Volkswagen chiude tre stabilimenti: crisi nel settore auto?
Volkswagen chiude tre stabilimenti: crisi nel settore auto
Fonte: Pixabay
Il gigante del settore automobilistico ha ufficializzato la crisi del settore che si paventa da tempo. Nella giornata del 28 ottobre 2024, Volkswagen ha annunciato l’intenzione di chiudere tre stabilimenti in Germania. “Il Consiglio di Amministrazione vuole chiudere almeno tre stabilimenti Volkswagen in Germania” ha dichiarato la presidente del Consiglio di fabbrica del Gruppo, Daniela Cavallo, davanti a una platea di lavoratori.
La decisione del colosso aziendale ha sollevato svariate polemiche, nonché una lucida e amara riflessione su un settore ormai precario. La discussione solleva diverse questioni tra cui la perdita di decine di migliaia di lavoratori e gli errati investimenti nel settore automotive. Si tratta di un crisi del settore auto già “annunciata”? Analizziamo nel dettaglio tutti gli aspetti della questione.
Volkswagen chiude tre fabbriche: la dura decisione del colosso
Il colosso automobilistico ha deciso di chiudere ben tre fabbriche in Germania, a fronte di una perdita cospicua di denaro. Davanti a migliaia di dipendenti, Daniela Cavallo ha annunciato tagli agli stipendi di circa il 10%, un duro colpo all’occupazione tedesca.
La decisione di Volkswagen ha scosso la Germania che potrebbe andare incontro a un’inevitabile ondata di licenziamenti. Il tragico scenario che sottolinea la crisi del settore automobilistico è stato motivato dall’azienda con l’aumento dell’energia e della manodopera, la scarsa domanda in Europa e in Cina e una difficoltà nella transizione all’elettrico.
Il governo di Berlino ha subito notificato al Gruppo l’invito a preservare i posti di lavoro. Sono, infatti, circa 120 mila i dipendenti in tutto il Paese, di cui una decina di migliaia potrebbero essere licenziati. La situazione è stata definita “inaccettabile” da parte del sindacato IG Metall, fortemente contrario allo scenario proposto dal colosso dell’automotive.
Partono gli scioperi contro Volkswagen: la situazione in Germania
Motivata o meno, la scelta di Volkswagen ha sollevato diversi tumulti e scioperi in Germania. Dopo l’annuncio di chiusura degli stabilimenti, migliaia di lavoratori sono insorti contro il Gruppo generando un’ondata di proteste. Ciò che emerge è una profonda incredulità da parte del Paese che potrebbe andare incontro a una perdita di lavoro cospicua.
Sono diverse le aree in cui sono già partite le prime manifestazioni, per vedere riconosciuti i propri diritti. Il sindacato IG Metall, infatti, ha definito la decisione del colosso automobilistico come “una profonda pugnalata al cuore per i lavoratori”. Le proteste più significative provengono dallo stabilimento di Osnabrueck che, secondo le previsioni, potrebbe essere quello maggiormente a rischio.
“Questi piani aggressivi del consiglio di amministrazione non sono in alcun modo accettabili e rappresentano una rottura con tutto ciò che abbiamo sperimentato in azienda negli ultimi decenni” ha affermato il responsabile distrettuale dell’IG Metall Thorsten Gröger. “Ci aspettiamo che Volkswagen e il suo consiglio di amministrazione delineino concetti validi per il futuro al tavolo delle trattative, invece di fantasticare sui tagli ai posti di lavoro, dove la parte datoriale ha finora presentato poco più che frasi vuote” ha ribadito.
Sono molti gli esperti che hanno parlato di “crisi annunciata” del settore auto, lasciando trapelare poca incredulità alla notizia. La percezione comune del lavoratore, però, esige una prospettiva più pratica e umana che vede i diritti basilari al centro del dibattito. Gli scioperi del Paese sono l’espressione più tangibile del gravissimo danno inferto a tutti quei dipendenti che vedono a rischio il proprio futuro e quello delle loro famiglie.

La crisi del settore automobilistico: l’analisi degli esperti
La vicenda Volkswagen ha duramente colpito la Germania e l’opinione pubblica di settore. L’analisi degli esperti rintraccia nella perdita del colosso motivi legati a diversi fattori. In primis, la scarsa domanda in Cina dove il Gruppo ha concentro circa il 40% delle sue vendite.
