In occasione dell’inaugurazione della sua nuova mostra, lo scultore partenopeo Domenico Sepe si racconta in un’intervista esclusiva rilasciata a MondoUomo.it.
Dalla materia primaria dell’argilla all’eternità del bronzo, fino al valore civile della scultura e all’affinità con Antonio Canova.
In un panorama artistico contemporaneo spesso indirizzato verso la provocazione estemporanea e il concettuale, la scultura del Maestro Domenico Sepe rivendica con forza il valore del lavoro, della conoscenza dei materiali e della ricerca figurativa. Nel corso dell’inaugurazione del suo ultimo percorso espositivo, l’artista ha ripercorso i punti cardine della sua poetica visiva, illustrando come la forma scultorea possa farsi veicolo di eternità, memoria storica e profonda sensibilità civile.
Dalla terra all’eternità: la scelta dei materiali
Il percorso allestito per la mostra conduce il visitatore alla scoperta di un dialogo costante tra argilla e bronzo. L’argilla, materia prima e plasmabile, rappresenta il punto d’origine di ogni intenzione artistica, la scintilla primaria dell’idea. Tuttavia, è nella transizione al bronzo che l’opera compie il suo passaggio definitivo.
«C’è un’esigenza fondamentale: quella di trasformare l’argilla in un materiale che rimane per sempre», ha spiegato il Maestro Sepe.
«Principalmente il bronzo è quell’elemento che riesce a trasformare l’opera in eterno. Come dicevano i greci, lo spazio vuoto del bronzo rappresenta concettualmente l’eternità dell’anima, oltre a garantire una durata temporale illimitata, di cui i Bronzi di Riace sono l’esempio più emblematico».
Attraverso questo processo, l’opera d’arte supera la dimensione caduca della quotidianità e si consegna al tempo, offrendo al pubblico un punto d’incontro che travalica le generazioni.
Una scultura lontana dalla provocazione
Nel corso della presentazione, particolare enfasi è stata posta sul valore educativo e culturale del fare arte oggi. Per Domenico Sepe, la scultura deve tornare a essere uno stimolo conoscitivo ed emotivo, in particolare per le giovani generazioni.
«Spero che le mie sculture possano essere uno stimolo per i giovani e per chi guarda la mostra, mostrando come l’arte riesca ancora oggi a trasferire emozioni senza ricorrere alla provocazione, ma attraverso il lavoro, la dedizione e soprattutto la ricerca artistica e figurativa», ha sottolineato lo scultore.
L’iconografia dei grandi del Novecento e della storia contemporanea
Un capitolo significativo della produzione di Sepe è rappresentato dalle opere antropomorfe e dai busti dedicati a grandi figure della storia, della religione e dello sport, da Papa Francesco fino a icone popolari come Diego Armando Maradona e Paolo Rossi.
Sebbene molte di queste opere siano nate su commissione, l’artista le definisce una vera e propria “palestra” per l’indagine dell’animo umano. Non si tratta di una semplice riproduzione dei tratti somatici, bensì di un’esplorazione iconografica volta a far emergere la dimensione interiore del personaggio.
«Nel realizzare i busti di personaggi straordinari come Maradona o Paolo Rossi ho sentito un vero e proprio dovere come italiano», ha affermato Sepe. «In quelle forme si racconta una storia, un vissuto, un uomo che ha lasciato un patrimonio di emozioni indimenticabili per il nostro Paese».
L’arte come responsabilità civile: il monumento per Martina Carbonaro
L’impegno di Domenico Sepe non si limita alla celebrazione del mito, ma affronta con drammatica urgenza le ferite della società contemporanea. È recente la notizia della commessa affidatagli dal Comune di Afragola per la realizzazione di una scultura in memoria di Martina Carbonaro, giovane vittima di femminicidio.
Un compito che lo scultore accoglie come un alto onore e, al tempo stesso, come una responsabilità etica. Il Maestro Domenico Sepe ha richiamato alla memoria una sua precedente opera realizzata in cera — materiale fragile per eccellenza — pensata per testimoniare come la violenza lasci un segno indelebile nell’anima di chi la subisce.
«Restituire attraverso un’effigie un briciolo di quello che i genitori e la comunità possono recuperare nella bellezza è un compito complesso, ma mettero tutto me stesso per riuscirci», ha dichiarato con profonda commozione l’artista.
La dimensione letteraria e la connessione con Antonio Canova
Accanto all’attività plastica, Sepe coltiva un costante approfondimento teorico e letterario. Tra i suoi studi spicca l’omaggio ad Antonio Canova, figura di riferimento del Neoclassicismo.
Nonostante la differenza nei materiali d’elezione — il marmo per Canova, il bronzo per Sepe —, il punto di unione risiede proprio nei bozzetti preparatori in terracotta del maestro veneto. È in quel materiale primario che Sepe ha riconosciuto un’affinità viscerale: la medesima energia e la medesima tensione figurativa che precedono il capolavoro finito. Una ricerca che continua a guidare il lavoro dello scultore partenopeo nel suo costante cammino tra passato e presente.
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