La casa giapponese riporta in vita un nome che ha fatto storia, trasformandolo in una coupé ibrida capace di far dimenticare l’assenza del cambio manuale
C’è un momento nella vita di ogni appassionato di auto in cui senti parlare di un ritorno e il cuore inizia a battere più forte.
È quello che succede quando Honda pronuncia due parole magiche: Prelude e:HEV.
Non stiamo parlando dell’ennesimo SUV mascherato da sportiva, ma di una coupé vera, con quattro posti, proporzioni perfette e un’anima che promette di far rivivere sensazioni che pensavamo perdute per sempre nell’era dell’elettrificazione.
Il fascino di chi non deve dimostrare nulla
Guardala. Non urla, non ostenta muscolature esagerate, non cerca di farti credere che sia più veloce di quanto realmente sia. La nuova Prelude si presenta con l’eleganza discreta di chi sa esattamente chi è.

Le linee sono pulite, quasi minimaliste, ispirate – dicono da Honda – agli alianti moderni.
E in effetti c’è qualcosa di aeronautico in quelle proporzioni, nel modo in cui il cofano scivola verso il parabrezza, nella tensione controllata dei passaruota.
Ma non farti ingannare dall’apparenza gentile. Sotto quella carrozzeria che sembra disegnata dal vento si nasconde un assetto ribassato, sospensioni che derivano direttamente dalla cattivissima Civic Type R e l’ultima versione del sistema Agile Handling Assist, quella tecnologia che fa pensare la macchina prima ancora che tu giri il volante.
Quando l’ibrido smette di essere noioso
Parliamoci chiaro: la maggior parte delle auto ibride sono efficienti, economiche, rispettose dell’ambiente… e tremendamente noiose da guidare. Honda lo sa, e ha deciso di fare qualcosa che nessuno aveva mai tentato davvero. Si chiama S+ Shift, e potrebbe essere la risposta alla domanda che tutti gli appassionati si fanno da anni: si può avere un’ibrida che sia anche divertente?
Il concetto è geniale nella sua semplicità: se togli il cambio manuale a un’auto sportiva, togli gran parte del piacere. Allora perché non ricreare artificialmente quella sensazione? L’S+ Shift simula un cambio automatico a otto rapporti, completo di suoni, cambi marcia percepibili, palette al volante e – qui arriva il tocco di classe – persino il blip automatico in scalata, quel colpo di gas che i piloti danno per allineare i giri del motore. È tutto virtuale, certo, ma il cervello ci casca. E se il cervello ci casca, il divertimento è reale.
Honda Prelude e:HEV, Potenza? Quanto basta
Sotto il cofano lavora un 2.0 litri benzina affiancato da due motori elettrici, per un totale di 184 cavalli. Non è una cifra che fa gridare al miracolo, ma non è questo il punto. La Prelude non vuole fare a botte con le supercar tedesche sul rettilineo dell’autostrada. Vuole farti sorridere sulla strada di montagna, vuole darti quella sensazione di controllo totale che solo le Honda sanno regalare, vuole consumare il giusto quando sei imbottigliato nel traffico cittadino.
Quattro modalità di guida – Comfort, GT, Sport e Individual – permettono di trasformare la personalità della vettura a seconda del momento. Lunedì mattina verso l’ufficio? Comfort. Domenica pomeriggio sulla Futa? Sport, e via con il sorriso stampato in faccia.
Prelude e:HEV ha un abitacolo che sa di cockpit
Sali a bordo e capisci subito che Honda ha lavorato di fino. L’ispirazione è ancora quella aeronautica: comandi essenziali, posizione di guida perfetta, visibilità eccellente. Il digitale c’è, ma non invade. Due schermi – uno da 10,2 pollici per la strumentazione, uno da 9 pollici per l’infotainment – offrono tutto quello che serve senza distrarre.

E poi c’è il sistema audio Bose a otto altoparlanti, perché se devi percorrere chilometri tanto vale farlo con la colonna sonora giusta. Gli interni si possono avere in due combinazioni cromatiche, bianco-blu o nero-blu, entrambe con quel tocco di raffinatezza che distingue un’auto pensata da un’auto prodotta in serie.
Honda Prelude e:HEV, pratica quanto basta (e anche di più)
Qui viene il bello: nonostante la linea da coupé, la Honda Prelude e:HEV offre quattro posti veri ed un bagagliaio da 663 litri. Sì, hai letto bene. Seicento-sessanta-tre litri. Puoi portarci dentro due borsoni da weekend, quattro trolley per una settimana di vacanza, o l’attrezzatura fotografica completa senza dover giocare a Tetris per chiudere il portellone.
È questa la filosofia Honda: non ti chiedono di scegliere tra piacere e praticità, semplicemente ti danno entrambi. Perché una sportiva che puoi usare solo quando splende il sole e sei da solo è bella sulla carta, ma nella vita vera diventa presto un soprammobile costoso in garage.
Il prezzo della leggenda
Arriviamo alla nota dolente: 50.900 euro chiavi in mano. Non sono noccioline, soprattutto considerando che con quella cifra puoi portarti a casa alternative tedesche più blasonate o giapponesi più potenti. Ma la Prelude non gioca sul piano dei numeri puri. Gioca sul piano dell’emozione, dell’unicità, del piacere di guidare qualcosa che non vedrai a ogni semaforo.
Honda ne produrrà poche, pochissime per il mercato europeo: l’obiettivo è venderne 600 nel primo anno. Un numero che la dice lunga sulla strategia: non vogliono fare volumi, vogliono fare dichiarazioni d’intenti. Vogliono dirti che sì, anche nell’era dell’elettrificazione forzata, c’è ancora spazio per auto che fanno battere il cuore.
Verdetto da uomo a uomo
La nuova Honda Prelude e:HEV non è per tutti. Non è per chi cerca i 400 cavalli sulla scheda tecnica, non è per chi vuole stupire i vicini con un logo prestigioso, non è per chi misura il valore di un’auto in decimi di secondo sullo 0-100.
È per chi sa che guidare è molto più che andare da A a B nel minor tempo possibile. È per chi ricorda quando le auto avevano un’anima prima che un chip. È per chi è disposto a pagare il prezzo dell’esclusività pur di avere qualcosa di diverso, di speciale, di vero.
Honda ha promesso che la Prelude arriverà tra febbraio e marzo 2026. Mancano ancora diversi mesi, ma il tempo servirà a preparare il portafoglio e, soprattutto, a sognare. Perché le auto così, quelle che fanno sognare prima ancora di averle guidate, sono sempre più rare. E quando tornano, meritano attenzione.



