I dati Istat diffusi da Ansa.it rivelano un divario abissale: nel 2024 il reddito disponibile medio pro capite al Sud è di soli 17.800 euro annui, il 31% in meno rispetto al resto d’Italia.
Questa forbice economica, che penalizza soprattutto famiglie e uomini di mezza età in cerca di stabilità, mette a nudo le fragilità del Mezzogiorno nonostante una lieve crescita nazionale sul 2023.
Divario Nord-Sud: numeri choc
L’Istat certifica che il reddito disponibile lordo reale delle famiglie è in timida risalita (+2,7% nominale nel 2024), ma il Sud resta fanalino di coda con valori fermi a livelli pre-pandemia. Al Nord e Centro si viaggia oltre i 25.000 euro medi, trainati da occupazione e produttività; Campania, Sicilia e Calabria arrancano per disoccupazione cronica e basso valore aggiunto. Per un padre di famiglia a Napoli o Bari, significa 1.500 euro netti al mese contro i 2.100 del Milanese: bollette, mutui e scuola dei figli diventano un incubo quotidiano.
Impatto sugli uomini del Sud
Questo gap erode il potere d’acquisto maschile, chiave per il ruolo tradizionale di breadwinner: meno risorse per auto, manutenzione casa o hobby come palestra e tecnologia. Istat prevede per il 2025 una crescita Pil dello 0,5%, ma retribuzioni pro capite ferme al +2,9% contro inflazione persistente, con il Sud che rischia stagnazione. Giovani under 40 emigrano al Nord per stipendi +15-20%, lasciando comunità invecchiate e imprese senza manodopera qualificata.
Prospettive 2026: luci o ombre?
Le previsioni Istat indicano occupazione in lieve rialzo (+1,3% ULA nel 2025), ma disoccupazione al Sud resta doppia rispetto al Nord (oltre 12%). Servono investimenti in infrastrutture e formazione tech per colmare il 31%, altrimenti il divario si allarga. Per gli uomini del Sud, è ora di spingere su competenze digitali e freelance: il futuro è mobile, non fermo al passato.
Fonte di Redazione: Ansa.it



