Fast X (2023) – Il penultimo capitolo
Fast X introduce Dante Reyes (Jason Momoa completamente over the top), figlio del boss brasiliano di Fast Five che vuole vendetta per la morte del padre. Il film è strutturato come la prima parte di un finale in due atti, con un cliffhanger che lascia Dom e la famiglia in grave pericolo.
Jason Momoa si diverte visibilmente nel ruolo, portando un’energia camp che contrasta con la serietà di Dom. È un villain diverso, teatrale, imprevedibile. Il film rimescola le carte, porta Brie Larson nel cast come agente CIA, e fa tornare vecchi personaggi in modi inaspettati.
Il problema di Fast X è che cerca di fare troppo in preparazione al finale. Ci sono troppe sottotrame, troppi personaggi, e la sensazione che stiano tirando per le lunghe quello che poteva essere un unico film conclusivo. Ma le scene d’azione rimangono spettacolari – quella bomba gigante che rotola per Roma è pazzesca – e l’emozione di sapere che siamo vicini alla fine è palpabile.
Riflessioni finali: l’evoluzione di un fenomeno
Guardare l’intera saga di Fast & Furious è assistere a una metamorfosi cinematografica senza precedenti. Da film indie sulle corse clandestine a franchise miliardario che compete con Marvel e Star Wars, la trasformazione è stata graduale ma inesorabile.
Quello che rende speciale questa saga è il suo cuore. Sotto tutte le esplosioni, le scene impossibili e i dialoghi sul “la famiglia è tutto”, c’è un genuino affetto per questi personaggi. Li abbiamo visti crescere, cambiare, perdere persone care, diventare genitori. Non sono eroi perfetti, sono criminali che hanno trovato qualcosa per cui vale la pena lottare.
La saga ha anche fatto qualcosa di rivoluzionario per Hollywood: ha creato un cast multietnico dove nessuno è una token representation, ma personaggi a tutto tondo con le proprie storie. Ha dimostrato che il pubblico globale vuole vedersi rappresentato sullo schermo, e che storie universali come la lealtà e la famiglia funzionano in ogni cultura.
Certo, la fisica è andata a farsi benedire da almeno cinque film. Sì, alcune scelte narrative sono discutibili (Shaw che diventa un buono, per dire). E sì, a volte sembra che stiano inventando tutto mentre vanno avanti. Ma è proprio questa libertà creativa, questa volontà di provare qualsiasi cosa, che ha reso Fast & Furious un fenomeno culturale.
Quando Fast 11 chiuderà definitivamente la saga nel 2027, sarà la fine di un’era. Ventiquattro anni sono un’eternità per un franchise cinematografico. Generazioni diverse sono cresciute con questi film, hanno discusso con gli amici su quale sia il migliore, hanno imitato quelle scene impossibili con le macchinine da bambini.
E alla fine, forse è proprio questo il punto. Fast & Furious ci riporta a quando giocavamo con le macchinine facendole volare, saltare, fare cose impossibili. Solo che ora quelle macchinine sono vere, gli effetti speciali costano milioni, e tutto è più grande, più veloce, più furioso.
Ma la magia è la stessa.



