Il pesto alla genovese pronto che trovi tra gli scaffali del supermercato è sotto la lente d’ingrandimento, con risultati che stanno facendo discutere gli amanti della cucina italiana.
La recente analisi di Altroconsumo ha esaminato ben 79 referenze, sollevando dubbi sulla qualità nutrizionale di gran parte dei prodotti disponibili.
Il verdetto di Altroconsumo
L’indagine, che ha preso in esame 79 tipi di pesto differenti, ha rivelato un panorama piuttosto critico per i prodotti industriali. Nessun marchio ha ottenuto una valutazione positiva, con l’ampia maggioranza (76 prodotti) bocciata con giudizi “scarsi” o “molto scarsi”. Solo tre referenze sono riuscite a superare la soglia minima, venendo classificate come “accettabili”.
Perché il pesto è bocciato
A pesare sul giudizio negativo sono stati principalmente i valori nutrizionali, analizzati attraverso criteri severi che tengono conto della presenza di grassi saturi, sale e additivi. Altroconsumo sottolinea come l’elevata trasformazione industriale, unita a ricette che includono spesso grandi quantità di olio, formaggi e frutta secca, allontani questi prodotti dagli standard di qualità auspicabili.
I prodotti … meno peggio
Nonostante la bocciatura generale della categoria, il test ha evidenziato tre prodotti che, pur non brillando, si distinguono leggermente dagli altri per il punteggio ottenuto:
| Prodotto | Punteggio (su 100) |
|---|---|
| Lettere dall’Italia (MD) Pesto alla genovese | 42 |
| Lettere dall’Italia (MD) Pesto senza aglio | 42 |
| Vemondo (Lidl) Pesto vegano al basilico | 41 |
Questi risultati invitano a una maggiore consapevolezza durante la spesa: sebbene la comodità di un vasetto pronto sia innegabile, leggere attentamente le etichette resta la strategia migliore per chi non vuole rinunciare alla qualità in cucina.
Per un’esperienza autentica, il consiglio resta sempre quello di preparare il pesto in casa con basilico fresco, pinoli, parmigiano, pecorino e un buon olio extravergine d’oliva



