Questo sito fa parte del network del Gruppo Mondo Media e contribuisce alla sua audience editoriale.

Nepal e Tibet, il bilancio aggiornato della catastrofe del 26 agosto

Credits: AP Photo

L’alluvione lampo provocata dal collasso di una massa glaciale ha devastato le regioni himalayane al confine tra Nepal e Tibet. Secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili, i morti sono almeno 1.135: 1.114 in Nepal e 21 sul versante tibetano. I dispersi sono oltre 4.400, mentre migliaia di persone restano senza casa o isolate.

Il bilancio delle vittime al 3 settembre

La catastrofe iniziata il 26 agosto continua ad aggravarsi. In Nepal, l’autorità per la gestione delle emergenze ha comunicato 1.114 vittime e circa 3.900 dispersi. In Tibet, le autorità cinesi riferiscono invece di 21 morti e 541 persone ancora irreperibili. Il bilancio complessivo è quindi di almeno 1.135 morti e oltre 4.400 dispersi.

I numeri restano provvisori. Le operazioni di ricerca procedono in condizioni difficili e diversi lavoratori potrebbero essere ancora intrappolati all’interno di gallerie utilizzate per gli impianti idroelettrici. Le autorità nepalesi temono che il numero delle vittime possa aumentare con il recupero dei corpi dalle aree più isolate.

Che cosa è successo?

La prima ipotesi aveva collegato l’evento a un possibile terremoto. Le valutazioni successive indicano invece il collasso di una massa di ghiaccio e roccia nell’area glaciale del Langtang Lirung, vicino al confine tra Nepal e Tibet.

La frana avrebbe generato una violentissima onda di acqua, fango e detriti, incanalatasi nella valle e poi lungo il fiume Bhote Koshi. In pochi minuti, la massa ha travolto abitazioni, villaggi, strade, ponti e infrastrutture energetiche. Secondo una prima ricostruzione, il flusso di detriti avrebbe percorso circa 22 chilometri fino al valico di Gyirong in appena sette minuti.

Le aree nepalesi maggiormente colpite comprendono i distretti di Rasuwa, Nuwakot, Dhading, Gorkha e Tanahun. Intere comunità sono rimaste tagliate fuori dai collegamenti, mentre oltre 40 ponti sarebbero stati distrutti o gravemente danneggiati.bbc+1

Soccorsi ancora complessi

Le squadre nepalesi e cinesi stanno lavorando per riaprire le vie di accesso e raggiungere le zone più colpite. Vengono utilizzati elicotteri, droni e mezzi pesanti, ma le condizioni meteorologiche e il rischio di nuove frane rallentano le operazioni.

Secondo gli aggiornamenti diffusi dalle autorità nepalesi, quasi 12.000 persone sono state tratte in salvo. Tuttavia, molti villaggi dipendono ancora dai rifornimenti aerei per ricevere carburante, acqua potabile, medicinali e generi alimentari.

La distruzione delle infrastrutture ha inoltre aggravato l’emergenza sanitaria. Acqua contaminata, rifugi sovraffollati e strutture mediche danneggiate aumentano il rischio di malattie, soprattutto tra bambini, anziani e persone rimaste senza assistenza.

Oltre 65.000 persone coinvolte

L’UNICEF stima che in Nepal siano state colpite almeno 65.000 persone, tra cui circa 22.100 bambini. Più di 19 scuole sono state distrutte e altre 80 risultano danneggiate lungo il corso del fiume; circa 10.000 bambini in età scolare hanno bisogno di spazi temporanei, materiali didattici e sostegno psicologico.

Le necessità più urgenti sono:

  • acqua sicura e sistemi di depurazione;
  • cibo e assistenza nutrizionale;
  • tende e alloggi temporanei;
  • cure mediche e medicinali;
  • supporto psicologico;
  • ricongiungimento dei minori separati dalle famiglie.

Le organizzazioni umanitarie stanno distribuendo kit igienici, tende mediche, zanzariere, alimenti terapeutici e materiali per l’assistenza all’infanzia. Il governo del Nepal ha inoltre dichiarato lo stato di emergenza nelle aree più colpite e predisposto misure di sostegno per le famiglie delle vittime e degli sfollati.bbc+1

Il rischio legato ai ghiacciai

La tragedia riaccende l’attenzione sulla crescente instabilità dell’altopiano tibetano. Secondo un funzionario del Centro nazionale cinese per il clima, negli ultimi 60 anni l’area complessiva dei ghiacciai dell’altopiano si sarebbe ridotta di circa il 24%, mentre circa 7.000 piccoli ghiacciai sarebbero scomparsi del tutto.

