Oggi è il Margarita Day, uno dei drink più amati dagli uomini!

Ogni 22 febbraio il mondo si ferma per celebrare la Margarita. Un drink nato dalla leggenda, amato dagli uomini di stile, perfetto in ogni stagione. Ecco tutto quello che devi sapere — e bere.


Ci sono cocktail e poi c’è la Margarita. Non è solo un drink: è un’attitudine, uno stato d’animo, una dichiarazione di intenti. Ogni anno, il 22 febbraio, milioni di persone in tutto il mondo alzano il bicchiere bordata di sale per celebrare il National Margarita Day, una ricorrenza nata negli Stati Uniti ma che ormai ha valicato ogni confine, proprio come il tequila che scorre dentro ogni buon sorso.

E quest’anno, con il Margarita Day che cade di domenica, non ci sono scuse: è il momento perfetto per mixare, assaggiare e capire perché questo cocktail è — senza ombra di dubbio — uno dei più grandi di sempre.

Tre ingredienti, una leggenda

La Margarita è un cocktail di rara eleganza nella sua semplicità: tequila, triple sec e succo di lime. Tre elementi che, nelle proporzioni giuste, creano qualcosa di molto più grande della somma delle sue parti. C’è l’anima terrosa del blue agave, la dolcezza arancione del liquore, l’acidità tagliente del lime. E poi quel bordo di sale, che non è un dettaglio secondario ma il vero colpo di genio: amplifica i sapori, prepara il palato, crea contrasto. La Margarita non ha bisogno di complessità barocca per impressionare. Sa già il fatto suo.

Chi l’ha inventata? Dipende da chi chiedi

Ogni grande leggenda ha più padri, e la Margarita non fa eccezione. La storia più accreditata risale al 1938, quando Carlos “Danny” Herrera, proprietario di un ristorante in Baja California, creò il drink per una sua ospite speciale: Marjorie King, ballerina americana reduce da Broadway, allergica a tutti i superalcolici tranne la tequila. Herrera improvvisò, e nacque un capolavoro.

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Ma il racconto non finisce qui. Francisco “Pancho” Morales, bartender di Ciudad Juárez, rivendica la paternità del drink nel 1942 — e ha addirittura il supporto dell’agenzia di stampa ufficiale messicana Notimex. Poi c’è Margarita Sames, ricca texana di Dallas, convinta di aver inventato il cocktail nella sua villa di Acapulco nel 1948 per intrattenere gli ospiti — tra cui Tommy Hilton, erede della catena alberghiera, che poi avrebbe inserito il drink nei menu dei suoi hotel. Ma proprio mentre Sames si vantava della sua creazione, José Cuervo faceva notare che stava già pubblicizzando la Margarita dal 1945 con uno slogan che è entrato nella storia del marketing: “Margarita: è più di un nome da donna.”

Chi ha ragione? Probabilmente tutti un po’. Quello che conta è che intorno agli anni Quaranta del Novecento, tra il Messico e il confine texano, nacque uno dei cocktail più bevuti del pianeta.

I numeri di un fenomeno

Per capire la portata globale della Margarita, basta guardare qualche cifra. Nel 2008, negli Stati Uniti si consumavano circa 185.000 Margarite ogni ora. Ogni. Ora. Il Paese ha importato oltre 38 milioni di galloni di tequila per soddisfare la domanda. Nel 2019 la Margarita è stata ufficialmente incoronata cocktail preferito d’America. Il 56% dei consumatori statunitensi la indica come la propria prima scelta quando si siede al bancone di un bar.

Nel dicembre del 1953, la rivista Esquire — bibbia dello stile maschile — la nominò drink del mese. Un riconoscimento che, per un cocktail dell’epoca, equivaleva a ricevere una stella Michelin. Da allora, la Margarita non è mai scesa dal podio.

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Blended o on the rocks? Il grande dibattito

Se c’è una cosa che divide gli amanti della Margarita più di qualsiasi altra, è questa: blended o on the rocks? La versione frozen è una gioia per i sensi — cremosa, quasi un gelato adulto — ma ti mette a rischio freeze del cervello. La versione on the rocks è più liquida, più immediata, più da bere durante una conversazione seria. Entrambe hanno i loro campioni, nessuna ha ancora vinto la guerra.

L’unica certezza? Una Margarita servita male — tequila scadente, lime in bottiglia, triple sec al risparmio — è un crimine contro l’umanità del bere. Se la fai, falla bene.

L’uomo e la Margarita: un abbinamento naturale

Secondo uno studio condotto da National Today, chi beve una Margarita viene percepito come una persona più energica e socievole — sia uomo che donna. Ma c’è qualcosa nella combinazione di tequila e acidità citrica che si abbina particolarmente bene all’estetica maschile: niente di troppo dolce, niente di artificioso, un sapore deciso che non si scusa per esistere. È il cocktail di chi conosce i propri gusti e non ha paura di esibirli.

Non è un caso che la Margarita funzioni altrettanto bene in un beach club al tramonto, in una taqueria informale con gli amici, o in un cocktail bar dal design ricercato. Cambia il contesto, non il carattere del drink.

Come celebrare oggi

Il Margarita Day merita di essere festeggiato con la dovuta serietà. Alcune idee pratiche:

Organizza una tequila night. Chiedi a ciascun amico di portare una bottiglia diversa — blanco, reposado, añejo — e costruiteci attorno una Margarita ciascuno. Confrontare come cambia il cocktail al variare della tequila è un’educazione sensoriale che vale più di mille corsi.

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Abbinala ai tacos. Tacos e Margarita sono uno dei grandi abbinamenti gastronomici del mondo, con buona pace dei puristi del vino. L’acidità del lime pulisce il palato dopo ogni morso, la tequila regge la grassezza della carne. È matematica.

Sperimenta le varianti. Fragola, mango, passion fruit, peach — la Margarita è un framework, non una prigione. Esplora, mescola, trova la tua versione.

La ricetta classica, fatta come si deve

Per chi vuole cimentarsi a casa, la formula base è semplice ma richiede attenzione alle proporzioni: 50 ml di tequila di qualità (preferibilmente 100% blue agave), 25 ml di triple sec, 25 ml di succo di lime fresco. Si agita energicamente nello shaker con abbondante ghiaccio per almeno 20-30 secondi, fino a quando il metallo diventa gelido tra le mani. Si serve in un bicchiere con il bordo salato — passate prima il bordo sul lime, poi nel sale grosso — e il gioco è fatto.

La Margarita non perdona il lime in bottiglia. Né perdona la tequila di bassa qualità. Trattala con rispetto e lei ricambierà.


Salud. Oggi più che mai.

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