L’arrivo di Maurizio Sarri sulla panchina dell’Atalanta non rappresenta solo un cambio di guida tecnica, ma una vera e propria svolta storica. Dopo quasi un decennio caratterizzato dalla difesa a tre, dalle marcature a uomo a tutto campo e dal calcio verticale di Gian Piero Gasperini, i nerazzurri si preparano a una metamorfosi profonda. Il “Sarrismo” sbarca a Bergamo, portando con sé una filosofia basata sul possesso palla, sulla costruzione dal basso e su una linea difensiva a quattro che dovrà essere assimilata in tempi record.
L’identità di Sarri: possesso, palleggio e pressing
Il calcio di Sarri è un’orchestra che richiede sincronismi perfetti. I principi cardine sono chiari: baricentro alto e gestione del ritmo attraverso il palleggio. Nelle prime uscite amichevoli, è già emersa la volontà di impostare l’azione partendo dai piedi del portiere e dei centrali, cercando costantemente il gioco a due o tre tocchi per risalire il campo. Un ruolo chiave lo sta giocando Gaetano, utilizzato come “metronomo” per velocizzare la manovra e dare fluidità al gioco. Se la fase offensiva appare già delineata, resta da affinare il pressing organizzato: i carichi di lavoro pesanti delle prime settimane hanno finora limitato la capacità della squadra di recuperare il pallone immediatamente dopo la perdita.
La nuova architettura: il 4-3-3 di riferimento
Il modulo destinato a diventare il marchio di fabbrica della nuova Dea è il 4-3-3. Tra i pali, Carnesecchi resta il baluardo, protetto da una linea a quattro che vede Bellanova e Zappacosta sugli esterni. Per entrambi si prospetta un’evoluzione: Bellanova potrà concentrarsi maggiormente sulla spinta senza l’onere di coprire l’intera fascia, mentre Zappacosta, veterano dei sistemi sarriani, non avrà difficoltà ad adattarsi. La vera sfida riguarda i centrali: Scalvini, Kossounou, Djimsiti e Hien dovranno resettare anni di difesa a tre per imparare a muoversi in linea, coordinando i movimenti sulla palla e non più solo sull’uomo.
Il cuore della manovra: il ruolo del regista e delle mezzali
In cabina di regia, il candidato naturale rimane Marten De Roon. L’olandese dovrà trasformarsi nel “nuovo Jorginho”, garantendo equilibrio e pulizia nei passaggi. Tuttavia, l’investimento fatto su Gaetano suggerisce che Sarri voglia un profilo più tecnico per gestire i tempi di gioco. Ai fianchi del “play” agiranno Ederson e Pasalic: il brasiliano avrà il compito di rompere le linee avversarie con le sue poderose progressioni palla al piede, mentre il croato si confermerà maestro degli inserimenti senza palla, diventando di fatto un attaccante aggiunto negli ultimi trenta metri.
Un tridente d’attacco tra tecnica e potenza
In avanti, l’Atalanta punta su una qualità sopraffina. Giacomo Raspadori, partendo da sinistra, avrà la licenza di accentrarsi per colpire col suo destro velenoso, mentre Charles De Ketelaere agirà sul fronte opposto. Il belga, muovendosi tra le linee, potrà agire da rifinitore aggiunto, dialogando stretto con Gianluca Scamacca. Il centravanti azzurro è il pivot ideale per Sarri: capace di giocare di sponda, partecipare alla manovra e dominare l’area di rigore. In alternativa, la fisicità di Krstovic offrirà soluzioni diverse a partita in corso.
L’alternativa tattica: il 4-2-3-1
Sebbene il 4-3-3 sia la base, Sarri non esclude il 4-2-3-1, modulo già adottato in passato per sfruttare un’abbondanza di giocatori offensivi. In questo scenario, la diga mediana sarebbe composta dalla coppia De Roon-Ederson, con Pasalic o Gaetano ad agire nel cuore della trequarti. Un’altra suggestione riguarda l’avvicinamento di De Ketelaere a Scamacca per formare un fronte d’attacco più compatto, lasciando spazio sugli esterni a profili come Maldini o Sulemana. Una soluzione duttile per scardinare le difese più chiuse della Serie A.
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