Questo scenario avviene a causa dei costi eccessivi delle auto elettriche del Gruppo rispetto a quelle locali. Le vetture cinesi, infatti, hanno un prezzo molto più contenuto rispetto a quelle europee che perdono così una buona fetta di mercato.
Per quale motivo c’è questa differenza in termini di costi? Le aziende automotive occidentali, soprattutto in tempi di Covid, hanno dovuto ricorrere ad enormi investimenti per poter affrontare il passaggio alle auto elettriche. Nuove attrezzature, nuove fabbriche e tecnologie hanno impattato in modo considerevole nell’economia del Paese. In Cina, invece, molti di questi costi sono stati attutiti grazie agli incentivi del governo che ha supportato l’ammodernamento e l’avanzamento del settore. Non c’è, dunque, da stupirsi se i costi delle auto cinesi sono molto più bassi e accessibili.
Quando il “caso Volkswagen” diventa politico e geopolitico
La decisione del colosso automobilistico rischia davvero di danneggiare l’economia tedesca creando un vuoto non indifferente. La Germania è, infatti, in pieno tumulto e le ripercussioni hanno colpito anche la politica del Paese.
Dopo l’annuncio di Volkswagen anche il cancelliere Olaf Scholz è finito nel mirino dell’opposizione. Dennis Radtke, membro del Cdu, ha infatti invitato il politico a “dimettersi e a lasciare il posto a Friedrich Merz”. Il fronte socialdemocratico del Paese è a rischio e l’indice di gradimento verso Scholz è sceso drasticamente. Il cancelliere, infatti, aveva promesso un piano adeguato per risollevare l’industria automobilistica che prevedeva dei bonus per l’acquisto sulle auto elettriche.
È chiaro che il governo è chiamato a rispondere in parte alla profonda crisi che ha colpito Volkswagen. La situazione critica a cui decine di migliaia di lavoratori potrebbero andare incontro mette a dura prova anche la leadership della maggioranza.
L’aspetto da analizzare, però, è anche strettamente legato alla geopolitica. In particolare il conflitto tra Russia e Ucraina con i conseguenti dazi e sanzioni riservate al Cremlino che hanno colpito indirettamente anche la Germania. La buona riuscita del settore automotive tedesco, infatti, poggiava anche sulla quantità di energia a basso costo proveniente dal gas russo. Una volta venuto meno questo fattore, che andava a bilanciare gli investimenti costosi sulla manodopera, il Gruppo ha dovuto fare i conti con un calo dei profitti.
Volkswagen: la crisi del colosso auto è un segnale d’allarme
Il gruppo automobilistico tedesco ha dato uno scossone forte all’industria automobilistica, che in Europa soffre sempre di più la presenza del mercato cinese. Il motivo è da ricercare naturalmente in una perdita delle vendite generali nel settore europeo.
Basti pensare che oggi, in media, vengono vendute circa due milioni di auto in meno rispetto al 2019. I dati sono, dunque, poco incoraggianti, soprattutto quando si parla del passaggio alle vetture elettriche chiesto dall’Europa, ma che i Paesi faticano ancora a far funzionare e mettere in atto. Il “caso Volkswagen” ha scoperchiato, dunque, il “vaso di Pandora” di una crisi le cui avvisaglie si intravedevano da tempo. È chiaro che si tratti di un campanello d’allarme che non è più possibile ignorare.
FAQ
Qual è lo stabilimento di Volkswagen più a rischio di chiusura? – In base all’andamento di profitto lo stabilimento di Osnabrueck, che di recente ha perso una commessa attesa da Porsche.
Come va l’azienda Volkswagen? – Il colosso automobilistico ha ufficializzato la crisi dopo i risultati finanziari del primo semestre risultati carenti. Il piano di riduzione dei costi da 10 miliardi, infatti, non ha avuto l’esito sperato, tanto da spingere il Gruppo ad annunciare la possibile chiusura di tre stabilimenti con riduzione e congelamento degli stipendi nel 2025 e 2026.
Quali stabilimenti Volkswagen chiudono? – Il Gruppo ha annunciato l’intenzione di chiudere tre dei dieci stabilimenti in Germania. Sono, infatti, presenti sei fabbriche in Bassa Sassonia, tre in Sassonia e uno in Assia.
