La crisi nello Stretto di Hormuz sta tenendo col fiato sospeso i mercati globali, con raid aerei, minacce iraniane e transiti ridotti al minimo.
Paolo Pessina, presidente di Federagenti, riconosce la gravità della situazione ma invita il settore shipping a non cedere al catastrofismo, puntando sulla resilienza storica del comparto.
Le parole di Pessina: elasticità contro l’emergenza
Pessina, intervistato da diversi media, ammette di “nuotare contro corrente” ma sottolinea che lo shipping ha già affrontato crisi simili, come gli attacchi Houthi nel Mar Rosso o la chiusura del Canale di Suez tra il 1967 e il 1975. “Il settore saprà rispondere con elasticità e capacità di adattamento, riorganizzando rotte e network logistici”, afferma il presidente di Federagenti, ricordando le oltre mille navi bloccate nell’area.
Questa fiducia si basa su tre pilastri: l’esperienza storica del trasporto marittimo, gli interessi economici convergenti di giganti come Cina e India – dipendenti da petrolio e gas – e le misure immediate come clausole di forza maggiore e corridoi alternativi, seppur più costosi.
Impatti sull’Italia e prospettive globali
Per l’Italia, la situazione è critica: circa 150 navi bloccate nel Golfo e un export verso il Medio Oriente da 28 miliardi di euro a rischio. I porti genovesi e liguri, pilastri del sistema logistico nazionale, sono sotto stress ma pronti a “rimboccarsi le maniche” con missioni navali di scorta.
Pessina prevede una soluzione operativa nel breve-medio termine, grazie alla magnitudo degli interessi globali in gioco. Le compagnie armatoriali stanno già studiando deviazioni, con il fattore tempo determinante per minimizzare i danni.
Mentre i prezzi energetici fluttuano e le supply chain si riorganizzano, lo Stretto di Hormuz rimane un “choke point” strategico vitale per il 20-30% del commercio mondiale di petrolio. La crisi, partita da tensioni nel Golfo Persico, potrebbe ridisegnare rotte e hub logistici europei, premiando chi innova.
Per gli uomini d’affari e professionisti del settore, è un monito: diversificare percorsi e rafforzare la diplomazia navale è essenziale. Federagenti guarda al “bicchiere mezzo pieno”, confidando nella storia di un comparto che non si arrende






