Continuano le indagini per ricostruire la dinamica dell’intervento di espianto e del trapianto del piccolo Domenico, il bambino morto a Napoli lo scorso 22 febbraio.
La vicenda del piccolo Domenico ha scosso l’intero Paese, poiché dietro la morte del bambino si celano degli imperdonabili errori umani. Un concorso di colpe che vede al centro l’equipe medica dell’ospedale Monaldi e quella della struttura ospedaliera di Bolzano, dove è stato eseguito l’espianto del cuore dal donatore.
Nel mirino degli inquirenti ci sono una serie di errori che hanno danneggiato in modo irreversibile l’organo da trapiantare. Al bambino è stato impiantato un cuore danneggiato, compromettendo ulteriormente il suo stato di salute.
Una relazione di quasi 300 pagine è stata inviata dalla Regione Campania al Ministero della Salute. Nel documento è possibile leggere la ricostruzione dei fatti e le dichiarazioni dettagliate del personale medico-sanitario.

Ho eseguito le direttive dell’equipe di Napoli: la dichiarazione dell’infermiere di Bolzano
Per ricostruire una dinamica dei fatti quanto più veritiera possibile sono stati interrogati tutti i membri del personale sanitario di entrambe le strutture ospedaliere coinvolte. L’infermiere dell’ospedale di Bolzano ha riferito di aver eseguito le indicazioni dei colleghi napoletani.
“Si è rivolta a me chiedendomi: ‘mi serve un contenitore di plastica’, intendeva un contenitore per il cuore. Io le ho risposto che non ne avevamo. Poi le ho fatto vedere i barattoli di istologia, dove mettiamo i pezzi anatomici”. Si tratta di contenitori in plastica non sterili. “Ha detto che andava bene, così gliel’ho dato” afferma l’operatore sanitario.
“Sono stato io a versare il ghiaccio nel box dove era contenuto il cuore, ma abbiamo solo eseguito le direttive dell’equipe di Napoli“ si legge nella relazione.
Nel racconto si fa riferimento al ghiaccio: “Sono uscito in presala operatoria, ho preso la scatola di polistirolo col ghiaccio, sono rientrato, l’ho mostrato alla chirurga di Napoli, e le ho detto ‘questo abbiamo’. Le ho chiesto se andasse bene e lei ha detto di sì”
Nel frattempo è emerso che l’ospedale Monaldi disponeva di ben tre box tecnologici, ma l’equipe medica non ne era a conoscenza.
