Dopo l’annuncio di Lufthansa, anche Ryanair ha acceso un faro sul fronte del carburante aereo: la low‑cost irlandese dichiara di avere cherosene garantito solo fino a maggio 2026, con un’ombra di incertezza sulle forniture dal giugno in poi.
La mossa inserisce le vacanze estive 2026 in un partita diplomatica, economica e logistica molto più ampia di un semplice aumento del prezzo del biglietto.
Perché il carburante è a rischio?
L’allarme nasce dal nodo dello Stretto di Hormuz, punto nevralgico per il trasporto di petrolio e derivati dal Golfo Persico verso l’Europa. Secondo l’International Air Transport Association (IATA), circa il 25–30% del jet fuel destinato all’Europa passa proprio da questa rotta, oggi sotto pressione a causa della crisi in Iran e della tensione militare nella regione.
Se la chiusura o la riduzione del traffico nello stretto si prolungassero, le consegne di cherosene potrebbero non reggere il picco della stagione estiva, usando le parole di Michael O’Leary: “non possiamo escludere rischi” per il 10–20% delle forniture da maggio in poi.
Ryanair, però, non è impreparata: circa l’80% del suo fabbisogno di carburante per il trimestre iniziato il 1° aprile è già coperto da contratti di hedging a 67 dollari al barile, mentre nel primo trimestre 2026 il 94% delle esigenze era coperto a 77 dollari al barile. È un vantaggio competitivo rispetto ad altre compagnie, ma non basta a neutralizzare del tutto il rischio di spese più alte o di limitazioni operative.
Cosa cambia per i viaggiatori?
Per il momento, Ryanair assicura che “non prevediamo carenze di carburante a breve termine”: il carburante è garantito fino a metà/fine maggio, spiega il management, e la compagnia non ha ancora cancellato voli per motivi legati al jet fuel. Ma O’Leary non lascia spazio al buonismo: se la guerra in Iran andasse avanti, la compania potrebbe essere costretta a ridurre capacità o a rivedere i propri piani, con un impatto diretto sui prezzi dei biglietti tra aprile, maggio e giugno.
In pratica, l’estate 2026 si presenta come un mix di promozioni apparentemente “selvagge” e di un sottofondo di vulnerabilità nascosta: Ryanair ha lanciato offerte con biglietti a partire da 16,99 euro per viaggi a maggio e giugno, ma gran parte di questi posti sono legati a fasce orarie meno convenienti o a rotte meno sensibili al rincaro del carburante. In parallelo, fonti come il TG24 e il quotidiano Il Giornale ricordano che Lufthansa ha già cancellato migliaia di voli fino a ottobre, segnando il clima di emergenza che il settore si è imposto nel 2026.
Un’industria davanti a un bivio
Sul fronte internazionale, l’allarme di Ryanair si inserisce in un quadro più ampio: analisti di mercato come quelli di Investing.com sottolineano che un sovraccarico sui costi del petrolio potrebbe spingere tutti i vettori aerei a ridurre la capacità o a rivedere i modelli tariffari, favorendo meno voli, orari più compressi e tariffe più alte nei periodi di punta. In Italia, la situazione non è immaginaria: già a inizio aprile quattro aeroporti (Linate, Bologna, Venezia e Treviso) hanno avuto limitazioni all’approvvigionamento di carburante, con un impatto su slot e rotazioni.
Per chi viaggia per piacere o per lavoro, il messaggio è duplice: fino a maggio il cielo resta aperto, ma la certezza mette radici su un’equazione fragile, in cui politica, guerra e logistica si fondono nel costo del biglietto. Chi programma vacanze in anticipo o difende il budget, nel 2026, non prenota solo un volo: compra anche un po’ di serenità contro un ago della bilancia mediatica che potrebbe fare uno scatto improvviso.



