A Napoli emerge un’inchiesta choc che coinvolge 120 persone in un sistema illecito di rilascio di carte d’identità e certificati di residenza a immigrati, in cambio di denaro e favori sessuali.
Gli episodi si sono consumati tra il 2021 e il 2022 negli uffici delle seconde e terze municipalità del Comune.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli con i pm Ciro Capasso e Luigi Landolfi, hanno portato alla notifica degli avvisi di conclusione indagini.
Dipendenti comunali, in pensione o trasferiti, avrebbero accettato mazzette da 30-500 euro per pratiche accelerate o false, soprattutto per cittadini bengalesi, romeni, cinesi e pakistani. In almeno quattro-cinque casi, un impiegato ha ottenuto prestazioni sessuali da donne extracomunitarie per velocizzare i certificati.
I Protagonisti e le Prove
Tra gli indagati figurano sei dipendenti pubblici (quattro pensionati), un ex consigliere della terza municipalità, un intermediario cingalese-bengalese considerato il “dominus” e oltre 100 beneficiari. Le prove includono intercettazioni audio-video, microspie negli uffici di piazza Dante e via Lieti a Capodimonte, e residenze fittizie in “bassi” con 20 persone in pochi metri quadrati. L’ipotesi di reato è associazione per delinquere, corruzione, falso e favoreggiamento immigrazione.
Impatti sulla Città
Questo scandalo evidenzia crepe nella pubblica amministrazione napoletana, con un sistema clientelare che facilitava irregolari per accesso a sanità e permessi di soggiorno. Le indagini, partite da controlli della Polizia Municipale e Carabinieri, confermano un “tariffario” per pratiche senza requisiti. Ora gli indagati hanno 20 giorni per difendersi prima di eventuali rinvii a giudizio.



