Made in Italy a rischio: il presunto scandalo Tod’s ed il prezzo nascosto del lusso italiano.

l presunto scandalo Tod’s ed il prezzo nascosto del lusso italiano
Fonte: Wikipedia

Uno dei nostri marchi simbolo del Made in Italy e del lusso italiano, Tod’s, è finito nel mirino della Procura di Milano per presunti casi di caporalato nella sua filiera produttiva, con due opifici cinesi nelle Marche al centro delle indagini.

Nonostante l’azienda non sia formalmente indagata, la richiesta di amministrazione giudiziaria è stata avanzata per “carenze organizzative” e “mancati controlli” che avrebbero colposamente agevolato lo sfruttamento di lavoratori pagati fino a 2,75 euro l’ora in condizioni definite “ottocentesche”.

Il caso, che coinvolge anche altri colossi della moda come Armani e Loro Piana, riapre il dibattito sulla credibilità del “Made in Italy” e sulla trasparenza delle filiere del lusso, con la Cassazione chiamata a decidere sulla competenza territoriale il prossimo 19 novembre.

Di cosa si parlerebbe in questa inchiesta?

La Procura di Milano ha chiesto il commissariamento giudiziario di Tod’s spa a causa di presunti episodi di caporalato nella sua filiera produttiva, con particolare riferimento a due opifici cinesi nelle Marche dove sarebbero state prodotte parti di calzature destinate alla vendita al pubblico.

L’azienda non è formalmente indagata, ma è coinvolta in base all’articolo 34 del Codice Antimafia per “carenze organizzative” e “mancati controlli” che avrebbero colposamente agevolato appaltatori e subappaltatori gravemente indiziati di sfruttamento lavorativo.

Il caso giudiziario

La richiesta di amministrazione giudiziaria, avanzata dal pm Paolo Storari, è attualmente pendente in Cassazione a causa di una questione di competenza territoriale: il Tribunale di Milano e la Corte d’Appello hanno ritenuto che la competenza spetti al tribunale di Ancona, dove si trovano gli opifici coinvolti e la sede legale di Tod’s.

Tuttavia, la Procura di Milano contesta questa interpretazione, sostenendo che non esiste una distinzione legale tra caporalato “consentito” e “non consentito”, e che Tod’s avrebbe avuto conoscenza delle violazioni grazie a audit periodici i cui esiti non sono stati seguiti da interventi efficaci.

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Condizioni di lavoro denunciate

Gli investigatori descrivono condizioni di lavoro “ottocentesche” nei laboratori coinvolti, con paghe orarie di soli 2,75 euro, turni notturni e festivi, ambienti fatiscenti dove si lavora, mangia e dorme, e macchinari privi di sistemi di sicurezza.

Queste condizioni, definite dal pm come “para schiavitù”, rientrano in un fenomeno più ampio di sfruttamento nella filiera dell’alta moda italiana, che ha già coinvolto marchi come Valentino, Dior, Armani e Loro Piana.

La risposta di Tod’s

Per dovere di cronaca riportiamo che Tod’s ha negato ogni irregolarità, affermando di rispettare pienamente la normativa vigente sul lavoro e di effettuare controlli costanti sui subfornitori, i quali sottoscrivono accordi formali per garantire condizioni di lavoro adeguate. L’azienda ha inoltre sottolineato che i suoi stabilimenti diretti sono considerati un’eccellenza mondiale per la tutela ambientale e il benessere dei dipendenti.

Impatto sul Made in Italy

L’ennesimo scandalo legato al caporalato in un marchio simbolo del lusso italiano mina ulteriormente la credibilità del “Made in Italy”, già compromessa da precedenti inchieste su altri colossi della moda.

Il caso evidenzia una crescente frattura tra l’immagine di eccellenza artigianale promossa dai brand e la realtà di filiere opache e sfruttamento, con un danno reputazionale significativo per il settore, amplificato dalla copertura mediatica internazionale.

Purtroppo, la normativa europea, che permette di etichettare come Made in Italy capi prodotti all’estero con solo una minima lavorazione finale in Italia, contribuisce a svuotare di significato questa dicitura.

Le nostre considerazioni

Queste notizie fanno male all’Italia ed a tutto il comparto; noi siamo certi che le risposte che darà l’azienda contribuiranno a dipanare i dubbi emersi dall’inchiesta. Fino a prova contraria.

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