Geolier, Tutto è Possibile, la nostra recensione

Ci sono momenti nella vita in cui il successo si trasforma in qualcosa di inaspettato. Non è più solo una conquista, ma diventa un abito che calza diversamente da come avevi immaginato.

È quello che racconta Geolier nel suo nuovo album “Tutto è Possibile”, uscito oggi 16 gennaio 2026: un disco che parla di soldi, fama e della sensazione paradossale di sentirsi più soli proprio quando si ha tutto.

A 24 anni, Emanuele Palumbo ha ottenuto ciò che molti artisti inseguono per un’intera carriera. Tre concerti sold out allo Stadio Maradona nel 2024, altri tre programmati per l’estate 2026, collaborazioni con 50 Cent e Anuel AA, e la capacità di far parlare napoletano all’intera Italia. Eppure, in questo quarto lavoro discografico, emerge un’altra storia: quella di un ragazzo del rione che si trova a fare i conti con un’esistenza che non riconosce più come propria.

Quattro sono i brani che per noi caratterizzano questa ultima fatica di Geolier, eccoli…

Tutto è Possibile: Il Titolo Come Manifesto

Il disco si apre con una collaborazione postuma con Pino Daniele, a dare il titolo all’intero progetto. Un passaggio di testimone simbolico tra generazioni diverse di Napoli, tra chi ha raccontato la città con la chitarra e chi lo fa oggi con il flow. Ma “Tutto è Possibile” non è un album celebrativo: è un confronto onesto con le conseguenze del successo.

Nel brano che dà il titolo al lavoro, Geolier mette in scena questa dicotomia con lucidità. La traccia rappresenta il manifesto di un’intera generazione che ha visto realizzarsi i propri sogni economici, scoprendo che forse la felicità era altrove. Il beat contemporaneo si intreccia con riferimenti alla tradizione partenopea, creando una tensione musicale che rispecchia perfettamente il conflitto interiore dell’artista.

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P’Forz: La Forza di Mostrare la Propria Fragilità

“P’Forz” è probabilmente uno dei momenti più intensi dell’album. Qui Geolier affronta con disarmante sincerità il tema della solitudine che accompagna il successo. Non è il classico brano di denuncia sociale, ma una confessione personale: quella di chi si sente “distratto” e “più stanco”, di chi a 24 anni ne sente 40.

La produzione gioca su sonorità minimali che lasciano spazio alla voce e alle parole. Il flow si fa più cadenzato, quasi a sottolineare il peso di ogni affermazione. È un pezzo che non cerca il tormentone, ma la verità. E la verità, in questo caso, è che i soldi possono essere “solo un modo di morire più comodi”.

Phantom: L’Internazionalizzazione Senza Perdere l’Identità

Con “Phantom“, featuring 50 Cent, Geolier compie il salto internazionale senza tradire le proprie radici. Il brano rappresenta l’ambizione globale dell’album, con Curtis Jackson che porta il peso della West Coast mentre Emanuele mantiene saldo il suo napoletano.

La traccia funziona perché non cerca compromessi stilistici forzati. Geolier non tenta di americanizzarsi: resta se stesso, con il proprio accento, la propria identità, il proprio modo di stare sul beat. È un dialogo tra due mondi che si rispettano senza cancellarsi a vicenda. La produzione strizza l’occhio al rap più classico, con riferimenti a Kendrick Lamar e al suono della costa ovest, ma filtrati attraverso la sensibilità partenopea.

A Napoli Non Piove: Il Legame Indissolubile con la Città

“A Napoli Non Piove” è forse il brano più emblematico del rapporto complicato di Geolier con la propria città. Napoli è casa, è identità, è l’anima del suo rap. Ma Napoli è anche il luogo dove non può più camminare liberamente, dove viene assalito per una foto, dove è diventato “una statua, un quadro in una mostra”.

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La traccia racconta questa ambivalenza con una maturità sorprendente per un artista così giovane. C’è nostalgia per il passato (“eravamo tutti più ricchi prima nella miseria”), c’è orgoglio per le origini, c’è la consapevolezza che il rione non permette compromessi. Geolier si trova a dover ballare sull’equilibrio impossibile tra la strada e la villa, tra il motorino e la supercar.

La produzione evoca l’atmosfera della città, con suoni che rimandano ai vicoli, alle piazze, a quella Napoli popolare che è il DNA dell’artista. Ma c’è anche la pioggia metaforica del cambiamento, quel temporale che si manifesta sullo sfondo mentre la barca del successo diventa sempre più simile a uno yacht.

Lo Stile del Successo

In “Tutto è Possibile”, Geolier affronta un tema che raramente viene trattato nel rap italiano con questa sincerità: il malessere che nasce dal benessere. Le auto ribassate, le collane che danno “solo fastidio”, i vestiti nuovi che sembrano scomodi. È il guardaroba del successo che non calza come dovrebbe.

L’album funziona perché non cerca risposte facili. Geolier non rinnega il successo, non fa finta che i soldi non contino.

Ma racconta onestamente il prezzo nascosto: la gabbia dei numeri, la sensazione di mangiare senza appetito, il sentirsi ridotto a una fotografia nella gallery di un fan.

Le 16 tracce del disco creano un racconto coerente, supportato da produzioni che mescolano il rap più cantabile con rimandi al suono internazionale, senza mai perdere l’identità partenopea. Tra gli altri featuring spiccano Sfera Ebbasta, Anna, Kid Yugi e il portoricano Anuel AA, ognuno portando il proprio contributo a questo racconto di ascesa e disillusione.

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Il Peso dell’Immagine

In “Sonnambulo”, “Desiderio” e “Un Ricco e un Povero”, Geolier sviluppa ulteriormente la riflessione sull’impossibilità di tornare indietro. Il ragazzo del rione economicamente è uscito, ma mentalmente rimane figlio di quel contesto. E questo crea una frattura: “Come si può essere poveri e ricchi nello stesso momento?”

La domanda non è retorica. È il dilemma esistenziale di chi ha hackerato l’ascensore sociale (bloccato per quasi tutti) e ora si trova in un piano che non riconosce, con un panorama che sì, è più bello, ma anche più solitario.

Oltre il Temporale

È un disco che racconta come il successo sia ambivalente, un “upside down” che ribalta le certezze. E lo fa con la consapevolezza di chi sa che non può tornare indietro, ma che continua a interrogarsi su dove stia andando.

Dopo gli stadi che lo accoglieranno quest’estate, dopo i record che questo album inevitabilmente stabilirà, cosa ci sarà per Geolier? La risposta, probabilmente, è scritta tra le righe di questi 16 brani: la continua ricerca di un equilibrio tra chi è stato e chi è diventato. Il tentativo di far convivere il rione con la fama, la strada con lo stadio, il ragazzo di sempre con la star internazionale.

E forse, proprio in questo equilibrio impossibile, sta la vera essenza del suo rap.


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