Le pensioni di reversibilità subiscono cambiamenti significativi nel 2026, con tagli reddituali più stringenti e rivalutazioni dell’1,4% che modificano importi e ripartizioni in base al nucleo familiare.
Questi adeguamenti, recepiti dall’INPS con il trattamento minimo a 611 euro mensili, preoccupano i beneficiari per potenziali riduzioni automatiche su redditi familiari elevati. La normativa bilancia aumenti e decurtazioni, tutelando però famiglie con figli minori o disabili.
Tagli Reddituali Aggiornati
I tagli si attivano oltre soglie precise: 25% oltre 23.862,15 euro annui, 40% sopra 31.816,20 euro e 50% oltre 39.769,25 euro di reddito familiare. La Consulta con sentenza 162/2022 conferma la legittimità, ma limita le riduzioni al massimo dell’eccesso reddituale, evitando penalizzazioni eccessive. Esclusi dai tagli i nuclei con figli minorenni, studenti o disabili, preservando l’assegno integrale.
Rivalutazioni ed Aumenti INPS
Tutti gli assegni fino a quattro volte il minimo crescono dell’1,4%, con quote al 90% tra quattro e cinque volte e 75% oltre, applicate sulla pensione originaria del defunto prima della ripartizione. L’incremento al milione porta il minimo a 768,30 euro, con esempi pratici: coniuge al 60% riceve circa 461 euro, figlio al 20% intorno a 154 euro. Assegni sotto minimo godono di doppia rivalutazione (1,4% + 1,3%), come da 500 a oltre 513 euro pre-ripartizione.
Ripartizione tra Beneficiari
Le quote standard prevedono 60% al coniuge superstite, 80% con un figlio, 100% con due o più; in assenza di coniuge, 100% ai figli. Gli adeguamenti Istat possono spingere in fasce penalizzanti superiori, consigliando verifiche fiscali anticipate per evitare sorprese mensili. L’INPS liquiderà i nuovi importi nei primi mesi, includendo tredicesima e quattordicesima, richiedendo attenzione nei bilanci familiari complessi.
Fonte di Redazione: SkyTg24



