un sistema capace di fornire spiegazioni in molte lingue attraverso QR Code e contenuti digitali.
Il vantaggio è evidente.
Una struttura culturale può raggiungere visitatori provenienti da ogni parte del mondo senza sostenere i costi di traduzioni fisiche o supporti dedicati.
Dati, analytics e nuove strategie di marketing
Uno degli elementi distintivi di Speaqi riguarda la raccolta dei dati.
Ogni interazione può generare informazioni utili per l’impresa.
Le aziende possono comprendere:
- quali lingue vengono utilizzate maggiormente;
- quali contenuti ottengono più visualizzazioni;
- da quali Paesi provengono gli utenti;
- quali prodotti suscitano maggiore interesse.
Questi dati consentono di prendere decisioni più efficaci.
Un produttore vinicolo potrebbe scoprire, ad esempio, che una determinata etichetta riceve numerose visualizzazioni da utenti tedeschi o giapponesi.
Questa informazione potrebbe orientare future campagne di marketing, partecipazioni fieristiche o investimenti nella comunicazione internazionale.
Il vero ostacolo: la resistenza culturale
Nel corso della puntata emerge un tema che va oltre la tecnologia.
L’ostacolo principale non è rappresentato dagli strumenti disponibili.
La tecnologia esiste già.
Il problema è culturale.
Molte imprese, professionisti e persino alcune agenzie continuano a guardare all’intelligenza artificiale con diffidenza o con una comprensione limitata delle sue potenzialità.
Secondo Morgante, nei prossimi cinque anni il cambiamento più importante riguarderà proprio la consapevolezza.
Le aziende dovranno comprendere che l’intelligenza artificiale non sostituisce le competenze umane.
Le amplifica.
Un’innovazione nata in Italia
Un aspetto che rende particolarmente interessante la storia di Speaqi è la sua origine.
Pur utilizzando tecnologie sviluppate a livello internazionale, la piattaforma nasce da una visione imprenditoriale italiana.
È un progetto costruito per risolvere un problema concreto delle imprese italiane e per valorizzare il patrimonio culturale, turistico e produttivo del Paese.
Un esempio concreto di come il Made in Italy possa innovare non soltanto nei prodotti, ma anche nei servizi e nei modelli di comunicazione.
La speranza è nella bellezza
L’episodio si conclude con una riflessione che rappresenta il filo conduttore dell’intera stagione del podcast.
In un contesto economico complesso e caratterizzato da continui cambiamenti, l’innovazione può diventare uno strumento per valorizzare ciò che rende unico il nostro Paese.
La bellezza dei territori, dei prodotti, delle imprese e delle persone che ogni giorno contribuiscono alla crescita del Made in Italy.
Perché, come ricorda il messaggio finale di “A Biz Story – Focus on Fatto in Italia”:
“La speranza è nella bellezza e la bellezza è nel Fatto in Italia.”
Redazione MondoUomo.it
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