Caporalato nei Rider: la Procura di Milano Colpisce i Giganti del Fast Food.

Le indagini potrebbero portare a riforme, spingendo brand a rivedere partnership e garantire etica nelle consegne

La Procura di Milano intensifica la lotta contro il caporalato nei rider, estendendo le indagini ai grandi marchi del food che usano piattaforme come Deliveroo.

Il pm Paolo Storari ha richiesto documenti a McDonald’s, Burger King, Esselunga e altri, per verificare i loro modelli organizzativi contro il caporalato.

L’Inchiesta in Corso

Dopo i commissariamenti di Glovo e Deliveroo per paghe da fame – spesso sotto la soglia di povertà per 20mila rider in Italia – i magistrati puntano sulle catene in “rapporti contrattuali” con queste piattaforme. Le società coinvolte, tra cui Carrefour, Crai Secom, Poke House e KFC, devono esibire documenti sui protocolli anti-sfruttamento, senza essere indagate al momento. L’obiettivo è chiarire se i loro sistemi organizzativi prevengano o agevolino il reato.

Impatti sul Settore Delivery

Questa mossa solleva interrogativi sul circuito dello sfruttamento: multinazionali che affidano consegne a rider pagati pochi euro a ordine, senza adeguate tutele. Il 73% dei fattorini guadagna meno di 1.245 euro mensili, con rischi stradali e condizioni precarie denunciate da tempo. Sindacati come Uiltucs chiedono contratti collettivi per tutelare i lavoratori.

Prospettive per i Consumatori

Per gli uomini attenti a stile e comodità, questo scandalo tocca il quotidiano: ordinare un burger a domicilio potrebbe finanziare catene di sfruttamento. Le indagini potrebbero portare a riforme, spingendo brand a rivedere partnership e garantire etica nelle consegne. Intanto, Milano guida una battaglia che potrebbe cambiare il delivery in Italia.



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