L’Intelligenza Artificiale conquista le imprese italiane: raddoppio in un anno.

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La rivoluzione digitale nel tessuto produttivo del Paese accelera: l’uso dell’AI è balzato dal 8,2% al 16,4% in dodici mesi… Occhio però che l’ISTAT segnala che il divario tra PMI e grandi aziende si allarga!

La trasformazione digitale delle imprese italiane ha trovato nel 2025 un protagonista d’eccezione: l’intelligenza artificiale. I dati diffusi dall’Istat fotografano uno scenario in rapida evoluzione, dove l’adozione di tecnologie AI è letteralmente esplosa nell’ultimo anno, segnando un incremento dal 8,2% al 16,4% tra le aziende con almeno 10 addetti. Un balzo che diventa ancora più significativo se si guarda indietro al 2023, quando la penetrazione dell’AI si fermava al 5%.

Il grande salto delle grandi imprese

Il fenomeno mostra tuttavia due velocità ben distinte. Mentre le piccole e medie imprese hanno comunque raddoppiato la loro presenza nell’universo AI, passando dal 7,7% al 15,7%, sono le grandi aziende a correre con maggior decisione: più della metà di esse, precisamente il 53,1%, utilizza oggi almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro il 32,5% dell’anno precedente. Un divario che si allarga progressivamente, segno di una forbice che separa chi può permettersi investimenti significativi in innovazione da chi procede con maggiore cautela.

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L’analisi geografica rivela come il Nord-ovest abbia accelerato più di altre aree, con una crescita dall’8,9% al 19,3%, consolidando il proprio ruolo di locomotiva dell’innovazione tecnologica nazionale. Ma l’elemento più interessante emerge guardando ai settori: informatica e servizi d’informazione guidano la classifica con il 53% di penetrazione, seguiti dalla produzione cinematografica e audiovisiva al 49,5%, e dalle telecomunicazioni con il 37,3%.

L’IA generativa entra in scena

Tra le tecnologie adottate, emerge prepotente il tema dell’intelligenza artificiale generativa. Oltre la metà delle imprese che utilizzano AI, il 59,1%, ha già iniziato a sperimentare strumenti generativi capaci di produrre testi, immagini, video o audio. Si tratta di una testimonianza diretta dell’impatto che ChatGPT e tecnologie simili hanno avuto nel rendere l’AI più accessibile e immediatamente utilizzabile anche per chi non possiede competenze tecniche specialistiche.

Le applicazioni più diffuse riguardano l’estrazione di conoscenza da documenti testuali, adottata dal 70,8% delle imprese che usano AI, seguita appunto dall’IA generativa e dalle tecnologie di riconoscimento vocale. Più contenuta, ma comunque significativa, la diffusione del machine learning per l’analisi dei dati e del riconoscimento delle immagini.

Marketing ed innovazione: i campi di battaglia dell’AI

Ma dove viene applicata concretamente questa tecnologia? Gli ambiti aziendali più coinvolti sono il marketing e le vendite, con il 33,1% delle imprese utilizzatrici, seguiti dall’organizzazione dei processi amministrativi al 25,7%, e dalla ricerca e sviluppo con il 20%. Significativo notare come questi tre settori abbiano registrato incrementi superiori al 60% rispetto all’anno precedente, con punte del 92,6% per il marketing.

Le grandi imprese si distinguono particolarmente nell’uso dell’AI per la sicurezza informatica, dove raggiungono il 43,7%, mentre settori specifici come telecomunicazioni ed energia mostrano applicazioni diversificate in molteplici aree aziendali. Un dato però fa riflettere: il 33,4% delle imprese che dichiarano di utilizzare AI non è in grado di indicare una specifica finalità aziendale. Si tratta principalmente di piccole realtà che sembrano trovarsi in una fase ancora sperimentale, dove l’adozione della tecnologia precede la definizione di strategie applicative chiare.

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Gli ostacoli sulla strada dell’innovazione

Cosa frena le imprese dall’abbracciare l’intelligenza artificiale? Il principale ostacolo, citato dal 58,6% di chi ha valutato ma non implementato soluzioni AI, è la mancanza di competenze adeguate. Un problema strutturale che evidenzia quanto sia urgente investire in formazione e sviluppo delle capacità digitali. Seguono la carenza di chiarezza legislativa, la scarsa qualità dei dati disponibili, le preoccupazioni per la privacy e i costi elevati.

Interessante notare come solo il 14,8% delle imprese ritenga l’AI semplicemente non utile per la propria attività, una percentuale sostanzialmente stabile rispetto al passato. Questo suggerisce che la resistenza all’adozione non nasce tanto da scetticismo sulla tecnologia, quanto da ostacoli concreti e superabili.

Il quadro più ampio della digitalizzazione

L’esplosione dell’AI si inserisce in un contesto di generale accelerazione digitale. L’utilizzo di software gestionali è cresciuto di 7 punti percentuali rispetto al 2023, raggiungendo il 56% delle imprese. I servizi di cloud computing intermedio o avanzato interessano ora il 68,1% delle aziende, mentre l’analisi dei dati ha registrato un balzo impressionante dal 26,6% al 42,7% nell’ultimo biennio.

Questi numeri assumono particolare rilevanza se letti alla luce degli obiettivi europei del “Decennio Digitale”, che puntano a portare il 90% delle PMI a un livello base di digitalizzazione entro il 2030. L’Italia ha fatto passi da gigante, passando dal 68,1% del 2023 all’88,3% del 2025, lasciando solo 11,7 punti percentuali da coprire nei prossimi cinque anni.

Uno sguardo al futuro

I dati Istat disegnano un’Italia delle imprese in rapida trasformazione, dove l’intelligenza artificiale sta passando da tecnologia di nicchia a strumento diffuso, anche se con ritmi e modalità diverse tra grandi e piccole aziende. La sfida principale non sarà tanto continuare questa crescita quantitativa, quanto garantire che l’adozione dell’AI diventi davvero strategica e non rimanga confinata a sperimentazioni superficiali.

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Il vero banco di prova sarà la capacità del sistema Paese di colmare il gap di competenze, fornire chiarezza normativa e supportare concretamente le PMI in questo percorso. Solo così la rivoluzione digitale potrà tradursi in vantaggio competitivo diffuso, e non amplificare ulteriormente le distanze tra chi corre e chi resta indietro nel nuovo panorama industriale.

Fonte di Redazione: Comunicato Stampa ISTAT


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