New York è una delle città più belle del mondo. Tuttavia tanti professionisti stanno scegliendo di trasferirsi altrove, non riuscendo a sostenere le spese di mantenimento.
Il sogno americano e una città tutta da vivere: New York è un grande Paradiso. Luci sfavillanti, tecnologia, arte, cultura e movida che si uniscono indissolubilmente. A tutto ciò vanno aggiunte le opportunità lavorative che la Grande Mela riesce ad offrire. Un territorio urbano che accoglie giovani professionisti provenienti da ogni parte del globo.
La prospettiva di una carriera brillante e uno stile di vita attivo attira un gran numero di persone. Da sempre città accogliente, in cui il tasso di immigrinazione risulta elevatissimo, nel corso degli ultimi anni New York è costretta a fare i conti con la crisi globale.
La crisi dei creativi
A New York la crisi ha colpito in particolar modo il settore creativo. Difatti sono soprattutto i professionisti del mondo della moda e del design ad aver scelto di spostarsi in altre città americane. Il settore tessile e della moda ha risentito fortemente dei danni causati dalla Pandemia da Covid 19. In circa cinque anni i costi delle materie prime sono aumentati notevolmente, mentre i redditi sono diminuiti.
In un contesto altamente in crisi, i creativi sono stati costretti a fare i conti con il caro vita. La Grande Mela è sicuramente una città straordinaria, ma non è certo fra le più accessibili.

L’aumento dei costi della vita
Nel corso degli ultimi anni l’inflazione negli Stati Uniti è rimasta elevatissima. Gli affitti delle abitazioni sono aumentati notevolmente, mentre gli stipendi si sono abbassati. Secondo un recente rapporto gli affitti medi delle famiglie sono aumentati del 42%.
L’esodo dei creativi
Schiacciati dal costo della vita, i creativi che un tempo sceglievano di vivere a New York, hanno deciso di stabilirsi altrove. I professionisti del settore della moda, del design e della pubblicità si stanno spostando verso Miami, Dallas e Nashville.
Nel frattempo la vita culturale nella Grande Mela si sta impoverendo, con la chiusura di teatri, club musicali, gallerie d’arte e musei. I gestori di queste realtà, infatti, non hanno retto agli elevatissimi prezzi dei canoni di locazione.

