Immaginate di accendere la tv pronto per il rombo dei motori, e scoprire che due tappe epiche del circus della F1 saltano all’improvviso.
È quello che sta accadendo ora: a causa del conflitto esploso con gli attacchi di Usa e Israele all’Iran, la Formula 1 ha deciso di cancellare i Gran Premi del Bahrein (12 aprile) e dell’Arabia Saudita a Gedda (19 aprile) dal calendario 2026.
La priorità è chiara: la sicurezza di piloti, team e spettatori viene prima di tutto, con voli ridotti e rischi concreti nella zona del Golfo. Spostare tonnellate di attrezzature vicino a un’area di guerra è diventato impossibile, e la scadenza per decidere era il 20 marzo per evitare disastri logistici.
I promoter locali spingevano per salvare gli eventi – i sauditi offrivano persino voli charter – ma senza il Bahrain, non c’era modo di far arrivare il materiale in tempo.
Calendario stravolto, ma F1 riparte altrove
Niente rinvii possibili: il 2026 è già strapieno di 24 GP, e sposterli creerebbe buchi ingestibili. La stagione nel Golfo riprenderà solo a novembre con Qatar e Abu Dhabi, mentre MotoGP valuta l’Argentina al posto del Qatar.
Per i fan è una doccia fredda – due gare ricche di storia e sorpassi mozzafiato in fumo – ma la F1 guarda avanti, con il circus che si concentra su altre piste epiche.
Questo stop forzato lascia un vuoto enorme, ma sottolinea quanto il mondo reale possa frenare anche i motori più potenti.