Gli esperti avvertono che il deterioramento della stabilità glaciale potrebbe favorire nuovi eventi a cascata: collassi, frane, laghi temporanei e improvvise ondate di piena. Il cambiamento climatico non è indicato come unica causa dell’evento, ma può aumentare la vulnerabilità delle montagne e rendere più frequenti episodi estremi.

Le ricerche continuano

A una settimana dalla catastrofe, la priorità resta individuare i dispersi, identificare le vittime e garantire assistenza alle comunità isolate. La cooperazione tra Nepal, Cina e organizzazioni internazionali è resa indispensabile dalla vastità dei danni e dalla difficoltà di raggiungere le valli himalayane.

Il bilancio aggiornato è dunque di almeno 1.135 morti e oltre 4.400 dispersi, ma resta destinato a cambiare nelle prossime ore con il proseguimento delle ricerche. La piena dimensione della tragedia non è ancora completamente misurabile.

FAQ

Quante sono le vittime dell’alluvione tra Nepal e Tibet?

Gli ultimi dati disponibili indicano almeno 1.135 morti: 1.114 in Nepal e 21 in Tibet.

Quante persone risultano disperse?

I dispersi sono oltre 4.400: circa 3.900 in Nepal e 541 sul versante tibetano.

Quando è avvenuta la catastrofe?

L’evento è iniziato il 26 agosto 2026 nelle regioni himalayane al confine tra Nepal e Tibet.

Qual è stata la causa?

Le prime valutazioni indicano il collasso di una massa di ghiaccio e roccia in area glaciale, seguito da una violentissima alluvione di acqua, fango e detriti.

Quali zone del Nepal sono state colpite?

Tra le aree più danneggiate figurano Rasuwa, Nuwakot, Dhading, Gorkha e Tanahun.

Cerca attività nella nostra Directory

Google · Fonti Preferite

Segui MondoUomo su Google

Aggiungici alle tue fonti preferite e non perdere nessun articolo

Aggiungi ora →

pubblicità adv magazine uomo
El Niño da record, l’allarme dell’Onu: il 2027 potrebbe essere l’anno più caldo di sempre!
Previous Story

El Niño da record, l’allarme dell’Onu: il 2027 potrebbe essere l’anno più caldo di sempre!

Prossima storia

Il set LEGO definitivo esiste ed è lungo più di un metro: perché il nuovo Super Star Destroyer è il regalo da collezionismo dell’anno!

Chiedi al tuo Gentleman AI

Gentleman AI
Consigli di stile, grooming e galateo. Chiedi quello che vuoi.

La Directory di MondoUomo.it

Seguici sui social

Vai al sito ufficiale del nostro Podcast

Iscriviti alla newsletter

iscrizione newsletter mondouomo.it

MondoUomo.it è il magazine italiano completamente online e gratuito, dedicato allo stile di vita di ogni uomo di oggi. Proponiamo quotidianamente contenuti su moda, business, lavoro, benessere, salute, relazioni, viaggi, tecnologia, cultura, gusto e lusso.
La nostra redazione seleziona temi utili per l’uomo moderno che cerca idee precise, informazioni affidabili e una visione elegante su ciò che conta davvero.

Scopri la nuova rubrica dedicata alla recensioni ad alto valore aggiunto…

Editor's Review | MondoUomo.it Brands Ambassasor

MondoUomo.it / www.mondou.it / è un progetto editoriale online a cura e parte del network editoriale del Gruppo Mondo Media | Via M.A. Acquaviva 41 | 80143 Napoli | P.IVA: IT10210131214 | REA NA – 1125832 | N° Iscrizione ROC: 42749 | Testata giornalistica registrata #3 del 2/3/2023.

error: I contenuti del magazine online MondoUomo.it sono protetti da Copyright

Non perdere questi articoli

El Niño da record, l’allarme dell’Onu: il 2027 potrebbe essere l’anno più caldo di sempre!

El Niño da record, l’allarme dell’Onu: il 2027 potrebbe essere l’anno più caldo di sempre!

El Niño potrebbe raggiungere un’intensità eccezionale e spingere il 2027

Catastrofe Nepal-Tibet: bilancio aggiornato e la tragedia degli italiani.

Il bilancio continua a salire mentre proseguono le operazioni di

Guerra Iran-USA-Israele: nuova escalation e impatto sulle spese degli italiani

Domenica 31 agosto 2026 si è riaperta una fase critica
Exit mobile version