La guerra in Iran sta colpendo duramente l’economia italiana, con Confindustria che aggiorna al ribasso le stime sul Pil 2026 a causa dei rincari energetici.
Se il conflitto termina entro marzo, la crescita sarà solo dello 0,5%, ma con una prosecuzione fino all’estate si profila stagnazione o recessione.
Impatti sulle bollette e costi energetici
Le imprese italiane rischiano 7 miliardi di euro in più sulle bollette se la guerra dura fino all’estate, con rincari del +60% su petrolio e gas rispetto al 2025. La CGIA di Mestre stima un extra-costo totale di quasi 10 miliardi per elettricità (7,2 miliardi) e gas (2,6 miliardi), pari a un +13,5% annuo. Le PMI, già sotto pressione dall’inflazione al +1,5%, vedono congelati investimenti e competitività.
Scenari Confindustria per il 2026
| Durata conflitto | Crescita Pil Italia | Rincaro energia |
|---|---|---|
| Entro marzo | +0,5% | +12% |
| Fino a giugno | Stagnazione | +60% |
| Fino a dicembre | Recessione | +133% |
Confindustria avverte: senza misure urgenti da Italia ed Europa, il rischio è una crisi energetica senza precedenti. Il direttore Alessandro Fontana sottolinea l’incertezza crescente per manifattura ed export.

Effetti su settori industriali e Borsa
Settori energivori come automotive, chimica e meccanica pagheranno il prezzo più alto, con distretti produttivi a rischio. In Borsa, guadagnano petroliferi e difesa, mentre auto, banche e lusso subiscono realizzi. Unimpresa nota che un conflitto breve limita i danni grazie alla diversificazione energetica post-2022.
Per le imprese del Made in Italy, la priorità è monitorare l’evoluzione: un blocco dello Stretto di Hormuz potrebbe costare fino a 33 miliardi, l’1,5% del Pil. Confindustria chiama ad una responsabilità condivisa per tutelare crescita e occupazione.






