Umberto Bossi, storico fondatore della Lega Nord e icona della politica italiana, è morto all’età di 84 anni all’ospedale di Circolo di Varese, dove era ricoverato da alcuni giorni.
Nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago, il “Senatùr” ha segnato decenni di battaglie federaliste con lo slogan “Roma ladrona”, diventando ministro delle Riforme nei governi Berlusconi.
La sua parabola inizia negli anni ’80: dal fallito tentativo musicale al Festival di Castrocaro nel 1961, passa alla politica con la Lega Autonomista Lombarda nel 1984, evolvendo nella Lega Nord nel 1991. Eletto senatore nel 1987, Bossi guida il Carroccio attraverso Tangentopoli, alleanze con Berlusconi e il ribaltone del 1994, fino al governo nel 2001 come ministro per le Riforme istituzionali e la Devoluzione.
Colpito da un grave ictus nel 2004 e da altri malori nel 2019, Bossi lascia la segreteria nel 2012 dopo lo scandalo rimborsi elettorali, con condanna a 1 anno e 10 mesi (prescritta nel 2019). Rimane presidente a vita della Lega, criticando eredi come Salvini e difendendo l’autonomia settentrionale.
Figura controversa, tra successi elettorali e processi, Bossi incarna il celodurismo padano e il sogno di una Padania indipendente. Per gli uomini italiani, rappresenta il leader carismatico che ha sfidato il centralismo con tenacia virile. La sua scomparsa, annunciata il 19 marzo 2026, chiude un’era politica.





